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Carlo A. Pelanda

Milano Finanza

2017-4-14

14/4/2017

La compattazione del G7 ridurrebbe i rischi sistemici

Da circa un anno il rischio (geo)politico ha fatto irruzione negli scenari finanziari come non mai dal dopoguerra. Ma è difficile individuare le misure precauzionali. Al riguardo dei “rischi assoluti” di livello 1, crescenti, cioè di possibili situazioni dove la distruzione del sistema è talmente ampia da non permettere un rapido ripristino della viabilità del mercato, gli attori finanziari non hanno strumenti di adattamento. Per i “rischi relativi” di livello 2, cioè conflitti aperti tra potenze, la simulazione di adattamento per gli attori di mercato c’è, ma si traduce nella selezione di aree nel pianeta dove è più probabile mantenere attivi un’economia ed un ciclo del capitale stabili. Tuttavia, il costo di preparazione per tale eventualità è così elevato da rendere infattibili le precauzioni. Per i rischi relativi di livello 3, per esempio un lussureggiamento di protezionismi nazionali che frammentino il mercato globale, la precauzione adattativa degli attori di mercato consiste nella selezione delle nazioni più forti e stabili e rapido spostamento in esse. Ma c’è un dilemma strategico: lo spostamento da una posizione diffusa nel mondo a una concentrata comporta costi enormi che non possono essere coperti da riserve, rendendo le precauzioni insostenibili. Infatti, per tale livello di rischio che sta salendo secondo le stime di Banca mondiale e Fondo monetario, la prevenzione razionale e sostenibile è quella di de-globalizzarsi in anticipo e in modi morbidi, rischierandosi in specifiche aree. Da qualche mese si osservano alcuni esempi di tale strategia. Ma se questa si affermasse ci sarebbero tre problemi, l’ultimo ingestibile: a) il passaggio da un ciclo diffuso a uno concentrato del capitale produrrebbe depressioni; b) mercati solo nazionali non reggerebbero i sistemi industriali attuali, calibrati per un ciclo globale, e ciò comporterebbe una deindustrializzazione diffusa difficilmente invertibile; c) l’avverarsi di queste situazioni alzerebbe ai massimi i rischi di livello 2 e 1. C’è un rimedio sistemico? L’equilibrio tra potenze potrebbe non esserlo. Un mercato integrato globale tra democrazie convergenti e reciprocamente contributive, con nucleo euroamericano, lo sarebbe: darebbe agli attori finanziari ed economici un’area economica sufficientemente ampia, aperta e stabile dove concentrarsi e così annullare i rischi di livello 3. E prevenire quelli di livello 2 e 1 con proiezioni di potenza permesse dalla supremazia di scala di tale Nova Pax sul resto del mondo. Il G7 dovrebbe pensarci, espandersi e riorganizzarsi per tale scopo.           

(c) 2017 Carlo Pelanda
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