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Carlo A. Pelanda
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Carlo Pelanda: 2017-6-6LaVerità

2017-6-6

6/6/2017

La strategia per difendere l’Italia dal Reich

L’Italia ha un nuovo problema strategico: le forze che finora hanno bilanciato il potere della Germania non sono più in grado di farlo. Il rischio è doppio: a) annessione più vincolante nella sfera d’influenza tedesca; b) conseguente esposizione dell’Italia all’ostilità dell’America nei confronti di un’Ue germanocentrica. Il Regno Unito ha rinunciato alla missione di bilanciamento della Germania all’interno dell’Ue. L’America non ha più referenti interni nell’Eurozona – l’Italia troppo indecisa - che possano contrappesare Berlino e sta attuando un bilanciamento/contenimento dall’esterno in modi diretti e ruvidi. Macron sta comunicando che Parigi riuscirà a bilanciare il potere tedesco attraverso il rafforzamento del lato francese nella diarchia franco-tedesca. Ma l’interesse nazionale francese è spartire il potere con la Germania più che bilanciarlo. L’Ue, come strumento di limitazione per via istituzionale della Germania, sta per essere depotenziata dal disegno di Europa a diverse velocità, cioè dalla compattazione dell’Eurozona. In sintesi, rinasce in Europa la “Questione tedesca” perché non c’è più alcuna forza o architettura istituzionale che possa o voglia contenere il dominio della Germania sull’Europa occidentale e centrale.
Non c’è più un pericolo militare tedesco, ma la Germania persegue i propri interessi in modi imperiali: tutto ciò che può entrare nel suo cortile deve essere controllato dal criterio tedesco. Per esempio, accettò di abbandonare il marco solo in cambio della certezza che l’euro sarebbe stato gestito come il marco stesso, così segnalando che ogni rinuncia alla sovranità doveva essere compensata da una germanizzazione dell’entità sovranazionale. Ha mantenuto, diversamente dall’Italia, il primato della Corte costituzionale tedesca su qualsiasi norma europea. Il caso del rifiuto a far vigilare le banche territoriali dalla Bce per mantenere sotto il tappeto lo sporco è molto indicativo. Ma lo è ancor di più l’imposizione alla Grecia stremata di comprare sommergibili tedeschi e di accettare altri diktat economici in cambio di clemenza. Tra il 1990 e il 1993 la Germania accarezzò per un momento l’idea di spaccare l’Italia per includere il Nord così come diede una mano nascosta a Milosevic per spaccare la Jugoslavia e creare una Grande Serbia, allo scopo di ottenere il controllo su Slovenia e Croazia. Nei miei ruoli di consigliere di Cossiga e, nel 1993, del ministro degli Esteri Andreatta vidi in diretta – e partecipai al contrasto di - quei primi movimenti espansivi della Germania riunificata. Berlino, in realtà, li bloccò. Ma solo perché erano “vecchio stile” mentre quello nuovo per una Germania che si riscopriva potenza era di fingersi europeista e annettere gli altri europei con lo strumento dell’inclusione nell’Ue. Nel 2017 questo disegno continua, ma modificato: non dominare tutta l’Ue, ma creare dal 2018 un’Eurozona germanizzata che ne sia il centro.
La strategia italiana tradizionale persegue un’Europa confederale che diluisca le sovranità nazionali in modi simmetrici anche per depotenziare la forza tedesca. Ora tale impostazione europeista implica l’auto-annessione alla Germania. La nuova strategia dovrebbe opporsi alla compattazione differenziale dell’Eurozona? L’Italia, vulnerabile per il debito, rischierebbe il commissariamento. Inoltre, un’area monetaria ha bisogno di una politica economica integrata. Bisognerà, invece, trovare un modo sovrano per ridurre il debito, vendendo patrimonio, per aumentare la forza negoziale dell’Italia e trattare le migliori condizioni di compattazione possibili, contando sul fatto che senza l’Italia nell’euro la Germania non potrà fare un impero sufficientemente grande, ma considerando che fuori dall’euro, senza poter entrare nell’area del dollaro perché Germania e Francia alzerebbero barriere doganali, la nostra forza dissuasiva c’è, ma è limitata. Comunque sufficiente per attutire l’annessione. Potremo, poi, darci uno spazio di autonomia difendendo i poteri dell’Ue dove la Germania comanda tanto, ma non tutto, bloccando – con altri se vedranno noi muoversi - il tentativo tedesco di divergere dall’alleanza atlantica e il progetto di difesa europeo anti-Nato. L’Italia, poi, dovrebbe formare contingenti militari bilaterali permanenti con gli Stati Uniti cercando un accordo altrettanto bilaterale di difesa nucleare e missilistica, respingendo l’ombrello atomico francese. Non vedo altre strategie realistiche se vogliamo evitare un’euroannessione impoverente e inabilitante. La fattibilità della strategia dipende dalle capacità del futuro governo. Uno di sinistra ci porterebbe all’annessione secca. Uno uscitista anche, ma passando dal commissariamento. Pertanto queste riflessioni sono indirizzate a un centrodestra che si organizzi compatto per governare. E pensare con realismo strategico.

(c) 2017 Carlo Pelanda
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