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Carlo A. Pelanda

Milano Finanza

2015-9-4

4/9/2015

L’immigrazione è anche un oggetto strategico

Incorporare immigrati giovani con un forte attivismo economico è un fattore di geopolitica economica competitiva nell’ambiente europeo caratterizzato da società con demografia stagnante. Una massa di popolazione giovane, infatti, è una leva primaria per la crescita economica prospettica e un rimedio per il rischio di avere un sistema con pensionati in numero maggiore della popolazione attiva. La Germania, le cui élite mai hanno smesso di pensare in termini di politica di potenza, appare in questi giorni più “generosa” di altri nell’accettare domande di asilo. Non sembra si tratti di generosità o di turbamenti umanitari, ma di calcolo strategico per ottenere vantaggi plurimi. Uno scenario preliminare, per intanto nasometrico, fa ipotizzare che la Germania abbia bisogno, nel prossimo decennio, di una biomassa economicamente attiva di circa 2 milioni di persone giovani. La possibilità, ventilata da Berlino, di accogliere a breve circa ottocentomila domande di asilo appare compatibile con tale ipotesi e con la contingenza che la massa in movimento è molto densa di siriani con caratteristiche attraenti per l’inclusione produttiva nell’economia tedesca. Chi fugge dalla Siria, infatti, proviene da una società per lo più secolarizzata e che, prima della guerra civile e dell’emersione dell’islamismo sunnita estremo, stava raggiungendo un certo sviluppo industriale, rendendo quella popolazione adatta a sistemi evoluti. In sintesi, pur la scena solo tratteggiata da indizi, non possiamo escludere un’azione strategica tedesca. Se così, Berlino inaugura un gioco competitivo tra nazioni europee. Dove un altro obiettivo strategico potrebbe essere il vantaggio reputazionale di mostrarsi nazione aperta, capace di integrare molta immigrazione grazie alla capacità organizzativa e in grado di resistere alle culture politiche “chiusiste” e squalificanti sul piano morale. Berlino punta al Consiglio di sicurezza dell’Onu per confermarsi attore globale primario e “potenza etica”, marchio che aiuterebbe a metterne in archivio il passato. Forse esagero nel vedere strategia dove forse ce n’è di meno. Tuttavia, sono certo che qualcosa di quanto detto c’è. Brava Germania, ma tale complimento va riportato alla politica italiana che non ha una strategia, che non seleziona i flussi, che smista casualmente immigrati nel territorio costringendo la popolazione a reazioni motivate che poi la fanno apparire squalificata sul piano etico. Spero che nel governo ci sia qualcuno capace di analizzare le dinamiche strategiche qui accennate e adeguarsi, motivo di questa segnalazione di scenario.

(c) 2015 Carlo Pelanda
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