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Carlo A. Pelanda

Milano Finanza

2015-7-3

3/7/2015

Debiti impagabili chiamano nuove architetture politiche

Si avvicina il momento in cui le nazioni ad alto debito dovranno trovare un modo per cancellarlo perché è impensabile che possano ripagarlo. In teoria, si può ridurre un debito pubblico “in continuità” via più crescita e certa inflazione. Ma, in pratica, il peso del servizio di debiti vicini al 100% del Pil comprime i potenziali di crescita. Più inflazione, poi, alzerebbe i costi di rifinanziamento del debito impedendo condizioni fiscali espansive. La soluzione nipponica di mantenere entro i confini nazionali il possesso dei titoli di debito, a minimi costo del denaro e rendimenti, provoca distorsioni ed il rischio di una implosione sistemica finale. Quella europea di gestire l’eccesso di debito non facendone di più via pareggio di bilancio, affinché poi il debito si svaluti annualmente al tasso del 2% di inflazione, è inefficace per debiti mega. Il punto: oltre una certa soglia un debito non è più gestibile e va abbattuto con soluzioni discontinue. Quale esattamente sia questa soglia è materia ipotetica, l’80% l’ipotesi ora prevalente. Ma l’analisi contestualizzata e sistemica da ben altro numero. Nel futuro le economie mature con welfare costosi avranno problemi di crescita insufficiente, complicati dalla stagnazione demografica, e quindi la loro tolleranza ai pesi di un debito sarà minima. Le democrazie sviluppate, poi, sono vicine al momento in cui dovranno rinnovare tutto l’ambiente costruito negli ultimi 70 anni. Ciò implica che la soglia non possa essere, mediamente, superiore al 30% del Pil e che questo spazio di indebitamento debba essere impiegato tutto per nuovi macroinvestimenti che necessitano, per massa finanziaria, impieghi di denaro fiscale. Detto altrimenti, le democrazie occidentali ed occidentalizzate sono alla fine del ciclo postbellico di indebitamento cumulato ed all’inizio di quello del re-investimento. Pertanto non è fantasia introdurre il tema di un accordo tra nazioni che trovi il modo per cancellare il debito precedente e darsi una sistema coordinato di nuovi investimenti. Cosa sappiamo, tecnicamente, oggi in materia? Poco, due cose: che la cancellazione dei debiti sovrani può avvenire senza impatto, forse, solo in fase di creazione di una nuova moneta comune e che nessuna nazione potrà gestirla unilateralmente. Potremo capirne di più se iniziamo a pensare, cosa che ancora non si fa, ad un’architettura politica e monetaria integrata delle democrazie. Tempi: cumulare pensiero nel prossimo decennio per dare alla politica soluzioni tecniche da applicare entro il 2030, massimo limite di resistenza del sistema attuale.

(c) 2015 Carlo Pelanda
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