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Carlo A. Pelanda

L' Arena

2017-2-20

20/2/2017

Connettere corpo economico e testa politica

La ripresa dell’economia italiana mostra una tendenza più robusta e diffusa in quasi tutti i settori. Da un lato, tale rimbalzo è ancora lontano dai numeri economici del 2007: mancano 7 punti per raggiungere il Pil di allora, più di un milione di disoccupati attende opportunità e il debito è peggiorato. Dall’altro, ci sono segni di riparazione del sistema, dappertutto. In particolare, la produzione industriale ha recentemente avuto un picco e il surplus commerciale italiano, cioè il saldo netto positivo dell’export, ha raggiunto nel 2016 circa 50 miliardi, ben 10 in più del 2015. Gli ultimi mesi del 2016 e i primi del 2017 sono stati una combinazione casuale ed effimera di buone situazioni esterne che non si ripeterà? La politica economica del governo precedente è stata efficace? Il buon risultato dell’export dipende principalmente dalla ripresa europea, con contributo della svalutazione dell’euro al successo nel mercato globale, cosa che anche ha favorito gli afflussi turistici. L’impatto del governo Renzi è stato positivo tra il 2015 e il 2016 sul piano del ripristino di un certo ottimismo economico e su alcune stimolazioni “micro”, ma si è rivelato negativo sul piano “macro”, in particolare nella seconda metà del 2016: il ritardo di ben sei mesi nell’avviare gli strumenti per la riparazione del sistema bancario ha creato un danno sistemico rilevante, per esempio l’effetto della depressione azionaria in Borsa. Il finanziamento in deficit – la “flessibilità” – di maggiore spesa pubblica si è disperso in settori improduttivi e ha dato un segnale d’inconsistenza che ha riacceso i dubbi del mercato finanziario e dell’Ue sulla solidità prospettica dell’Italia. La politica per l’occupazione ha favorito chi un posto già l’aveva, ma non ha creato nuove opportunità. In sintesi, si può ipotizzare che la ripresa sia stata frutto più di un’autoriparazione delle unità economiche che di politiche efficaci, favorita da condizioni esterne. Come se l’economia italiana avesse un corpo fortissimo che riesce a funzionare in qualche modo anche in mancanza di una testa che ne faciliti lo sviluppo. Ma bisogna considerare che senza la giusta politica la nostra economia riesce solo a galleggiare se le condizioni esterne sono favorevoli. Nel prossimo biennio tali condizioni, probabilmente, cambieranno e senza una buona testa che riduca il debito e aumenti stimoli fiscali e investimenti l’Italia rischia una ricaduta in pericolose recessioni e/o instabilità. La politica appare fragorosamente disattenta ed è urgente riportarne le attenzioni su questo punto.

(c) 2017 Carlo Pelanda
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