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Carlo A. Pelanda

L' Arena

2016-7-11

11/7/2016

L’aiuto di Stato alle banche è un investimento

Nel negoziato tra governo e Commissione sembra sia passata l’idea di permettere all’Italia di utilizzare, più di quanto ammesso dalle recenti euroregole, denaro pubblico per garantire operazioni di smaltimento dei crediti deteriorati nei bilanci bancari e interventi di ricapitalizzazione di alcuni istituti, se necessari. Buona notizia? Lo sapremo quando saranno chiari la scala e i dettagli dell’intervento statale di garanzia e la risposta del mercato finanziario globale. Questo vede l’Italia come opportunità di profitti via speculazioni al ribasso. I titoli di Stato, compromessi dal rischio d’insolvenza per la poca crescita del Pil, sono protetti dal fatto che la Bce ne compra decine di miliardi al mese e ciò impedisce la speculazione ribassista. Per questo il mercato ha colto l’opportunità di un grave errore fatto dall’Italia: ha tardato la riparazione del sistema bancario con soldi statali mentre tutte le altre nazioni comparabili l’hanno fatto rapidamente e massicciamente dopo la crisi finanziaria del 2008, per esempio gli Stati Uniti, il Regno Unito, la Germania con centinaia di miliardi di dollari o euro o sterline ciascuno. Va detto, per attutire l’imputabilità dei nostri governi, che la criticità del debito italiano ha inibito aiuti di Stato massicci. Ma se si fosse creato in tempo un fondo statale di investimento “ripara banche” questo sarebbe stato classificabile come “investimento” escludibile dal deficit. Investimento? Un programma simile in America, il TARP, ha finito la sua missione di riparazione con profitto per lo Stato. Le banche italiane hanno problemi di crediti deteriorati ma carichi di garanzie liquidabili. Quelle inglesi e tedesche erano e, in parte, sono invece piene di derivati ormai volatilizzati. Se lo Stato investisse denaro pubblico per rinforzare le banche italiane, alla fine avrebbe un profitto, mentre, per esempio, gli interventi sugli istituti tedeschi comporterebbero perdite nette. Ciò serve a chiarire che: (a) l’intervento statale italiano dovrà avere una scala utile per convincere il mercato finanziario a non speculare al ribasso sulle nostre banche; (b) tale scala è tra i 20 e 40 miliardi, più in forma di garanzia che di impiego liquido; (c) l’eventuale impiego temporaneo di liquidità pubblica ha un’elevata probabilità di produrre un profitto per lo Stato oltre che un beneficio per il sistema. Se, invece, la Commissione ci obbligherà a interventi di minor scala, a pezzetti e non sistemici, l’incertezza e la finestra speculativa contro le nostre banche continueranno, con danni gravi al credito.

(c) 2016 Carlo Pelanda
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