Australia, Brunei, Canada, Cile, Giappone, Malesia, Messico, Nuova Zelanda, Perù, Singapore, Stati Uniti, Vietnam e non preme altrettanto per portare a conclusione il TTIP (Transatlantic Trade & Investment Partnership) tra America ed Unione europea? I motivi non sono una presunta preferenza personale di Obama per l’Asia né tantomeno una minore rilevanza della relazione con gli europei, come ipotizzato da alcuni, ma la priorità di strutturare rapidamente il contenimento dell’espansione cinese in Asia e Sudamerica, in particolare avviando l’espansione del Nafta (l’area di libero scambio tra Canada, Usa e Messico) verso l’America meridionale via accordo TPP essendo difficili altre vie. L’interesse nazionale statunitense è quello di porre l’America al centro di tre regioni economiche internamente integrate – Pacifico, America latina ed Europa occidentale – ma collegate tra loro attraverso l’America stessa e non direttamente. In tal modo Washington guiderebbe un’area economica molto più grande di quella che la Cina sta cercando di costruire permettendole non solo di “contenere” Pechino, ma anche di “condizionarla”. Clinton, infatti, fece l’errore nel 1995-96 di concedere alla Cina l’accesso al mercato globale senza condizioni. Ora la strategia è quella di organizzare la parte più importante del mercato globale stesso, escludendo la Cina allo scopo di poterle dare nuove e più vincolanti condizioni per l’accesso. Il disegno, condiviso tra democratici e repubblicani centristi, ha lo scopo detto più quello di rinnovare l’impero americano con una formula sostenibile: essere al centro di mercati regionali per dare al proprio mercato interno un vantaggio dovuto al signoraggio geopolitico. Poiché la Cina sta dimostrando di di poter sabotare questo disegno, Washington ha dovuto accelerare e, nonostante l’opposizione dei protezionisti e di chi a destra non vuole dare ad Obama questo successo, nonché la complessità di alcuni casi irrisolti come l’inclusione della Corea del Sud, Il TPP ha buona probabilità di essere concluso entro fine anno o, comunque, di non essere più sabotabile. Anche perché a Mosca non dispiace che Pechino venga compressa. E il TTIP? Quando la Russia si accorderà con l’America per non essere esclusa del tutto dal mercato euroamericano, con la possibilità di essere inclusa in seconda battuta, allora Mosca smetterà di ricattare Berlino ed anche questo negoziato verrà accelerato con un push politico che ora manca.

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2015-5-15

15/5/2015

Perché prima il Pacifico e poi l’Atlantico

Perché Washington sta accelerando i negoziati TPP (Trans-Pacific Partnerhip) per la formazione di un’area di libero scambio tra Australia, Brunei, Canada, Cile, Giappone, Malesia, Messico, Nuova Zelanda, Perù, Singapore, Stati Uniti, Vietnam e non preme altrettanto per portare a conclusione il TTIP (Transatlantic Trade & Investment Partnership) tra America ed Unione europea? I motivi non sono una presunta preferenza personale di Obama per l’Asia né tantomeno una minore rilevanza della relazione con gli europei, come ipotizzato da alcuni, ma la priorità di strutturare rapidamente il contenimento dell’espansione cinese in Asia e Sudamerica, in particolare avviando l’espansione del Nafta (l’area di libero scambio tra Canada, Usa e Messico) verso l’America meridionale via accordo TPP essendo difficili altre vie. L’interesse nazionale statunitense è quello di porre l’America al centro di tre regioni economiche internamente integrate – Pacifico, America latina ed Europa occidentale – ma collegate tra loro attraverso l’America stessa e non direttamente. In tal modo Washington guiderebbe un’area economica molto più grande di quella che la Cina sta cercando di costruire permettendole non solo di “contenere” Pechino, ma anche di “condizionarla”. Clinton, infatti, fece l’errore nel 1995-96 di concedere alla Cina l’accesso al mercato globale senza condizioni. Ora la strategia è quella di organizzare la parte più importante del mercato globale stesso, escludendo la Cina allo scopo di poterle dare nuove e più vincolanti condizioni per l’accesso. Il disegno, condiviso tra democratici e repubblicani centristi, ha lo scopo detto più quello di rinnovare l’impero americano con una formula sostenibile: essere al centro di mercati regionali per dare al proprio mercato interno un vantaggio dovuto al signoraggio geopolitico. Poiché la Cina sta dimostrando di di poter sabotare questo disegno, Washington ha dovuto accelerare e, nonostante l’opposizione dei protezionisti e di chi a destra non vuole dare ad Obama questo successo, nonché la complessità di alcuni casi irrisolti come l’inclusione della Corea del Sud, Il TPP ha buona probabilità di essere concluso entro fine anno o, comunque, di non essere più sabotabile. Anche perché a Mosca non dispiace che Pechino venga compressa. E il TTIP? Quando la Russia si accorderà con l’America per non essere esclusa del tutto dal mercato euroamericano, con la possibilità di essere inclusa in seconda battuta, allora Mosca smetterà di ricattare Berlino ed anche questo negoziato verrà accelerato con un push politico che ora manca.

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