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Carlo A. Pelanda
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Milano Finanza

2015-5-8

8/5/2015

Verso la liberazione dal debito

Fantafinanza, ma non tanto. Un numero crescente di ricercatori e think-tank occidentali, per il momento a porte chiuse, sta scenarizzando la possibilità che le Banche centrali cancellino i debiti sovrani, assorbendoli. Tale ipotesi ha rilevanza strategica da parecchi punti di vista. Stabilità finanziaria globale: gran parte dei debiti pubblici, in particolare nelle democrazie, non potrà essere ripagato a condizioni continue. Quelle discontinue finora nel menù hanno tutte impatti negativi, per esempio eccessi di inflazione in caso di allentamenti monetari ripetuti per contenere il costo del debito o deflazioni destabilizzanti da drenaggio fiscale, e si sente la necessità di concepire una discontinuità positiva. Anche perché le soluzioni continuiste di sterilizzazione nazionale di un debito, come in Giappone, sono sospettabili di solo differire nel tempo l’implosione. Geopolitica economica: il peso del debito mette le nazioni del capitalismo democratico in svantaggio prospettico nei confronti di quelle del capitalismo autoritario, per lo più emergenti e con debito pubblico minore. Ri-sviluppo di economie mature: è evidente la necessità di una loro ricapitalizzazione massiva via investimenti per rilanciare il modello del capitalismo di massa, azione incompatibile con il ripagare i debiti pubblici. Realismo dell’opzione di cancellazione dei debiti: non sono ancora stati saturati i potenziali di innovazione permessi dalla nascita delle monete fiduciarie (dopo il 1971) in combinazione con l’evoluzione di potenti strumenti sia disinflazionistici sia di creazione di masse monetarie multiple dirette ed indirette. In sintesi, l’evoluzione della tecnologia monetaria potrebbe permettere di annullare i debiti senza impatti traumatici. In tal senso appare giustificata, ed eccitante, la ricerca dei modi tecnici con cui uno stampatore di denaro possa comprare tutti i titoli di un debito sovrano senza destabilizzare la moneta e/o il sistema economico di riferimento. Probabilmente - mia ipotesi – l’operazione sarebbe fattibile in occasione di conversioni di una vecchia moneta in una nuova ed alla condizione di imporre il pareggio di bilancio alla politica affinché la cancellazione del debito non scateni nuova e smisurata indisciplina. Tale considerazione porta a fantasticare la creazione del “credit” come nuova moneta futura di un’alleanza globale delle democrazie, in sostituzione di dollaro, euro, yen, ecc., con il premio della cancellazione dei debiti pregressi per ciascuna nazione. Penso sia ora di aprire le porte delle stanze dove si simula questo scenario.

(c) 2015 Carlo Pelanda
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