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Carlo A. Pelanda
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L' Arena

2015-2-9

9/2/2015

Fermare Putin è il danno minore

Obama sta valutando se armare l’Ucraina per contrastare l’offensiva dei separatisti russofoni sostenuti militarmente da Mosca. Merkel ritiene improduttiva e pericolosa l’intensificazione del conflitto e proporrà di tentare ancora soluzioni politiche nonostante il fallimento del recente vertice tra Putin, Merkel e Hollande. Gli analisti economici osservano con crescente preoccupazione la crescente frizione tra Occidente e Russia: se scivolasse verso un conflitto il danno per la Ue sarebbe grave, gravissimo per Germania ed Italia maggiori esportatrici di beni in Russia ed importatrici di energia da questa area, per l’America minore. Ciò spiega la diversità delle posizioni: più inclini al compromesso gli europei, più favorevoli al confronto armato, pur indiretto, gli americani. C’è un’ulteriore complicazione: la possibile frattura entro l’Occidente tra Stati Uniti e Germania, nonché la divisione tra nazioni orientali della Ue che chiedono difesa attiva contro l’espansionismo russo, spalleggiate da Londra e Washington, e Germania ed Italia, nonché Francia, ma più defilata, che per ragioni di geopolitica economica, appunto, perseguono una linea di compromesso con Mosca. In sintesi, Berlino e Roma sono di fronte ad una scelta molto difficile perché ogni decisione presenta rischi e danni. Ma quale comporta il danno/rischio minore? La risposta deriva dal progetto di Putin. Sviluppi recenti: (a) alleanza, che ha sorpreso Pechino, con la Corea del Nord per il rafforzamento del fronte orientale; (b) area di libero scambio russo-centrica con il Kazakistan, e altri ex-sovietici della regione, per riprendere il dominio dell’Asia centrale nonché inclusione, e di fatto riassorbimento, della Bielorussia; (c) estensione del controllo militare sull’Artico e relative risorse minerarie; (d) pressione ad ovest, con la scusa della protezione delle minoranze russofone, ma con l’evidente scopo di includere tutta l’area slava; (e) offerta di sostegno a Grecia e Cipro, ortodosse, per cooptarle nell’area di influenza. Sembra chiara la strategia di riprendere l’antico progetto imperiale zarista, sostenuto da un eccitato consenso nazionalista maggioritario. Da sempre sostengo l’inclusione della Russia nel mercato europeo e poi, transatlantico. Ma con questo progetto la Russia non può essere partner. Tale valutazione non implica il rinunciare ad una soluzione politica, ma consiglia di compattare America ed Europa per dissuadere congiuntamente la Russia. Se la pressione di Putin a Ovest non fosse bloccata, il danno economico per l’Italia sarebbe maggiore in termini di più grave instabilità nell’intera regione.

(c) 2015 Carlo Pelanda
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