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Carlo A. Pelanda
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Milano Finanza

2015-4-24

24/4/2015

Per un consolidamento euroamericano dell’industria militare

All’orizzonte c’è il consolidamento dell’industria militare europea. La Francia preme per integrare la sua con quella italiana, in sostanza Finmeccanica e Fincantieri. Fin dal 1993 Parigi tenta di acquisire le capacità italiane per creare sotto controllo francese il più grande polo industriale militare europeo allo scopo, oltre che di finanziare con soldi altrui il proprio deterrente nazionale, di evitare che lo faccia la Germania e di costruire un potenziale europeo in competizione con quello statunitense. Nel 2001 Parigi quasi ci riuscì, ma il governo italiano reagì, per l’evidente svantaggio, cambiando la conduzione di Finmeccanica e dandole le missioni sia di diventare italo-anglo-americana sia di trasformarsi da preda in predatore. Infatti, poi, Finmeccanica acquisì Agusta Westland, comprò il settore elettronico di Bae, con forte contrasto francese, e cercò una posizione “prime” in America acquisendo Drs, senza per altro rinunciare a collaborazioni con i francesi, ma selettive e non sistemiche. L’espansione, fino a metà 2006, avvenne sotto l’ombrello di un accordo tra i governi italiano, inglese e statunitense. Poi tale leva geopolitica si indebolì e Finmeccanica terminò l’espansione. Ora, indebitata, si ritrova nuovamente preda e la Francia torna alla carica con una proposta sistemica apparentemente vantaggiosa, soprattutto, per Fincantieri. Ma l’interesse nazionale ed industriale italiano resta quello di essere fornitori delle Difese inglese ed americana sia per maggiore scala dei budget sia per la condivisione di tecnologie esclusive, posizione che l’integrazione italo-francese comprometterebbe. Tuttavia, non ha più senso strategico ed economico un consolidamento separato del settore militare in America ed in Europa di fronte alla megacompetizione futura della Cina. Avrebbe più senso rendere euroamericano il procurement militare, incentivando le singole aziende a fusioni o accordi altrettanto euroamericani. Così per ogni progetto militare ci potrebbero essere più aziende euroamericane in una concorrenza che aumenterebbe la qualità delle armi mentre ora la separazione tra i due sistemi non la permette per restrizioni di bilancio. Bisogna pensare in modo nuovo: un consolidamento euroamericano darebbe, oltre che più qualità, più mercato alle aziende sia europee sia americane. Invito Parigi a pensare più in grande e Roma ad inserire questa opzione nel negoziato transatlantico Ttip. Se poi Nasa ed Esa, in prospettiva, si fondessero l’industria tecnologica occidentale diventerebbe insuperabile e un bingo nelle Borse.

(c) 2015 Carlo Pelanda
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