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Carlo A. Pelanda
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L' Arena

2012-9-10

10/9/2012

Ora il nodo è il taglio della spesa

La Bce potrà comprare titoli di debito con scadenze brevi, in quantità illimitate, delle euronazioni che perdano la fiducia dei mercati. A condizione che queste accettino il commissariamento. Tale annuncio ha ridotto il rischio che l’euro si dissolva. L’Italia ne sta beneficiando perché il premio di rischio – lo “spread” - chiesto dal mercato per comprare il suo debito scontava quello di cambio, cioè di conversione del debito italiano e conseguente svalutazione. La garanzia della Bce toglie questa componente del rischio. L’effetto positivo immediato riguarda le banche. Cariche di titoli di debito italiano potranno venderli ad un mercato che ora ha più fiducia nel comprarli e così avere più liquidità da impiegare per il credito ad imprese e famiglie. I loro corsi azionari miglioreranno ed i costi di raccolta del capitale scenderanno. Tali movimenti si sono visti, in quantità importanti, giovedì e venerdì scorsi. Ciò crea l’attesa di un’inversione importante di quella parte della recessione che è dovuta alla restrizione del credito. Per chiarezza: le banche ora potranno avere capitale sufficiente per aumentare gli impieghi nei mutui e nel credito alle imprese e quindi ridare impulso sia al depresso settore immobiliare sia sostenere la crescita delle aziende, per lo meno quelle più sane fino ad ora penalizzate dalla crisi sistemica. Questa speranza potrebbe essere interrotta da un’eventuale sentenza negativa della Corte costituzionale tedesca, il 12 settembre, in materia di fondo europeo salvastati che è componente essenziale del meccanismo di garanzia della Bce? Potrebbe, ma la Corte si prenderebbe la responsabilità di una delusione tale da far collassare l’intera Eurozona, cosa improbabile. Infatti Draghi è stato abile nell’anticipare la decisione della Bce prima di quella della Corte. Crisi finita, dunque? Purtroppo no. Ora i mercati valuteranno la capacità dell’Italia di arrivare al pareggio di bilancio. La strategia di raggiungerlo alzando le tasse deprime la crescita ed il gettito fiscale, rendendo improbabile l’obiettivo nel 2013. Quindi Il governo dovrà necessariamente rendere credibile un piano di taglio della spesa e delle tasse. Se non ci riuscirà dovrà chiedere, verso fine anno, il soccorso della Bce perché lo spread salirà di nuovo verso l’insostenibilità. E l’Italia dovrà accettare un commissariamento che imporrà almeno 80 - 100 miliardi di taglio della spesa pubblica, tipo caso greco. L’Italia può solo decidere se farà tale taglio in modo sovrano o imposto da condizioni esterne.

(c) 2012 Carlo Pelanda
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