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Carlo A. Pelanda
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L' Arena

2012-6-25

25/6/2012

La verità è che l’Italia è sola

Ormai è molto chiaro: l’Eurozona farà molto poco, per lo meno fino al settembre del 2013 quando ci saranno le elezioni politiche in Germania il cui governo ora frena qualsiasi vera soluzione europea alla crisi, per aiutare l’Italia a ridurre il costo del suo debito e per attutire la recessione che i dati mostrano poter durare fino al 2014. Quindi tocca all’Italia gestire i suoi problemi con soluzioni nazionali. L’Italia è sola. In più la sua tenuta, sul piano del debito e della capacità di crescita, viene vista dal mercato globale come l’indicatore principale per scommettere sulla continuità o implosione della moneta unica. Il governo Monti sta tentando di evitare la solitudine dell’Italia e di condividere la responsabilità della tenuta dell’euro con le altre nazioni. Questo era lo scopo del summit dei 4 eurograndi a Roma. Ma ha ottenuto poco sul piano sostanziale: la conferma di un piano di investimenti europei, ma spalmati su tutta l’Eurozona, cioè un quasi niente, e un atto di rispetto da parte di Francia e Germania, tuttavia, viziato dalla manifesta, ed umiliante, freddezza di Merkel e Hollande. Il messaggio tedesco all’Italia è chiaro: la Germania vuole l’euro, ma europeizzando il rigore, eventualmente la vigilanza bancaria, e non altro. Ciò verrà ribadito nell’eurosummit del 28 giugno. La Francia tratterà riservatamente uno sconto sul piano del rigore dalla Germania ed in cambio non si metterà di traverso. L’Italia non avrà sconti. Forse otterrà che la Germania chiuda un occhio sulle azioni della Bce per ridurre gli spread, che ora la Bundesbank osteggia, per dare a Monti il tempo di dare segnali nazionali di più forte riordinamento. Ma quali potrebbero convincere il mercato che rifinanzia il debito italiano? In teoria: (a) l’annuncio di almeno 150 miliardi di tagli alla spesa ed alle tasse in cinque anni; (b) una riduzione secca del debito di almeno 400 miliardi in un triennio ottenuta attraverso la finanziarizzazione e dismissione del patrimonio disponibile (circa 800 miliardi di immobili, concessioni e partecipazioni, nazionali e locali); (c) una modifica del sistema istituzionale che renda credibile un futuro governo con reali poteri esecutivi per fare queste cose; (d) la percezione che vi potrà essere una futura conduzione politica di qualità della nazione. Da un lato l’Italia è in grado di poter fare queste cose. Dall’altro, le condizioni politiche correnti lo rendono improbabile. Cosa suggerire? Intanto di capire e dirci tra noi italiani questa verità che implica la generazione di un progetto nazionale fortissimo.

(c) 2012 Carlo Pelanda
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