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Carlo A. Pelanda
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L' Arena

2012-6-11

11/6/2012

Il metodo di salvataggio della Spagna è un buon segnale

Il meccanismo europeo di salvataggio del sistema bancario, e di fatto del debito, spagnolo appare diverso e, finalmente, più intelligente di quello usato nel caso greco basato su condizioni di politica economica e fiscale depressive. In sintesi, a Madrid vengono concessi crediti speciali di 100 miliardi per la ricapitalizzazione delle banche più sofferenti, che senza l’intervento europeo avrebbero dovuto essere generate a debito da Madrid, ma senza chiedere in cambio misure eccessive di austerità e posponendo di un anno l’obbligo al pareggio di bilancio. Nel caso greco, invece, la Germania pose inizialmente il veto ad un prestito di circa 10 miliardi che avrebbe permesso ad Atene di tamponare il buco di bilancio. Tale rifiuto poi innescò la crisi finanziaria e richiese dopo poco tempo finanziamenti 15 volte superiori condizionati all’accettazione di un’austerità depressiva che potrò Atene in una spirale di impoverimento rapido e di insolvenza del suo debito. Nel caso greco il salvataggio “aiuta punendo” imposto da Berlino peggiorò la situazione, anche creando un contagio di sfiducia di cui l’Italia è stata la vittima innocente – costo crescente di rifinanziamento del debito senza motivi strutturali - principale. Nel caso spagnolo, caratterizzato dalla sbolla del settore immobiliare in un’economia con poca base industriale, il metodo tedesco non sembra essere stato applicato. Le indiscrezioni, più che le cronache aperte, fanno filtrare un negoziato teso e duro dove la Germania è stata bloccata da Italia e Francia (nonché da America, Regno Unito e Fmi) e costretta a passare dal metodo “aiuta punendo” a quello più morbido “aiuta pretendendo un riordinamento sostenibile”. Se così, allora sarebbe un annuncio di svolta sul piano sistemico. La Germania non vuole che l’euro salti ed è consapevole che, per non farlo implodere, ad un certo punto bisognerà creare un’Eurozona confederalizzata garante, via eurobond e simili, dei debiti nazionali. Ma Berlino vuole che l’unione fiscale avvenga secondo i suoi criteri e per ottenerlo ha voluto massacrare la Grecia come esempio dissuasivo nonché portare la situazione ad un centimetro dal disastro per costringere alla resa le nazioni che non vogliono sottomettersi al criterio tedesco. Dove il punto è che le altre nazioni restavano passive. Ora, pressate dal rischio di destabilizzazione sistemica per la scala della crisi spagnola, sono diventate attive e convergenti nel correggere il metodo tedesco e ciò è un buon segnale per la tenuta prospettica dell’euro e dell’Italia.

(c) 2012 Carlo Pelanda
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