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Carlo A. Pelanda
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L' Arena

2012-5-28

28/5/2012

Buoni motivi per sperare che la crisi finirà

Sabato pomeriggio Piazza Bra era piena di gente, tanti dalle città vicine – Vicenza, Brescia, ecc. – per un evento musicale. Chi scrive si godeva la scena spamparanzato in un bar. Riconosciuto come “professor che scrive sul giornal” è stato circondato e subissato da domande cariche d’ansia. Signora vicentina: “ci sta cadendo il cielo addosso?”. Professionista veronese: “quando finirà?”. Giovane bresciano: “potremo ancora sognare?”. Ho risposto così. Certamente potete, anzi dovete, continuare a sognare. Per un motivo tecnico, non fantasioso. Il protrarsi della crisi è dovuto ad un deficit di governabilità dell’eurozona: le soluzioni ci sono, ma tutte implicano decisioni che comportano dissensi interni, particolarmente in Germania, e per questo vengono ritardate. La lentezza decisionale è tipica delle democrazie. Ma è anche tipico che quando la crisi è evidente, un centimetro prima del burrone, le democrazie trovano e decidono rapidamente le giuste soluzioni. Pertanto che il cielo ci stia cadendo addosso, paradossalmente, è una buona notizia. Anche la Germania si è accorta che se non accetta una soluzione europea della crisi del debito e azioni immediate per il rilancio della crescita, l’euro si dissolverà con danni fatali anche al proprio interesse nazionale. Infatti in queste settimane i governi lavoreranno sul serio a soluzioni mai praticate prima. Nel frattempo la Bce sta silenziosamente preparando “gavettoni” di liquidità per dare alle banche ed al sistema economico il giusto capitale nel periodo di incertezza prima che le soluzioni diventino effettive, in qualche mese, considerando anche l’eventualità dell’uscita dalla Grecia dall’euro o dell’operazione di finanziamento d’emergenza per tenerla dentro (acquisto o garanzia del suo debito da parte di un ente europeo). Con questo voglio dire che la crisi del debito, che è poi causa di quella bancaria, a sua volta origine della restrizione del credito che poi mette in ginocchio molte imprese e crea disoccupazione finirà. O verso fine anno o a metà del prossimo. L’Italia? Prima o poi il mercato si accorgerà che la somma tra debito pubblico e privato italiani è inferiore a quella di Germania, Giappone, Stati Uniti e Regno Unito. Sta già annotando che il debito privato tende a convertirsi velocemente in pubblico. Ciò comporterà un punteggio migliore di affidabilità all’Italia ed alle sue banche, ma anche una pressione sulla Germania, più nei guai di quanto si creda, per aderire a soluzioni europee e reali della crisi, così chiudendola. Tenete duro per qualche mese ancora, restando ottimisti.

(c) 2012 Carlo Pelanda
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