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Carlo A. Pelanda
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L' Arena

2012-5-14

14/5/2012

Soluzioni pragmatiche per evitare la rivolta fiscale

Il governo riconferma l’azione di repressione fiscale, ma in realtà sta cercando di attutirla perché si è reso conto che è eccessiva, al punto da indurre reazioni di rivolta aperta con un aumento di frequenza che fa temere una escalation destabilizzante. E’ pertanto interesse nazionale chiarire la “questione fiscale” in Italia per trovare soluzioni realistiche, suggerendole al governo. I punti: (a) il peso delle tasse è diventato insostenibile; (b) in cambio delle tasse il cittadino non riceve servizi equivalenti che le giustifichino in termini di costi/benefici (c) i carichi fiscali non sono ripartiti in modo equo in quanto penalizzano la parte meno abbiente della popolazione, creando situazioni di impoverimento e comunque di contrazione dei consumi con impatto depressivo sull’intero sistema economico; (d) le procedure di accertamento (Agenzia delle entrate) sono viziate da leggi platealmente incostituzionali, per esempio l’onere della prova a carico del contribuente e la presunzione di evasione per qualsiasi cosa non possa documentare, nonché da un ambiguo premio percentuale ai funzionari in base al recupero di gettito evaso; (e) le procedure di riscossione coattiva (Equitalia) non sono sufficientemente flessibili per adeguarsi alla situazione reale del contribuente, talvolta portandolo al fallimento di impresa o personale con conseguenze tragiche, nell’ambito della medesima ambiguità premiale detta sopra che pone dubbi sull’azione dei funzionari. Il tutto è complicato dal fatto che la comprensibile strategia del governo di dissuadere l’evasione mostrandosi duro con gli evasori è andata fuori controllo cadendo nell’eccesso repressivo. Da dove cominciare a riparare una situazione così compromessa? La soluzione dei primi due problemi riguarda il “contratto fiscale” generale e deve essere rimandata alle elezioni del 2013. Ma il terzo difetto può essere corretto subito rivedendo l’Imu ed altre tasse non selettive sostituendole con altre che calibrino i pesi in base al reddito, alleggerendoli per i meno facoltosi e per gli anziani. Le procedure di accertamento andrebbero velocemente riviste in relazione alla loro congruità costituzionale. Quelle di riscossione andrebbero affidate ad un ente supervisore con potere di adattarle. Ma l’azione più risolutiva e calmante nell’immediato sarebbe un condono fiscale oneroso, fino al 2010, che permetterebbe a chi ha evaso nel passato di redimersi pagando ed allo Stato di incassare subito almeno 80 salvifici miliardi di extragettito.

(c) 2012 Carlo Pelanda
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