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Carlo A. Pelanda
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LaVerità

2017-1-10

10/1/2017

Il riformismo forte del liberismo innovato

ricchezza in quasi tutte le democrazie. Una massa crescente di impoveriti ora chiede protezionismi nazionali che peggiorerebbero le situazioni. Siamo alla fine del sogno del capitalismo per tutti? Per niente. Si tratta di sostituire gradualmente le garanzie redistributive e di protezionismo sociale con nuove garanzie d’investimento su ciascun individuo che lo metta in grado di frequentare con successo il mercato competitivo. Un tale welfare non avrebbe più la missione di finanziare i deboli, ma quella di trasformarli in forti, così rendendo minima la popolazione bisognosa di assistenza. Il nuovo modello implica, oltre che la riduzione delle tasse per spingere la crescita, una riallocazione massiva della spesa pubblica dagli apparati e protezioni varie all’investimento sulla competenza degli individui. Funzionerà.
Dal conflitto alla complementarietà tra Stato e mercato. Nel nuovo modello di welfare il conflitto tra i due non ha senso perché lo Stato (capitale fiscale) diventerebbe una banca per gli investimenti a lungo termine di qualificazione del capitale umano e territoriale che il mercato non può fare.
La riforma del pensiero liberista. Il pensiero socialista difficilmente potrà essere modernizzato perché ha una genetica rivendicazionista: assume che qualcuno crei ricchezza e si preoccupa solo della redistribuzione, per questo incapace di governare sistemi capitalistici. Quello liberista mantiene la potenza sul piano fondamentale della creazione della ricchezza, ma non può più sostenere che se c’è un problema lo si risolve riducendo le garanzie economiche perché non è vero. Il nuovo liberismo dovrà produrre una garanzia di ricchezza diffusa, non redistributiva, ma, appunto di investimento. Così la Teoria del progresso passerà nelle mani del liberismo innovato da garanzie attive.
Dal mercato globale a quello tra democrazie convergenti. Nelle democrazie i poveri votano e ciò obbliga la politica a offrire soluzioni con costi sistemici elevati. Nei regimi autoritari, come nelle finte democrazie, ciò non succede e la loro partecipazione al mercato aperto globale implica un impatto di concorrenza sleale, impoverente, nelle democrazie stesse. Difenderle con il protezionismo sarebbe un suicidio. La giusta soluzione è creare un mercato globale tra democrazie simili per modello e costi sistemici e regolare gli accessi a questo delle non democrazie. L’Ue ha senso se diviene parte di questa integrazione globale, mentre non lo ha se si chiude in modo introverso.
L’Italia può diventare avanguardia per il rinnovamento globale del capitalismo democratico lanciando una nuova esperienza nazionale.
Bibliografia. CP, Il nuovo progresso, Angeli, 2011; CP, Europa oltre, Angeli, 2013; CP, Formula Italia, Angeli, 2010.

(c) 2017 Carlo Pelanda
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