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Carlo A. Pelanda
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L' Arena

2008-2-25

25/2/2008

Per ridurre l’inflazione serve energia alternativa

I governi, non solo in Italia, sono in ritardo nell’applicare soluzioni al problema dell’aumento dei prezzi. Perché?  

L’inflazione in atto non è “normale”, cioè generata da una situazione dove l’ottimismo e l’abbondanza di capitale portano i consumatori a pagare prezzi crescenti per un bene. E’ dovuta, invece, all’impennata dei costi energetici. Poiché tutta l’economia, ovviamente, usa energia ecco che l’aumento di questo fattore ha conseguenze sistemiche. L’inflazione alimentare, inoltre, è moltiplicata sia dall’aumento della domanda di cibi qualificati nei Paesi emergenti sia dall’uso di materiali agricoli (grano, soia, ecc.) per la produzione di biocarburanti. La domanda fondamentale che dobbiamo porci è la seguente: si potrà contenere tale tipo di inflazione con i normali mezzi di politica monetaria, cioè alzare il costo del denaro, attraverso questo rallentare la crescita economica e così ridurre la domanda inducendo una riduzione dei consumi e dei prezzi? La risposta è più no che sì. L’America e l’Europa non stanno importando più petrolio e gas, anzi. Pertanto il prezzo di questi sta aumentando, o resta elevato, indipendentemente dal ciclo dell’economia occidentale. L’Asia, Cina ed India in particolare, stanno comprando quantità crescenti di energia fossile e ciò spinge strutturalmente in alto i prezzi, amplificati da una speculazione non regolata. Certamente si potrebbe, per assurdo, mandare in recessione pesante l’Occidente, ridurre le esportazioni degli emergenti e deprimere anche loro riportando, per dire, a 20 dollari circa il prezzo di un barile. Ma sarebbe un suicidio. In sintesi, il prezzo dell’energia fossile resterà elevato, pur scendendo un pochino, anche in fase di recessione dell’Occidente. E questo si trova a rischio di stagnazione con inflazione (stagflazione) non correggibile con mezzi monetari. Aumentiamo allora i biocarburanti alternativi? Tale soluzione alza i prezzi alimentari ed incrementa l’inflazione complessiva invece di ridurla. Qui siamo, cosa fare?

La soluzione prospettica inevitabile è quella di produrre energia abbondante a basso costo. Significa energia nucleare. Ma l’effetto benefico disinflazionistico verrà tra 15 - 20 anni. Nel frattempo bisogna produrre idrocarburi al di fuori del ciclo alimentare e non da petrolio fossile. Eolico e fotovoltaico vanno bene, ma hanno sviluppo limitato e comunque l’economia gira con motori/generatori ad idrocarburi. Significa, pertanto, mirare sulla produzione di combustibili sintetici a partire da rifiuti e materiali non alimentari organici. Ci vorranno 10 anni circa per diffondere in grandi volumi le nuove tecnologie capaci di questo lavoro. E prima di allora che fare? Ineludibile, per l’Europa, ridurre sostanzialmente la tassazione sui carburanti che ne costituisce quasi i 2/3 del prezzo al consumo. I governi temono il dissenso sulla scelta nucleare. Le tecnologie dei combustibili sintetici alternativi stanno arrivando solo ora sul mercato, si può abbandonare la follia dei biocarburanti, ma negli anni scorsi furono incentivati e non è facile ora smontare tale sistema. In particolare, i governi tengono alte le tasse sull’energia sia per favorire risparmi ed alternative sia per motivi di gettito. E’ comprensibile, in conclusione, che siano in ritardo nel varare una politica nucleare, spingere i combustibili sintetici e nel ridurre le tasse. Ma non si può più aspettare. Quindi la politica va incalzata con la giusta formula: detassazione subito, idrocarburi sintetici e altre energie alternative domani, nucleare dopodomani.

(c) 2008 Carlo Pelanda
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