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Carlo A. Pelanda
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L' Arena

2008-5-19

19/5/2008

Più speranza che paura

Forse la tendenza recessiva globale, ed il suo impatto sull’eurozona e sull’Italia, sarà meno grave di quanto gli analisti prevedevano fino a poche settimane fa. Lo scenario, tuttavia resta ancora incerto, denso di squilibri. Ciò consiglia al ricercatore l’adozione delle massima prudenza. Ma le linee di probabilità hanno preso una direzione rialzista ed è giusto, pur senza poter escludere una loro inversione, aggiornare lo scenario.   

La crisi finanziaria non si è mai trasformata in vera crisi bancaria globale grazie al pronto intervento delle autorità monetarie ed al fatto che la sua entità assoluta non ha mai superato la capacità contenimento del sistema complessivo. Di questa crisi restano tre strascichi con tempi di soluzione tra i 2/3 anni: (a) in America, oltre alle perdite delle banche, lo sgonfiamento della bolla immobiliare ( - 30%) con certo impatto nel settore; (b) in Europa lo stesso, ma confinato a Regno Unito, Spagna ed Irlanda, con un residuo maggiore di perdite bancarie ancora da svelare nei bilanci; (c) in ambedue una ancora forte sfiducia residuale nelle relazioni interbancarie che è il motivo principale, per esempio, per cui l’indice euribor rimane elevato, alzando oltre modo i costi dei mutui a tasso a variabile. Ma in ambedue i continenti non si sta verificando il fenomeno più temuto e capace di scatenare una recessione, cioè una forte restrizione del credito. Si nota una riduzione delle erogazioni, ma in sostanza il volume di prestiti ad imprese e famiglie resta adeguato a sostenere investimenti e consumi. Difficile che da questo lato vengano tendenze recessive veramente gravi. Anzi, le banche dovranno cambiare il loro modello di affari: prima facevano la maggior parte dei profitti via finanza acrobatica, le italiane meno, e ora dovranno cercarli via normale attività bancaria, cioè servendo famiglie ed imprese nel territorio, competendo tra loro per dare più finanziamenti alle migliori condizioni. Ciò ancora non si vede perché molte banche stanno ricostruendo le scorte di capitale e restano “strette”, ma si vedrà in pieno nel prossimo futuro. E sarà una spinta alla crescita dei sistemi economici interni europei. In generale, l’America sta evitando la caduta a picco in recessione. Potrebbe andarci, ma tutti i segnali mostrano che se lo farà la contrazione economica sarà breve, anche perché il dollaro basso sta dando una spinta enorme all’export ed al turismo. Più incerta è la tenuta del rimbalzo, previsto tra qualche mese, in relazione all’inflazione energetica ed alimentare. Ma la locomotiva americana è un po’ meno importante nel determinare le sorti dell’economia globale ormai spinta dalla domanda esplosiva in Cina, India ed altri Paesi emergenti. Infatti la Germania riesce a crescere grazie alle esportazioni nonostante l’euro altissimo e ciò tiene in piedi anche l’economia europea ed italiana. In conclusione, la crescita mondiale comunque durerà, pur con il rischio dell’inflazione energetica (quella alimentare è in via di relativo contenimento) che potrebbe rompere, per tutti, il giocattolo. Ma tale rischio appare ben gestito e meno destabilizzante di quanto previsto. Per l’Italia tale situazione implica che potrà godere di buona crescita esterna. Pertanto il governo potrebbe e dovrebbe essere più coraggioso ed ottimista nel tagliare spesa e detassare per stimolare investimenti e consumi. Sono molti i motivi di speranza e pochi quelli di paura.

(c) 2008 Carlo Pelanda
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