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Carlo A. Pelanda
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L' Arena

2008-3-17

17/3/2008

E’ solo una tempesta e non il diluvio

In questi giorni i dati economici, apparentemente, sono tali da indurre la paura di una catastrofe in arrivo: l’America sembra sull’orlo dello sfascio finanziario e di una depressione; il valore di cambio del dollaro sta crollando e quello troppo elevato dell’euro sta iniziando a minare gravemente l’export europeo; in generale, tutti i numeri dell’economia globale stanno puntando verso il basso e quelli che riguardano i prezzi del petrolio e, in generale, dell’inflazione schizzano verso l’alto. L’economia italiana, con le sue debolezze strutturali irrisolte, si trova più vulnerabile di altri di fronte al ciclo negativo internazionale in atto. Infatti le previsioni di Pil per il 2008 sono precipitate in poche settimane dallo 1,5 allo 0,6% ed alcuni analisti le stanno portando al meno 0,2%. Lo spettro della recessione complica una situazione già compromessa dai salari troppo bassi – a causa del prelievo fiscale troppo elevato – per una parte consistente della classe media. Ma siamo veramente sull’orlo di una catastrofe con lo strascico di una depressione prolungata resa devastante dall’inflazione crescente?

 No, si tratta di una tempesta e non del diluvio. Il problema è la difficoltà di capire se durerà pochi mesi o un paio d’anni. Tale incertezza, e non reali fatti disastrosi, tende ad amplificare le notizie negative dando la sensazione di catastrofe possibile. Il focolaio dell’incertezza riguarda, principalmente, il rischio di una crisi bancaria in America con contagio globale. Ciò abbassa oltre misura il cambio del dollaro, già cedente in precedenza per motivi di riaggiustamento strutturale della sua economia, ed induce i produttori di petrolio ad alzarne il prezzo espresso, appunto, in dollari. Ciò avviene in una tendenza di rialzo delle materie prime, per crescita della domanda cinese ed indiana, e i due fenomeni si combinano in modo amplificante generando un picco temporaneo di  inflazione. Quindi, in sostanza, la durata della tempesta sarà determinabile nel momento in cui il mercato avrà la certezza che la crisi bancaria sarà stata risolta. Tale momento non è ancora arrivato perché non è ancora chiaro quante perdite nei bilanci delle banche americane ed europee siano ancora tenuti nascosti. Ma, a ben vedere, il mercato non sta scontando uno scenario catastrofico. Per esempio, le Borse scendono, ma non a picco. E ciò succede perché le Banche centrali, pur criticabili per i ritardi di intervento, stanno agendo incisivamente e credibilmente come “salvatori di ultima istanza”. Tra qualche settimana il mercato avrà la prova che il salvataggio funziona e da quel momento comincerà a fare calcoli rialzisti. Questi porteranno anche il dollaro a bloccare la caduta e ciò, insieme al rallentamento economico globale che riduce domanda e prezzi di energia, dovrebbe far rientrare il picco di inflazione. Improbabile la catastrofe, resta il dubbio sulla durata della tempesta. La crisi, infatti, costringerà le banche – quasi tutte – a ricapitalizzarsi e ciò ridurrà la quantità di capitale per investimenti per un certo periodo. Inoltre il momento di rialzo del dollaro, combinato con la ripresa americana, risente anche di tanti altri fattori che probabilmente andranno a posto, anche perché per tutto il mondo abituato alla locomotiva dollaro/America è conveneniente, ma è difficile dire esattamente quando. I più ottimisti parlano di inizio 2009, ma il consenso è che ci vogliano due anni. In conclusione, è una brutta tempesta e per l’Italia il prossimo futuro è grigio, ma non c’è alcun rischio di catastrofe e depressione  prolungata.

(c) 2008 Carlo Pelanda
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