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Carlo A. Pelanda
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L' Arena

2008-9-10

10/9/2008

E’ fallito il populismo economico non il mercato

Il salvataggio, di fatto statalizzazione, delle già semipubbliche agenzie americane di erogazione dei mutui immobiliari Fannie Mae e Freddie Mac, solleva due questioni. Tale mossa avrà veramente l’effetto di far finire la crisi del mercato immobiliare statunitense e l’incertezza relativa alla finanza derivata costruita su di esso, con un estensione globale di tale beneficio? L’evento mostra veramente il fallimento del mercato e la necessità di un maggiore interventismo statale nell’economia?

La prima questione è, ovviamente, la più rilevante. Il mercato ha avuto una reazione entusiastica per due motivi. Finisce quasi un anno di incertezza sulle sorti dei due giganti dei mutui, messi in crisi dal numero crescente di insolvenze di quelli erogati senza controllo di solidità. Tale incertezza, gestendo i due enti quasi la metà dei mutui americani e la loro finanziarizzazione, era una causa del protrarsi della crisi di fiducia e del contagio all’intero sistema bancario. Infatti le azioni delle banche, lunedì scorso, sono schizzate in alto. Inoltre è tornata la certezza che le famiglie con reddito medio basso potranno accedere di nuovo all’erogazione di mutui, cosa che era stata di fatto sospesa, a costi moderati. Infatti il tasso di interesse per i mutui trentennali è subito sceso dal 6,5 al 6%. Ciò significa che più case, i cui prezzi intanto sono crollati diventando buone opportunità, potranno essere vendute e che quindi il settore potrà riprendersi con l’effetto di sostenere tutta l’economia. Tale effetto di salvazione è dovuto al fatto che lo Stato assorbe le perdite e fornirà la liquidità per i nuovi mutui. Resta l’incognita di quanto costerà  - le prime stime dicono 25 miliardi di dollari, ma in realtà si potrebbe arrivare ai 200 -  in termini di buco e deficit nel bilancio federale e di quale impatto ciò avrà sul valore di cambio del dollaro. Inoltre molti sono scettici che il salvataggio dei giganti dei mutui sarà capace di veramente invertire la crisi del mercato immobiliare. Chi scrive ritiene che l’effetto fiducia e crescita, con effetto anche globale, compenserà il “buco” anche se fosse enorme. Al riguardo della ripresa del settore, senza il salvataggio certamente questa sarebbe stata più lunga e difficile.

Per inquadrare la seconda questione va ricordato che Fannie e Freddie erano degli ibridi pubblici/privati e non società del tutto private. La loro missione era duplice. La prima era quella di rendere possibile l’acquisto di una casa ai poveri e per questo scopo, via legge di privilegio, potevano prendere a prestito denaro ad un costo inferiore di quello del mercato. La seconda era di dare profitto agli azionisti, cioè di attrarre capitale privato per potenziare ancora di più la capacità di erogare mutui a basso costo. Ciò che è veramente fallito è l’idea di concedere credito a chi non può sostenerlo nel tempo. E’ fallito il populismo, in particolare il condizionamento politico dei processi di mercato. Il modello giusto sarebbe: lo Stato fornisce direttamente una casa popolare a chi non può comprarla sul mercato senza forzare cose impossibili. Il modello sbagliato, invece, è quello di forzare le regole naturali del mercato fornendo beni a chi non può pagarli e allo stesso tempo costringerli a pagare. Tale modello sbagliato era quello delle due agenzie ed è la causa principale dell’erogazione di mutui imprudenti che poi ha portato alla crisi. La finanza, infatti, è innocente diversamente da quanto sostenuto da chi non conosce il caso. Il populismo economico è il vero colpevole. Utile dirlo in Italia.

(c) 2008 Carlo Pelanda
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