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Carlo A. Pelanda
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L' Arena

2007-11-5

5/11/2007

L’Italia è in emergenza per i costi

Il prezzo del petrolio, a cui è agganciato quello del gas, è arrivato nei pressi dei 100 dollari al barile. Dopo questo picco, probabilmente, scenderà perché i produttori temono che il rialzo eccessivo dei costi crei una recessione e acceleri la ricerca di fonti energetiche alternative, cosa che ridurrebbe la domanda. Tuttavia sarà difficile tornare a costi equilibrati perché, a parte la speculazione che sta gonfiando (fino a quasi 1/3 del prezzo) quelli di oggi, la domanda di energia è crescente, quindi il suo prezzo, per la rapida industrializzazione di Cina, India, ecc. Inoltre la ricerca di energie alternative in termini di biocombustibili sta alzando i prezzi dei materiali agricoli. Gli agricoltori guadagnano molto di più se convertono le coltivazioni di mais, soia, ecc., a scopi energetici e non alimentari. Inoltre la ricchezza crescente nei Paesi emergenti in Asia aumenta la loro domanda globale di prodotti basati sul grano e simili, nonché latte e carni. Questi due fenomeni combinati sono la causa principale del rialzo del pane e di tutti i prodotti alimentari. E anche qui è difficile che i prezzi tornino a scendere. Pertanto abbiamo di fronte una tendenza rialzista dei costi alimentari ed energetici. Con la complicazione che la politica monetaria può fare ben poco per contenere questi due fattori di inflazione. Tocca ai governi pensare a come farlo.

In Italia la situazione è drammatica perché al rialzo dei costi energetici ed alimentari si è aggiunto quello del costo del denaro (mutui) e delle tariffe oltre che delle tasse in una situazione in cui la gran parte della classe media riceve salari che erano già inadeguati (inferiori alla media europea). C’è il serio rischio che il 40% delle famiglie italiane non riesca ad arrivare alle fine del mese se mantiene i consumi che aveva un anno fa. Per evitare una gravissima crisi il governo italiano è il primo tra quelli europei che deve sperimentare manovre d’emergenza per ridurre i costi sistemici. Si potrà fare? Riduzione del costo del denaro (mutui, stimolazione della crescita, ecc.) a parte, la mossa con miglior beneficio sistemico riguarda il taglio dei costi energetici. Il prezzo dei carburanti è fatto per quasi 2/3 da tasse e quindi sarebbe in teoria facile per lo Stato ridurne il costo via detassazione. Ma c’è una resistenza a farlo sia per non rinunciare a parte del gettito sia per paura di incentivare maggiori consumi energetici. Comunque il governo sta pensando di ridurre la componente Iva del prezzo di un combustibile, finalizzata a contenere il prezzo del petrolio a 71 dollari costanti, ma con un meccanismo selettivo che punta a fornire uno sconto solo ai più bisognosi. Tale misura è complicata ed insufficiente. Bisognerebbe calcolare, invece, un prezzo costante di 60 dollari al barile (con il cambio euro su dollaro attorno all’1,40) detassando i carburanti in modo generale. A ciò si dovrebbe aggiungere il controllo sulle aziende fornitrici di energia affinchè trasferiscano lo sconto ai consumatori senza trattenere il differenziale come profitto. Poi si dovrebbe attuare una politica generale di riduzione dei costi per imprese e famiglie. Tasse, tariffe, costi bancari, aumento della concorrenza in settori critici, per esempio assicurazioni, ecc. La buona notizia è che c’è un modo semplice e  “non monetario” per neutralizzare, almeno per qualche anno, l’aumento dei costi energetici, alimentari e generali. Quella cattiva è che questo governo non mostra la reattività adeguata per applicarlo in forma di politica concreta ed immediata.

(c) 2007 Carlo Pelanda
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