ENGLISH VERSION


 VITA
  Biografia    Gallery     Interviste    Premi     CPTV

 PUBBLICAZIONI

  Libri    Saggi    Ricerche
  Articoli dal 1998

 LETTERE

  Scrivi a CP
  Leggi le lettere    Archivio

 CERCA


Carlo A. Pelanda
menu
fb Tw g+ print

L' Arena

2007-10-15

15/10/2007

Veltroni tenta di essere Mr. Debito ma non potrà diventarlo

La sinistra si riorganizza per essere più competitiva, la destra ricomincia a muoversi. Ma, indipendentemente da tali sommovimenti politici, conosciamo già il cognome del prossimo primo ministro: Mr. Debito. Potrà avere come primo nome Walter?

Nessun leader italiano potrà governare nel prossimo futuro se non riuscirà a risolvere il problema del debito. Nella storia gli Stati non hanno mai ripagato sul serio i loro debiti. Per diversi motivi le monete sono state svalutate, rendendo irrisoria la passività cumulata, oppure, in alcuni casi, nel cambio di regime sono stati perfino cancellati i titoli. Ma nel sistema dell’euro i debiti si pagano e l’inflazione è tenuta sotto controllo con massima priorità. Pertanto l’Italia non ha l’opzione estrema di liberarsi dal peso del debito annullandole una parte oppure aumentando l’inflazione. In teoria ce l’avrebbe, ma dovrebbe uscire dalla moneta unica. Possibile? L’ipotesi è talmente catastrofica da renderla improbabile perché tutti cercheranno di evitarlo. Il ritorno alla lira porterebbe ad una svalutazione di almeno il 50 – 60% della moneta e ad un tempesta finanziaria devastante. Come potrebbe poi restare l’Italia nel mercato europeo aperto con una competitività valutaria tale da dimezzare i prezzi del nostro export nel resto del continente? I sindacati di Francia e Germania invocherebbero la chiusura delle frontiere. L’euro stesso difficilmente reggerebbe il colpo e gli altri europaesi tornerebbero anch’essi a monete nazionali. In sintesi, l’interesse nazionale ed europeo è quello di far restare l’Italia nell’euro per evitare il disastro economico e politico. Ma per riuscirci, appunto, il debito italiano va ridotto sostanzialmente e la formula per riuscirci è una sola, combinando tre azioni parallele: (a) vendere una parte del patrimonio pubblico per abbattere intanto una aliquota debitoria assoluta; (b) aumentare il Pil, per far scendere il debito in proporzione a questa misura, e per avere più gettito fiscale; (c) arrivare il prima possibile al pareggio del bilancio statale, e mantenerlo, per non fare debito ulteriore. Significa, in sostanza, ridurre le tasse per aumentare la crescita e tagliare costi strutturali dello Stato e degli enti locali per almeno 45 – 50 miliardi. Con questa ricetta si potrà passare da un debito equivalente al 107% del Pil ad uno del 60% in circa dieci anni e stabilizzare il sistema. Con enormi vantaggi, oltre che di stabilità e sviluppo, anche sociali. Oggi paghiamo annualmente circa 60 miliardi di interessi all’anno che non vanno in scuole, strade e ospedali. Con un debito minore potremmo riutilizzarli per scopi migliori. La necessità e vantaggi dalla riduzione del debito sono chiari a Veltroni che, infatti, ha messo la riduzione del debito al primo posto delle priorità. Anche perché l’Europa preoccupata difficilmente accetterà un leader che non dica così e sempre di più cercherà di condizionare, anche con pesantezza intrusiva, la nostra politica interna. Ma non è credibile che Veltroni possa diventare Mr. Debito in quanto per vincere le elezioni  dovrà allearsi comunque con la sinistra estrema che non vuole tagli alla spesa pubblica e vuole risolvere il problema alzando le tasse, così distruggendo la crescita. Quindi l’emergere politico di Veltroni appare tanto rumore per nulla perché la sinistra italiana non potrà governare e risolvere la situazione debitoria nazionale. L’eurosistema richiede rigore combinato con sviluppo e ciò rende ammissibile la sola politica di centrodestra caricata di molto ordine contabile o di una sinistra senza più ali estreme. Come già successo in Germania per questo esatto motivo.  

(c) 2007 Carlo Pelanda
FB TW G+

(c) 1999 Carlo Pelanda
Contacts: public@carlopelanda.com
website by: Filippo Brunelli