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Carlo A. Pelanda
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L' Arena

2007-1-8

8/1/2007

Mondo bene, Italia meno

Nel 2007 le locomotive globali – Cina, India e Stati Uniti – avranno una crescita del Pil leggermente inferiore a quella del 2006, ma l’economia globale, in boom dal 2004, continuerà a girare molto velocemente. Il prezzo del petrolio resterà elevato, ma probabilmente senza i temuti picchi che hanno la capacità di causare recessioni improvvise e gravi e impulsi all’inflazione. Tale parte dello scenario dipende dalla calmierazione del teatro mediorientale, in particolare del caso iraniano, al momento ritenuta possibile. In sintesi, le condizioni esterne appaiono buone per favorire una crescita elevata con bassa inflazione nel sistema europeo e in Italia pur la locomotiva tedesca non così veloce (crescita prevista tra l’1,3% ed l’1,5). Ma sarà difficile che il nostro Paese agganci la buona tendenza mondiale. Vediamo perché.

La finanziaria e leggi di contorno hanno aumentato la pressione fiscale di circa due punti percentuali, portandola dal 41 al 43%. Significa che più denari saranno tolti dal ciclo efficiente e produttivo del mercato e passeranno a quello dissipativo, e per questo improduttivo, della redistribuzionestatale. Lo stesso governo ha calcolato un impatto negativo di circa lo 0,3% in meno del Pil a causa delle misure adottate. Ma tale cifra, stimata qualche mese fa, andrebbe almeno raddoppiata. Inoltre bisogna calcolare un’ulteriore riduzione dei consumi interni a causa  dell’aumento notevole sia delle tariffe (autostrade, ferrovie, bolli, ecc.) sia del costo dei mutui a tasso variabile, tanti in Italia. Poi bisogna aggiungere l’effetto di sfiducia su consumatori ed investitori causato dall’inasprimento della polizia fiscale oltre che delle tasse. Per esempio, i fondi di diritto italiano che raccolgono il risparmio sono in crisi perché la gente sposta i denari su fondi esteri temendo l’annunciato aumento dei carichi fiscali sui guadagni di capitale. La schedatura computerizzata di ogni spesa tracciabile di ogni cittadino disincentiva gli acquisti di un certo rilievo in Italia e chi può li fa all’estero con mezzi di pagamento liquido. Tale comportamento, ovviamente, tocca solo il ceto medio-alto che ha mobilità internazionale e l’istruzione per capire cosa implichi la schedatura fiscale. Ma tale fascia di popolazione, pur minoritaria, è quella con la maggior capacità di spesa. Se la trasferisce all’estero, o la riduce in attesa di tempi migliori, ciò provoca un impatto consistente sul volume dei consumi, in particolare quelli di lusso che riguardano in gran parte prodotti di aziende italiane. Sul piano degli investimenti a livello di imprese esportatrici i dati appaiono molto migliori. Le industrie italiane in quasi tutti i settori sono ben configurate per cogliere il boom globale e si sono riorganizzate dopo la crisi competitiva degli anni precedenti. Ma la salute di tale area economica non basterà a bilanciare gli effetti recessivi generati dalla politica del governo. Così come la penalizzazione reale e percepita del ceto medio produttivo non sarà compensata dal troppo piccolo aumento della capacità di spesa delle famiglie meno abbienti. Per tali motivi la previsione di crescita attorno allo 1,3% del Pil italiano per il 2007 fatta dal governo appare troppo ottimistica anche se comunicata come stima prudenziale. E’ più probabile che l’incremento Pil resti sotto l’1% (nel 2006 è stato attorno allo 1,7%) e che l’Italia non agganci il boom globale. Se ciò fosse confermato sarebbe evidente che la politica dell’equità sociale fatta alzando le tasse impoverisce tutti invece di arricchirli.

(c) 2007 Carlo Pelanda
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