ENGLISH VERSION


 VITA
  Biografia    Gallery     Interviste    Premi     CPTV

 PUBBLICAZIONI

  Libri    Saggi    Ricerche
  Articoli dal 1998

 LETTERE

  Scrivi a CP
  Leggi le lettere    Archivio

 CERCA


Carlo A. Pelanda
menu
fb Tw g+ print

L' Arena

2006-12-4

4/12/2006

Attenti a dire boom

Il rapporto del Censis enfatizza il fatto che l’economia reale italiana sia in boom. Molti hanno accolto la notizia con sorpresa. Ma questo stupore fa sospettare una distorsione sia informativa sia analitica che è meglio chiarire e correggere. 

Fino a pochi mesi fa la maggior parte degli organi di informazione italiani, la sinistra ed i produttori di analisi a questa collegati, presentavano l’immagine di un Paese in declino economico. Ed imputavano tale decadenza al governo Berlusconi. In realtà si è trattato, dalla fine del 2004 a metà del 2006, di un’offensiva mediatica finalizzata allo screditamento del centroedestra. Ha avuto successo, che ciascuno può valutare in base alle proprie preferenze politiche, ma è stato un fenomeno diseducativo sul piano della comunicazione al pubblico della realtà economica. Questa, nel periodo 2001 – 2004, fu la seguente. L’economia italiana entrò in una fase di stagnazione principalmente per motivi esterni. Fino al 2002 vi fu un mercato globale recessivo o comunque non trainante a causa dell’implosione della bolla finanziaria globale 1996-2000 e dell’incertezza geopolitica. Quando il sistema globale riprese la crescita, portandola a livelli di boom, a partire dal 2004, tutta l’area della moneta unica soffrì per la crisi delle esportazioni dovuta ad un valore di cambio dell’euro troppo alto e decompetitivo. Inoltre, la scelta del governo tedesco di allora di aumentare la produttività delle imprese permettendo di fatto il licenziamento del personale, senza riassorbimento nel mercato, creò un picco di disoccupazione e di  spesa assistenziale nella locomotiva europea che, per questo, andò in crisi con forte impatto depressivo sull’Italia. Le imprese italiane ebbero due shock combinati: caduta della domanda europea e globale e, quando vi fu la ripresa mondiale, la crisi di competitività valutaria complicata dalla recessione tedesca. Ci misero tre anni per riorganizzarsi e, ai primi del 2006 si trovarono più efficienti e adattate al cambio sfavorevole e in grado di cogliere il boom globale. Infatti le imprese italiane stanno volando grazie alle esportazioni in Asia ed alla ripresa della Germania. Questo cenno storico serve a dire che la vitalità di un sistema industriale non si misura in base agli andamenti di contingenza, ma in relazione alla capacità continua di adattamento delle imprese ai mutamenti di mercato. Il sistema italiano mantiene questa vitalità grazie alla virtù privata. Non c’è mai stato declino e quindi non è sorprendente che, in una fase di buone condizioni esterne, il sistema industriale sia in quasi boom. Ma, attenzione, questo è quasi esclusivamente trainato dall’export e drogato dal picco temporaneo di importazioni (meccanica, in particolare) dall’Asia mentre le attività economiche che risentono più delle condizioni di mercato interno sono stagnanti. Ciò vuol dire che le imprese italiane sanno esportare ed adattarsi, che questa loro capacità bilancia la poca crescita interna, ma anche che non potrà farlo a lungo. Il provare sorpresa positiva per il boom industriale italiano, infatti, potrebbe portare all’illusione che potremo sopravvivere senza riforme di efficienza nel modello politico interno (detassazione e liberalizzazioni) perché in ogni caso i nostri imprenditori sono eroi che fanno ricchezza “nonostante” tutto. E le dichiarazioni di molti che non vogliono cambiare, e che ritengono innocuo l’aumento delle tasse, lasciano intendere questa interpretazione. Pertanto è doveroso avvertire che è sbagliato sia sorprendersi del boom contingente sia sperare che possa continuare senza cambiamenti.

(c) 2006 Carlo Pelanda
FB TW G+

(c) 1999 Carlo Pelanda
Contacts: public@carlopelanda.com
website by: Filippo Brunelli