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Carlo A. Pelanda
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L' Arena

2006-10-23

23/10/2006

Poca chiarezza nella riforma del TFR

Il governo, Confindustria, ed i sindacati hanno raggiunto un accordo di massima al riguardo del Trattamento di fine rapporto (TFR). Oggi il ministro dell’Economia dovrebbe fissarne i dettagli in un testo definitivo. La misura, se approvata in Parlamento, riguarderà milioni di lavoratori e porterà loro un problema non facile di scelta.

Confindustria ha voluto dichiarare che l’accordo non le piace, ma che lo ha accettato perché era il meno peggio. Ed ha insistito sul fatto che è temporaneo, fino al 2008. Il governo non ha dichiarato nulla, al momento, in merito a tale temporaneità. Questa è la prima grossa ambiguità. Vediamo le altre. Il 1° gennaio 2007 le aziende con più di 50 dipendenti dovranno forzatamente trasferire all’Inps le somme accantonate per le liquidazioni  oppure versarle ad un Fondo pensione/investimento scelto dal lavoratore se questo lo deciderà e comunicherà entro il 30 giugno del 2007. Sarà libera l’eventuale scelta dei Fondi? Si potrà optare per un Fondo estero? Ancora non si capisce. Ma la soddisfazione dei sindacati lascia intendere che questi potranno gestire essi stessi Fondi di previdenza integrativa. Se così, quale tipo di Fondi, con quale metodo di gestione? Sarà un lavoratore in grado entro gennaio di poter avere tutte le informazioni necessarie per poter decidere? Poniamo che la scelta sia libera. In questo caso il lavoratore avrebbe la possibilità di mettere i denari del TFR già maturati in un fondo di investimento che li remunera mentre se restano fermi nelle aziende o se vanno all’Inps non ricevono interessi. Ma se non sarà libera e si potrà solo optare per Fondi di investimento gestiti da sindacati quale sarà la remunerazione in relazione al rischio? Come potrà valutare il lavoratore la qualità del Fondo a cui dare i propri denari se sarà di nuova istituzione e senza storia? Se il vantaggio del lavoratore nell’optare per un Fondo di previdenza integrativa fosse così netto, in caso di scelta libera, perché, allora, prevedere l’opzione di destinare il TFR all’Inps? Speriamo che il governo sia in grado di rispondere a tutte queste domande. Ma dovrà anche chiarire altri punti. Dopo il primo gennaio resterà l’obbligo contrattuale dell’impresa a versare il TFR. Si presume all’Inps o al Fondo come scelto dal lavoratore. Che fine farà il diritto del lavoratore stesso ad usare un anticipo del TFR per comprare la prima casa? In sintesi, consiglio i dipendenti delle aziende con più di 50 occupati di informarsi per tempo sul nuovo regime di misure che riguardano i loro denari per la liquidazione perché lo scenario appare poco chiaro. 

Sul piano generale, Confindustria è stata brava, vista la malaparata, nel difendere le aziende con meno di 50 dipendenti. Queste, infatti, sono piccole e il drenaggio di liquidità avrebbe creato una crisi sistemica. Su più di 4 milioni di imprese in Italia, infatti, solo 23mila circa hanno più di 50 dipendenti mentre il resto è sotto. La soglia dei 50 è stata decisa in base al ragionamento che una azienda grande o media possa reggere il salasso. Inoltre, per quelle sottoposte al prelievo forzoso è prevista una compensazione con soldi dello Stato (450 milioni complessivi, pare) e con un credito privilegiato, sembra, da parte delle banche. Ma ciò implica che l’azienda con 51 dipendenti avrà un vantaggio su quella con 49 in modi che violano le leggi sulla concorrenza. Che fine farà il 51° dipendente? Verrà licenziato o assunto per avere vantaggi? Sembra un incredibile pasticcio, ma aspettiamo il testo finale prima di dare un giudizio finale.

(c) 2006 Carlo Pelanda
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