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Carlo A. Pelanda
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L' Arena

2006-1-16

16/1/2006

Iran oltre la linea rossa

Da qualche tempo gli scenari stanno registrando un degrado nella sicurezza globale. Nei primi anni ’90 molti ritennero che con la fine della Guerra della fredda si sarebbe esaurita la ragione di tanti conflitti locali nel pianeta. In realtà la pace ed il suo dividendo non si avverarono. Fino al 1989 ci fu sì un “equilibrio del terrore”, ma questo tenne i conflitti sotto controllo per evitare che superassero la soglia oltre cui c’è il confronto totale. Inoltre Usa ed URSS si accordarono per limitare l’emergere di altri poteri nucleari. La dissoluzione di tale governo bipolare globale sta lasciando spazio alla proliferazione di nuovi regimi aggressivi con capacità atomiche. Tra questi l’Iran si presenta come uno dei casi più pericolosi perchè, in questi giorni, sta oltrepassando la linea rossa che separa la minaccia potenziale da quella in atto.

Teheran ha rotto tutti gli accordi relativi ai controlli Onu del suo programma nucleare civile che in realtà copre quello militare (almeno tre impianti sotterranei tenuti segreti) purtroppo molto avanzato. Così come quello dei vettori missilistici a medio-lungo raggio. Il neoeletto presidente Ahmadinejad da mesi promette la cancellazione totale di Israele. Ed insiste. Irride i richiami all’ordine da parte dell’Onu facendo affermare al proprio ministro degli Esteri che mai il Consiglio di sicurezza troverà l’unanimità per sanzionare Teheran. Risponde alla minaccia di embargo economico ricordando che possiede (circa) il 10% delle riserve di petrolio e metano del pianeta. Chiaro ricatto che il mercato sta valutando con preoccupazione per gli eventuali effetti devastanti sul prezzo dell’energia.

Tanta aggressività deve far riflettere sui suoi veri motivi. Non è escluso che, in realtà, la fazione più estrema del regime teocratico non senta ben consolidato il proprio potere nei confronti dei competitori più moderati e percepisca il rafforzarsi di gruppi “controrivoluzionari”, democratizzanti. Se vero, allora gli estremisti starebbero in realtà giocando la carta di creare una crisi esterna per gestire meglio quella interna ricorrendo al nazionalismo, all’idea dell’Iran che lotta contro i grandi e piccoli satana occidentali e quindi ad un maggior consenso per far fuori definitivamente gli ayatollah moderati e reprimere i focolai di rivolta che stanno accendendosi nella parte modernizzata della società iraniana. L’altra ipotesi è che il consolidamento degli estremisti sia già avvenuto e che questi stiano sul serio praticando una strategia espansiva di futuro attacco ad Israele, sostanzialmente finalizzato a legittimarsi come leader del movimento islamico globale e conseguentemente sviluppare un’influenza geopolitica in tale area. Nel primo caso bisognerebbe rispondere con molto prudenza per non dare agli estremisti scuse per eliminare i moderati e così aiutare i secondi a riprendere il potere. Ciò implica una reazione fredda, paziente e furba. Ma nel secondo la risposta dovrebbe essere calda e veloce attuando pressioni economiche e militari per riportare con le cattive Teheran sotto la linea rossa. Quello che si può dire con certezza ora sono due cose: (a) in ogni caso bisogna congelare il programma nucleare iraniano; (b) in ambedue i casi solo la coesione tra europei ed americani costringerà anche Russia e Cina ad associarsi nell’usare la legittimità dell’Onu per ottenere che l’Iran venga dissuaso o isolato oppure domato. Per questo Teheran sta tentando di dividere europei ed americani. Berlino – come appena confermato dalla Merkel - Londra e Roma saranno per la coesione, ma Parigi no. Questo il problema intraeuropeo da valutare con priorità.

(c) 2006 Carlo Pelanda
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