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Carlo A. Pelanda

Milano Finanza

2016-8-12

12/8/2016

La profezia irriflessiva sulle banche crea un’opportunità

Il momento di mercato è caratterizzato da un’ingiustificata profezia negativa al riguardo del sistema bancario italiano. Molti operatori credono che: a) nel breve, parecchi istituti dovranno ricapitalizzare in modi non favorevoli al rialzo dei corsi azionari; b) nel medio, la combinazione tra tassi a zero, costi eccessivi d’esercizio e difficoltà nel trovare un nuovo modello d’affari, getterà il sistema bancario in una situazione di compressione endemica dei profitti; c) in generale, quando finirà la garanzia di fatto della Bce sul debito pubblico italiano, in situazione di crescita insufficiente dell’economia, il mercato tornerà a sfiduciarlo, inducendo per contagio una destabilizzazione del sistema finanziario nazionale. Questo panorama, poi, è dipinto con nuvole scure all’orizzonte basate sull’assenza di un chiaro prestatore europeo di ultima istanza e sull’improbabilità di una rimozione delle euroregole depressive che permetta più crescita del mercato interno in un contesto di stagnazione della domanda globale. Il punto: tale scenario rappresenta un rischio e non una tendenza ineluttabile, ma molti attori lo scontano come se lo fosse. Il fatto divertente è che la profezia negativa limita anche la speculazione al ribasso perché non c’è fiducia su un rimbalzo futuro. Comunque lo sconto sui valori azionari è arrivato a livelli maggiori del rischio razionalmente calcolato, rendendo così l’investimento in azioni bancarie italiane una megaopportunità di business in questo momento di mercato. Infatti, personalmente, sto comprando. Perché? Le banche, in realtà, stanno studiando un nuovo modello dove fare più soldi con i servizi e alcune si stanno aprendo al ruolo di intermediari che connettono un fondo non bancario di private debt con un cliente corporate, puntando a remunerazioni elevate senza costi di ricopertura. Per inciso, il rilancio del modello bancario italiano sarebbe accelerato da più fondi di questo tipo. L’intermediazione tradizionale può restare remunerativa se sostenuta da nuove efficienze tecnologiche, fattibilissime. C’è il rischio che Berlino o Londra vogliano far saltare l’euro destabilizzando l’Italia che ne è il ventre molle, ma è più probabile che la Germania lo voglia tenere in piedi, per suo evidente vantaggio, e che quindi a un certo punto (2018) permetterà l’Unione bancaria, operazioni salvadebito e funzioni di garanzia di ultima istanza. In sintesi, se l’euro resta diviene razionale scommettere su una notevole ripresa dei profitti bancari italiani. Chi prima lo farà più guadagnerà.

(c) 2016 Carlo Pelanda
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