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Carlo A. Pelanda
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L' Arena

2004-1-26

26/1/2004

La responsabilità del risparmiatore

Nel riordinamento del sistema finanziario italiano la priorità non è solo quella di ottenere migliori controlli, ma anche investitori più istruiti. Pensate al seguente caso, reale: una coppia converte tutti i propri risparmi in obbligazioni poi colpite dall’insolvenza e i due vedono sparire i risparmi di tutta una vita. Chi ha fatto l’errore principale? Indipendentemente da truffe e malfunzionamenti dei sistemi di controlli ed informazione al pubblico è stata la coppia perché ha investito tutto il proprio denaro su un unico titolo invece che distribuirlo in un paniere. Il punto: in ogni caso non vi saranno mai sistemi di controlli perfetti e frutteti senza qualche mela marcia e quindi potrà capitare anche in un sistema ordinato qualche incidente. Se questo distrugge il 100% del capitale di un risparmiatore è un grave danno per il singolo e per la fiducia complessiva. Se fa perdere, diciamo, il 2% dell’intero portafoglio investito è un fastidio assorbibile senza tragedie e compensabile con altri guadagni di un pacchetto ben bilanciato. Sembra un punto molto semplice e sensato, quasi da vergognarsi a scriverlo data la sua ovvietà, ma è emerso dopo gli scandali Ciro e Parmalat che troppi risparmiatori italiani hanno compiuto sbagli nell’investimento tali da renderli vulnerabili a perdite totali e non solo relative. Per questo vanno ripetute alcune regole di buon investimento.

Non si investe mai del denaro su un’unica scommessa. Lo si distribuisce su tante azioni, titoli obbligazionari ed altro, un po’ di tutto. La logica è ovvia: ridurre il rischio attraverso la varietà. Fatelo sempre.

Perché non lo si fa sempre? Viene la tentazione di trovare il massimo profitto per i propri investimenti senza valutare i pericoli. Ma bisogna considerare che tutto ciò di “finanziario” che fa guadagnare, all’incirca, oltre due punti percentuali più dell’inflazione contiene un rischio molto elevato. Quindi, se uno vuole speculare può farlo benissimo, ma bilanciando l’investimento a rischio con uno più sicuro in modo tale (criterio empirico) che l’eventuale realizzarsi del rischio stesso non comporti una perdita grave del capitale complessivo. La legge del mercato è la seguente: più rendimento uguale a più rischio, meno rendimento più sicurezza. A cui il saggio risparmiatore deve aggiungere: il guadagno attraverso investimenti finanziari deve prima di tutto difendere il valore del capitale cumulato nel tempo e non deve essere scorciatoia per l’arricchimento.

La terza regola è quella di capire a fondo come funzionano i prodotti finanziari innovativi prima di comprarli. Per esempio, ricordo uno che comprò dei “covered warrant” perché davano un alto rendimento. Non aveva capito che se ciò avveniva era perché i valori sottostanti che reggevano tale prodotto di “finanza derivata” erano già compromessi. Farsi spiegare bene queste cose, sempre. Con un appello agli e per gli anziani. Molti pensionati sono caduti nella trappola della promessa di alti rendimenti poi rivelatasi una perdita totale. Bisognerà studiare tale fenomeno e capire cosa lo abbia causato per trovare dei rimedi specifici. Nel frattempo gli anziani aumentino il loro senso di prudenza, controllino tre volte qualsiasi mossa di gestione dei loro risparmi.         

Sono concetti semplici, ma servono ad evitare grossi guai. Tuutavia, se si devono scrivere su un quotidiano tali ovvietà vuol dire che c’è un grave problema di informazione: siamo ormai una società finanziarizzata, ma la cultura finanziaria non è ancora di massa. Va portata nelle scuole e nelle famiglie con lo scopo di spiegare come le istituzioni di controllo ed i risparmiatori abbiano eguale responsabilità nel buon funzionamento del mercato.

(c) 2004 Carlo Pelanda
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