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Carlo A. Pelanda
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Milano Finanza

2016-7-8

8/7/2016

Il mercato non sconta la crisi del sistema e ciò ne facilita la riparazione

L’incertezza dovuta ai segnali di frammentazione dell’Ue e di allontanamento delle due sponde dell’Atlantico per il ritorno di tendenze protezioniste sia in America sia nell’Europa occidentale non si è ancora trasformata in una crisi di fiducia sistemica che porterebbe il mercato a minimizzare la propensione al rischio e gli investimenti, innescando una depressione. Buona notizia. Ma per quale motivo il mercato non sta scontando, se non minimamente e più in forma speculativa che non strutturale, la possibilità di una tripla (intranazionale, intraeuropea, atlantica) disgregazione del sistema? I dati correnti e tendenziali, infatti, sono inquietanti. Le società democratiche che negli anni ’70-’80 raggiunsero, per la prima volta nella storia, la configurazione di 2/3 di ricchi (capaci di risparmio) e solo un 1/3 di poveri, ma con speranza di diventare ricchi, stanno puntando verso una dove i ricchi, la classe media, tendono a ridursi verso il 60% ed il 40% di poveri e recentemente impoveriti non spera più di diventare ricco, questo fatto il vero motore del consenso verso rinazionalizzazioni, protezionismo, e ricerca di capri espiatori per giustificare il fallimento personale, il tutto definibile come “comunità chiusa di difesa” dove il nemico è la società aperta e chi la propone. Il progetto del capitalismo di massa, base materiale di quello democratico, è in regressione. La politica in tutte le democrazie non riesce a rinnovarlo perché ogni riforma di efficienza implica dissensi inabilitanti. L’irruzione dei media nella politica, poi, seleziona il personale premiando i portatori di superficialità e non di responsabilità. La sintesi è che nell’età della moneta fiduciaria la politica, nelle democrazie, è sempre meno in grado di produrre la fiducia necessaria. In alcuni think tank prevale l’idea che il mercato non stia scontando la crisi strutturale del sistema perché i suoi attori non hanno una competenza di “analisi dei sistemi” che fa vedere il complesso dei fenomeni e i loro possibili sviluppi. Al momento ci salviamo, cioè, grazie all’ignoranza. Ma penso siano più importanti due altri fenomeni: quello tipico di negazione del pericolo e la constatazione che non ci sono altri luoghi migliori nel mondo dove impiegare masse di capitali pur in crisi il sistema occidentale. Comunque sia, il dato rilevante è che il mercato sta dando al sistema più fiducia di quanto meriti, fatto che premierà con capitale espansivo una profezia ottimistica e l’avvio di una anche minima riparazione del sistema stesso. Spero che la politica si accorga dell’opportunità.

(c) 2016 Carlo Pelanda
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