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Carlo A. Pelanda
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Milano Finanza

2016-7-1

1/7/2016

Tenere in vita il negoziato Ttip fino al 2018

A fine del 2015 appariva probabile la compattazione tra America, Ue e democrazie asiatiche attraverso una nuova formula di ricostruzione della Pax Americana (1944 – 2008): mercato integrato nel Pacifico (Tpp) e nell’Atlantico (Ttip), ambedue amerocentrici, ma con una prospettiva di fusione e quindi di crescente convergenza politica, monetaria e militare. Gli scopi erano (e sono) quelli di creare un mercato globale delle democrazie più grande della Cina per poterla condizionare e di costruire un sistema di flussi commerciali internazionali privilegiato tra nazioni con alti costi sistemici, appunto le democrazie, per aumentarne la crescita anche riducendo la concorrenza sleale esterna. L’America ha tenuto in piedi la Pax concedendo agli alleati, fin dagli anni ’50, la facoltà del commercio asimmetrico: lasciare loro esportare di tutto nel mercato statunitense senza chiedere reciprocità. Tale modello è costato circa l’1,5% del Pil ogni anno, ma, soprattutto, ha eroso la ricchezza della classe media esponendola a una concorrenza esterna insostenibile. Agli inizi del 2016, sollecitato dalle campagne protezioniste di Sanders e di Trump, il tema dell’impoverimento per eccesso di apertura del mercato è diventato centrale, riducendo il consenso per il Tpp e per il Ttip. Parallelamente, crollò anche il consenso sul lato europeo anche se l’impoverimento della classe media trova causa non nel mercato aperto, ma nel malfunzionamento dell’Ue e dei modelli di welfare europei. Il punto: se fallisce la soluzione Tpp + Ttip non ce ne sono altre per ricostruire un ordine mondiale favorevole alle democrazie e invertire la frammentazione della Pax Americana con una Nova Pax. Possibilità? Bisogna lasciar sfogare l’ondata della paura nelle democrazie impoverite, aspettare le elezioni in America, Francia e Germania e poi riprendere i negoziati intanto mantenendoli in vita. Soprattutto, bisognerà invertire il metodo usato finora: prima una trattativa politica e poi quella economica. Chiunque sarà eletto, infatti, avrà la priorità di non far implodere il sistema e vedrà che un mercato globale delle democrazie è la soluzione giusta. Ma la calibratura di come ogni nazione potrà partecipare dovrà essere fatta da leader che possano conciliare consenso interno e relazioni esterne entro un’architettura molto elastica. Tale formula di variazione, in particolare, del Ttip, da applicare nel 2018 dovrà essere predisposta nel 2017 dal G7 presieduto dall’Italia, motivo per difendere ora la continuità dei negoziati Ttip, anche strumento di riconciliazione con Londra.

(c) 2016 Carlo Pelanda
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