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Carlo A. Pelanda
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L' Arena

2002-6-17

17/6/2002

Il governo globale richiede più realismo e meno Onu

Il fallimento del vertice della Fao è stato tanto rumoroso da meritare un approfondimento. Cosa è successo? Le nazioni forti dell’Occidente, Stati Uniti e molte europee hanno disertato il summit. Per inciso, ciò non ha nulla a che vedere con l’Italia, semplice ospite di tale istituzione e comportatosi di conseguenza. La Commissione europea ha risposto picche, e piuttosto seccamente, alla richiesta di 24 miliardi di dollari (50mila miliardi di vecchie lire, circa) inoltrata dai vertici della Fao come sussidio necessario per alleviare i problemi globali di nutrizione. Colpisce questa esplicita delegittimazione di uno degli organismi dell’Onu e, quindi, dell’Onu stessa. Crudeltà dei ricchi nei confronti dei poveri? No, la “svolta” riguarda la transizione dalla solidarietà inefficace ad una più efficiente, non certo una ritirata dell’Occidente (G8) dalla responsabilità nei confronti del mondo povero ed emergente, anzi.

 I problemi di governo della globalizzazione stanno diventando sempre più complicati. I governi delle nazioni ricche che di fatto sono chiamati a gestirli ed a risolverli percepiscono che adesso bisogna fare sul serio: la fame va realmente cancellata, in generale un Paese disordinato va realmente rimesso a posto. Perché se non lo si fa i problemi irrisolti in luoghi pur remoti, via globalizzazione, arrivano poi da noi: terrorismo, Aids, guerre da dover combattere, prezzo del petrolio, ondate migratorie insostenibili, ecc. Quindi è sempre più chiaro sul piano del realismo che conviene operare prima per evitare un costo molto maggiore poi. Tale concetto costi/benefici è ormai da tempo politica in atto. Proprio per questo si è aperta la ricerca di formule più adeguate di architettura internazionale: servono nuovi veicoli che facciano sul serio le cose e non per finta, come l’Onu e la sua pletora di organizzazioni per lo più inutili, nonché le tante iniziative di solidarismo lirico che mettono a posto la coscienza dei ricchi – a basso costo – ma non certo la realtà.

Un esempio può chiarire meglio. Se si analizza in dettaglio chi vive nel mondo ancora preda di fame, mali e morte prematura si trova che ciò accade prevalentemente in Paesi nelle mani di dittatori o comunque regimi violenti e disordinati, per lo più in situazioni di guerra. Solo pochissimi dei Paesi poverissimi – meno di una decina su 55 - sono in condizioni disperate non per loro responsabilità dirette. Infatti a uno di questi l’Italia ha cancellato il debito. Ed è giusto. Ma per tutti gli altri o bisogna rimuovere i dittatori oppure premere affinché i governi locali facciano almeno un minimo di buongoverno. Per esempio, in molti paesi dell’Africa sub-sahariana i governi svendono le risorse nazionali per comprare armi o comunque aumentare il potere di un dittatore tribale, lasciando che la popolazione si immiserisca. E’ ovvio che se uno di questi governi è rappresentato all’Onu o in uno dei suoi organismi esecutivi, tipo Fao, non accetterà di essere imputato. E sosterrà il concetto che i ricchi cattivi devono dare più soldi. E avrà il potere per farlo perché il suo voto nell’Assemblea generale dell’Onu pesa. Quanto? Parecchio sul piano della legittimità. Se uno va a dire a tale Paese che è criminale e che ciò è la vera causa della fame, allora questo reagirà votando “contro”, insieme ad altri con interessi simili. Quindi la formula organizzativa dell’Onu contiene le possibilità di questi ricatti. Che impediscono alle risorse occidentali di essere finalizzate a diretto sollievo delle popolazioni in bisogno. Per esempio, i soldi arrivano, ma vengono intercettati dalle burocrazie dittatoriali e trasformati in cannoni e rolex d’oro. Soluzione? Togliere parte della legittimità all’Onu proprio per evitare questa assurdità. Ed è esattamente il motivo per cui l’Unione Europea e l’Occidente in generale ha trattato con durezza la Fao dove molti dei governi del tipo detto hanno influenza dominante.

 Proprio al vertice dei G8 di Genova gli occidentali hanno tentato di inaugurare un approccio selettivo che tagli fuori l’Onu in nome della maggiore efficacia: si invitano quei Paesi emergenti o poveri che meritano l’aiuto, concordandolo ad hoc. Ovviamente viene sempre invitato il Segretario generale dell’Onu  perché non sarebbe prudente delegittimare oltre misura tale organismo, ma solo per forma più che per sostanza. Questa nuova politica selettiva ha una certa capacità potenziale di poter raggiungere risultati efficaci. Ma ha dei limiti. Per esempio, quelli di legittimità per poter rimuovere un dittatore o far smettere una guerra. Se i G8 o, più recentemente, l’”Aquila tricipite” (Usa, Ue e Russia) intervenissero direttamente sul piano militare per qualche bonifica, vi sarebbe un’ondata di delegittimazione e di accuse di neo imperialismo. Tra l’altro sostenute da un ampio dissenso entro l’Occidente da parte di chi o non sa come stanno le cose in realtà o le sfrutta per interessi antagonisti. Pertanto sarebbe molto meglio che nei singoli continenti di formassero organizzazioni internazionali regionali con capacità di ordinamento locale. Per esempio se  l’Organizzazione per l’Africa Unita (Oua) decidesse che vi sono certi standard da rispettare e potesse votare delle missioni conseguenti, per esempio mandare dei soldati “africani” a bonificare una nazione “africana” disordinata, allora per gli occidentali sarebbe più politicamente sostenibile il supporto a tali operazioni. L’Onu non è (più) buon veicolo per queste cose ed è evidente che vada parzialmente depotenziato per lasciar emergere degli “Onu regionali” con missioni più ravvicinate ai luoghi dove i problemi hanno origine. E’ una questione complessa, non esauribile con questi pochi cenni, ma qui è utile avvertire  che tale tendenza è in atto per i motivi detti. Spiega la posizione occidentale in merito alla Fao, ma soprattutto indica che c’è una svolta finalmente seria per risollevare dalla miseria  un quinto della popolazione mondiale. 

(c) 2002 Carlo Pelanda
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