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Carlo A. Pelanda
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L' Arena

2002-3-4

4/3/2002

Rotta chiara, ma mare mosso

Se il lettore si sente frastornato dalla sequenza di dati economici contradditori non tema per le proprie facoltà mentali: queste sono a posto. E’ proprio la realtà economica  che, particolarmente in questo momento, esibisce una diversità di situazioni tali da farne sembrare incoerenti gli andamenti. Tuttavia, pur essendo il mare mosso, la nave dell’economia mondiale ha preso una rotta  precisa verso il rialzo.

Ricapitoliamo. Dal 1996 al 2000 il sistema statunitense ebbe una fase di crescita particolarmente forte trainata, sostanzialmente, dall’irruzione di Internet. Il mercato esagerò il potenziale espansivo prospettico di questa pur rivoluzionaria tecnologia caricandola di una montagna di investimenti. Che si scaricarono nel sistema borsistico mondiale – via quello americano che ne è pilota anche perché ne rappresenta circa il 50% dei valore complessivo di capitalizzazione -  mandandolo in bolla. La ricchezza finanziaria cresceva a ritmi mai visti in precedenza perché alimentata da afflussi continui di capitali attratti dalla promessa di una crescita futura enorme e continua. Per qualche anno i risparmiatori godettero di guadagni anomali che aumentarono la domanda generale di beni di consumo, soprattutto in America. Questo mercato nazionale attrasse più importazioni che fecero girare di più le economie esportatrici di tutto il pianeta. Le imprese si sbilanciarono in avanti scommettendo su un’espansione forte e duratura della domanda. Ad un certo punto la bolla si sgonfiò (marzo del 2000) sia perché i valori erano diventati irrealistici sia perché l’autorità monetaria americana alzò violentemnte il costo base del denaro per riportare la crescita entro i confini della sostenibilità. Per questo le aziende si trovarono improvvisamente intrappolate in eccessi di scorte e di capacità produttiva. Che furono costrette a riequilibrare attraverso tagli  dimensionali e riduzione a zero degli investimenti. Le Borse dovettero scontare la contrazione, ai limiti del crollo quella relativa al settore tecnologico. Ai primi del 2002 l’economia americana ha in parte assorbito lo sgonfiamento della macrobolla precedente e molti suoi settori sono pronti a ripartire con nuovi investimenti. Quella europea – comunque strutturalmente più lenta nel scendere come nel salire - segue il fenomeno con 4-6 mesi, tipici, di ritardo. Quindi da noi il picco della contrazione arriva adesso ed il rimbalzo è atteso verso primavera inoltrata.

Se l’aspetto di rotta generale appare chiaro, molto meno lo sono dettagli importanti e di interesse immediato. Per esempio, come mai le Borse sono in altalena, sintomo di non percezione di una direzione precisa da parte del  mercato pur questa evidente in base a quanto detto sopra? Un motivo è che la situazione è ancora a metà tra sgonfiamento della bolla e riavvio del ciclo e ciò rende alcuni titoli ancora sopravvalutati, altri no. Un altro, forse il più importante, è che il rimbalzo futuro non comporterà necessariamente un altrettanto forte o veloce rialzo dei profitti delle aziende quotate. Un terzo riguarda la diversificazione di andamento dei settori economici. Per esempio, quello dell’auto ha tenuto nel periodo di contrazione del 2001 grazie a forti sconti. Che hanno sia ridotto i profitti sia “mangiato” potenziale di domanda nel 2002 in quanto uno non cambia auto ogni sei mesi. Lo stesso può dirsi per le costruzioni (in America). Tali settori non potranno restare o andare molto presto alle stelle. Altri sì perché ora a “pavimento” e quindi pronti ad un rimbalzo (alcune tecnologie). A tutto questo si aggiunga che è improbabile, almeno quest’anno, che si ripeta l’effetto novità di Internet e dintorni. Ma è probabile che l’applicazione più diffusa della tecnologia dell’informazione ai processi economici – sul piano globale - darà buone sorprese in termini di maggiore produttività complessiva e quindi di una rinascita di attese di profitti maggiori nel futuro. In sintesi, il 2002 è ambiguo, ma per il 2003 e 2004 ci si aspetta un semiboom, piuttosto omogeneo nel pianeta. E qui c’è il punto. Il mercato finanziario ha la voglia spasmodica di anticipare questo buon futuro e tenta rialzi azzardati ad ogni piccola buona notizia. Salvo deprimersi quando i dati consigliano di stare più calmi. E buone e cattive nuove, appunto, per un po’ saranno bilanciate. Ciò renderà tempestoso per buona parte del 2002 il mare in cui la nave dell’economia mondiale naviga con un rotta precisa di ripresa.

Ovviamente non c’è solo questo scarto di velocità tra il desiderio del mercato finanziario e la ripresa dell’economia reale a creare i marosi.  Pesano anche incertezze sulla tenuta di alcune strutture portanti dell’economia mondiale. Per esempio: il rischio di crisi bancaria in Giappone con l’esito di far rientrare i capitali esportati in dollari e così provocare un uragano finanziario mondiale; se l’America riprende bene, l’Europa e, appunto, il Giappone sembrano farlo di meno – Francia e Germania in particolare – o più lentamente. In conclusione, il 2002 va visto come un anno di transizione dove il mercato dovrà essere riassicurato sui grandi rischi, aspettare lo sgonfiamento finale della bolla precedente e la ricostruzione dei potenziali di crescita per tutti i settori, in modo più omogeneo. E’ molto probabile che l’esito finale sarà buono, ma per arrivarci sarà inevitabile un forte rollio. Fateci il callo, piede da marinaio.

(c) 2002 Carlo Pelanda
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