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Carlo A. Pelanda
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L' Arena

2000-9-20

20/9/2000

La sfiducia sull’euro ha motivi razionali e chiari

Michael Mussa, capo economista del Fondo monetario internazionale, ha trovato che la discesa dell’euro fino ai picchi negativi di questi giorni e’ difficilmente spiegabile. E ha adombrato l’idea che il mercato sia eccessivamente ed irrazionalmente dubbioso sulle sorti della moneta unica. E dicendo cosi’ si unisce alla folta schiera di banchieri centrali e politici europei  che da piu’ di un anno ritengono inspiegabile, irrazionale ed anomalo il deprezzamento dell’euro sul dollaro. Pur con il dovuto rispetto,  vorrei notare che i motivi della caduta dell’euro sono spiegabilissimi e che il mercato, lungi dall’essere irrazionale, attualmente li registra pari pari, razionalmente. Tale notazione non vuol dire ne’ che l’euro sia irrimediabilmente malato ne’ tantomeno che non ci siano vie per arrivare ad un rapporto di  cambio piu’ equilibrato con il dollaro (fatto urgente anche per attuitire gli effetti dei prezzi petroliferi denominati in dollari). Significa, semplicemente, che il mercato attualmente vede piu’ motivi per non dare fiducia all’euro che per dargliela. E chi e’ interessato a riportare a galla la moneta deve analizzarli uno per uno e correggerli. E non liquidare la questione dicendo che il mercato e’ scemo. Vediamo.  

 In termini di parita’ di potere d’acquisto, ad occhio e croce, un rapporto corretto di cambio corretto dovrebbe essere quello di 0,96 euro per un dollaro (la partenza, nel gennaio 1999 a 1,17 euro per un dollaro era ampiamente sopravalutata). Cosa lo ha spinto attorno allo 0,85? Primo, il signor Schroeder, qualche tempo fa, ha dichiarato che lui e la Germania sono felici che l’euro sia cosi’ basso perche’cio’ favorisce l’export e la crescita (malsana e fragile proprio per questo, aggiungo io). Se voi foste operatori finanziari come interpretereste tale posizione ufficiale ed esplicita del leader del maggiore potere dell’eurozona? Come una promessa di ulteriori ribassi almeno per un po’ di tempo. Ed infatti cosi’, razionalmente, il mercato ha interpretato la cosa. Per inciso, visto il disastro di tale dichiarazione, poi il suo ufficio stampa si e’ affrettato a dire che quelle parole hanno prodotto solo un effetto di breve periodo. Non e’ vero. Il mercato sa benissimo che Schroeder ha bisogno di far crescita, anomala che sia, per avere un po’ di cassa utile a fare in seguito la riforma di detassazione che dovrebbe ridare competitivita’ alla congelata economia tedesca (ed europea). Quindi si tratta di un piano a medio termine e non di una battuta. E a medio termine l’euro restera’ indebolito dall’interesse tedesco a tenerlo svalutato (anche se non ai livelli eccessivi attuali). Mai questione fu piu’ chiara.  Secondo, esattamente quale parte del mercato sta premendo verso il basso la moneta unica? Sono gli investitori europei. Stanno comprando il comprabile, a qualsiasi prezzo, in America e non mettono manco un soldo in Europa. Perche’ nel primo mercato esistono opportunita’ che nel nostro manco ci sogniamo. Tale flusso di investimenti diretti si  aggiunge ad un altro flusso costante di capitale di risparmio che dall’Europa si sposta verso il piu’ sicuro dollaro. Per esempio, solo dall’Italia sono usciti negli ultimi mesi qualcosa come 250mila miliardi di lire equivalenti. Non mi sembra irrazionale, osservando tale flusso ininterrotto e perfino crescente, evitare nel breve periodo scommesse sul rialzo dell’euro. Sono gli stessi europei che non hanno fiducia nella moneta unica, in prospettiva. Terzo, non hanno tutti i torti. Molte questioni critiche di architettura europea sono ancora molto oscure e non se ne vede un qualche chiarimento in arrivo. Per esempio, qualora si procedesse all’allargamento – come definito dai trattati correnti – quale impatto avrebbe l’entrata di nuovi paesi non ancora economicamente solidi (Polonia, Ungheria, ecc.) sull’economia reale europea e sulla politica monetaria? Non e’ irrazionale temere che, fermo restando l’attuale sistema di “Europa agricola”, la Polonia prevalentemente rurale conporterebbe, per parecchio tempo, un costo superiore al beneficio per tutto l’eurosistema, con pregiudizio per la sua crescita futura. Fino a che questa e simili questioni non verranno chiarite l’euro restera’ in sospeso e sotto indagine. Gli inglesi, a a parte gli umori correnti negativi, mai faranno entrare la Sterlina nell’euro se l’allargamento implicasse pesi insostenibili. E senza la prospettiva futura  di questa entrata e’ ovvio che l’euro perde un pezzo non irrilevante di solidita’. I leader europei dicono che nel prossimo vertice di Nizza, a dicembre,  queste ed altre questioni critiche di architettura europea verranno chiarite. Benissimo, se le soluzioni saranno promettenti il mercato certamente lo riconoscera’. Se non lo saranno, no. Appunto, il mercato ha una posizione razionale al riguardo dell’euro: valuta i fatti, caso per caso e ne trae le conseguenze.

 Certo, in tale razionalita’ non si nota alcuna leva emotiva che riconosca all’euro tutto il suo potenziale futuro (notevole, sulla carta). Ed e’ probabilmente a questo atteggiamento non-ottimista che fanno riferimento coloro che si sentono sorpresi dall’eccessivoeuroscetticismo. Ma, parlandoci chiaro, perche’ mai i soggetti di mercato dovrebbero dare fiducia cieca all’euro? Ha una Banca centrale mal disegnata e senza riferimento politico chiaro. Tutti sanno che l’euro e’ nato su base politica e non dopo serie valutazioni tecniche: La Francia, temendo che la Germania diventasse il potere unico europeo, ha voluto imbrigiarla (“europeizzarla”) togliendogli la principale leva della sua forza nazionale: il marco. L’euro e’ nato per questo. Ma ora il mercato si aspetta di vedere la sostanza tecnica. Se sara’ buona, l’euro risorgera’ presto. Se cattiva, la crisi continuera’. Nessun mistero, niente di sorprendente o irrazionale.

(c) 2000 Carlo Pelanda
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