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Carlo A. Pelanda
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L' Arena

2000-9-15

15/9/2000

Dobbiamo prepararci al dopo-petrolio

I lettori – lo ricavo dalle molte lettere inviate sul mio sito - desiderano inquadrare meglio i termini complessivi dell’emergenza petrolio. Mi ha colpito, in particolare, la quantita’ di persone che hanno posto una domanda di puro buon senso: quando riusciremo a liberarci dalla schiavitu’ dell’oro nero, risorsa limitata e posseduta da Stati per lo piu’ antidemocratici, sottosviluppati ed instabili ? Alcuni aggiungendo che sarebbe ora di abolire il petrolio anche perche’ e’ la fonte principale di contaminazione ambientale del pianeta. Vediamo la questione articolandola in tre punti. 

  1. Scenario generale nel breve e medio periodo. Abbiamo di fronte due emergenze. La prima riguarda i prossimi sei mesi. Tipicamente, nel periodo invernale aumenta la domanda di combustibile per il riscaldamento in America, Europa e Giappone. Attualmente il prezzo del petrolio e trainato verso l’alto (oscilla attorno ai 35 dollari al barile) perche’ e’ in corso un boom di crescita dell’economia globale (oltre il 4% medio nel pianeta) che rende superiore la domanda all’offerta. Con l’aggiunta della domanda invernale e’ molto probabile che il prezzo punti ai 40 dollari. A questi livelli, i costi energetici non possono essere assorbiti dai sistemi economici. Per due motivi principali. L’impatto inflazionistico e’ fortissimo e cio’ mette sotto tensione rialzista i tassi monetari, limitando di conseguenza la quantita’ di capitale che alimenta la crescita economica. Soprattutto, l’attesa di maggiori costi energetici riduce la spesa dei consumatori in altri settori, causando una contrazione degli acquisti. Tale secondo punto, da solo, e’ in grado di mandare in recessione improvvisa l’economia americana. Poiche’ la crescita europea e’ quasi esclusivamente tirata dalle esportazioni negli Stati Unititi, la loro crisi colpirebbe duramente anche noi, con alto rischio di patatrac globale. L’emergenza e’ stata percepita realisticamente e sono in atto contromisure politiche (da parte di Washington, gli europei sono ininfluenti, sfortunatamente, in materia) finalizzate a tenere il prezzo del petrolio almeno verso i 30 dollari. Bastera’ ad evitare una brutta crisi? Probabilmente si’. Ma se passiamo indenni l’inverno, poi dovremo affrontare una seconda emergenza. Per sostenere la crescita globale il prezzo del petrolio dovrebbe scendere e restare stabile tra i 28 ed i 24 dollari per tutto il 2001. Se andasse sopra, si verificherebbe, pur in modo meno violento e piu’ diluito, una contrazione della crescita. Per esempio, quella europea prevista sopra il 3% di incremento del Pil scenderebbe sotto il 2%, quasi stagnazione. E porta di entratata per una recessione vera e propria in caso l’America crollasse. Riusciremo a passare anche questa? In qualche modo si’, anche perche’ i paesi produttori di petrolio non hanno alcun interesse a mandare l’Occidente in crisi in quanto cio’ farebbe crollare il prezzo del petrolio attorno ai 10 dollari (come successo nel 1998) e le loro finanze. Tuttavia la speranza di riuscire a tenere stabile attorno ai 25 dollari il prezzo del petrolio per i prossimi anni e’ molto bassa.
  2. Scenario di medio-lungo periodo. Infatti sta montando la consapevolezza che ci sia un conflitto insanabile tra dipendenza dal petrolio e crescita economica. Il problema e’ che se l’economia globale cresce come tutti speriamo, allora l’offerta di petrolio sara’ sempre inferiore alla domanda, tenendo i costi energetici, quindi l’inflazione ed i tassi monetari, sempre piu’ alti di quello che dovrebbero essere. In sintesi, l’economia basata sul petrolio ha un tetto di crescita che la comprimera’ continuamente. L’Opec assicura che aumentera’ l’offerta per evitare tale disastro. Ma, anche credendoci, tecnicamente i paesi produttori non possono farcela. E comunque il petrolio, pur piu’ abbondante di quanto pensato fino a poco fa, e’ una risorsa ad esaurimento. Molti economisti credono che una maggiore efficienza tecnologica nell’economia riesca ad evitare che i maggiori costi produzione dovuti al petrolio si scarichino direttamente sui prezzi al consumo e quindi sull’inflazione e sul costo del denaro. Vero. Ma la possibilita’ della nuova economia di assorbire l’impatto degli alti prezzi petroliferi grazie agli aumenti di produttivita’ e’ solo parziale. Puo’ ritardare o ridurre uno shock, ma non risolvere il problema. Per tale motivo sta emergendo la convinzione che se non passiamo il piu’ velocemente possibile ad un’economia post-petrolifera non riusciremo a crescere. O comunque saremo sempre sotto ricatto e a rischio di instabilita’.
  3. La nuova H-Economy. Sono gia’ in fase di sperimentazione avanzata i nuovi sistemi energetici basati sull’idrogeno (inventati dalla Nasa nel 1963). La tecnologia delle “fuel cells” lo trasforma in carburante per trasporti, elettricita’ e riscaldamento. Con ottima sicurezza, maneggiabilita’ e bassi costi di esercizio. Inoltre una “cellula a combustibile” basata sull’idrogeno produce come residuo ossigeno. Significa che potrete attaccarvi al tubo di scarico della vostra auto futura per prendere una boccata d’aria buona. Auto che tutte le case produttrici stanno sperimentando. In California sta per aprirsi la prima stazione di rifornimento sperimentale per autotrazione ad idrogeno. Alcuni scenari prevedono che nel 2020 il 25% del traffico su ruota sara’ spinto dall’idrogeno. E che, vista la pressione crescente dell’insostenibilita’ del petrolio, tale data puo’ essere anticipata di molto. In sintesi, c’e’ la tecnologia – fortunatamente – per passare dal petrolio all’idrogeno. Il secondo risorsa inesauribile, posseduta per capacita’ tecnologica e non per privilegio territoriale, pulita. Su questa base di nuova piattaforma energetica l’economia globale non avra’ piu’ il limite di espansione detto sopra. Ma esattamente quando e come sara’ possibile attuare tale transizione? Qui lo scenario e’ complicatissimo, irto di difficolta’ tecniche e di politica internazionale, e non oso nemmeno farne il sommmario (ma ci tornero’ sopra prossimamente). Per il momento il punto di fondo e’ che che con il petrolio e’ finita. O se dura il petrolio saremo finiti noi.
(c) 2000 Carlo Pelanda
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