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Carlo A. Pelanda
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L' Arena

2000-8-25

25/8/2000

Ma la scienza deve fare i conti con il consenso

La rivoluzione biotecnologica e’ ai suoi primi passi, ma gia’ impone alla nostra coscienza di risolvere dilemmi morali che non hanno precedenti nella storia. Per la prima volta, infatti, la conoscenza e’ in grado di modificare la vita, la natura e di crearle in nuove forme. Ma non abbiamo – noi intesi come “senso comune” - alcuna esperienza per trattare tali novita’. Dobbiamo farcene una in fretta per riuscire a gestire con razionalita’ e senza estremismi in un senso o nell’altro il nuovo mondo.

Che e’ pieno di promesse benefiche, ma ciascuna porta con se un lato agghiacciante. Per esempio, il governo statunitense, qualche giorno dopo quello britannico, ha approvato l’idea di poter fare esperimenti sulle cellule degli embrioni umani. Quando questi sono ancora indifferenziati. Cioe’ composti da circa venti cellule chiamate “multipotenti” perche’ ciascuna potra’ diventare o il fegato o il cervello o un dito nel successivo sviluppo dell’embrione verso la forma di un essere umano compiuto. Tale specifico materiale genetico e’ di enorme importanza per la medicina perche’ ha la capacita’ di ricostruire organi lesi da malattie o traumi: le spine dorsali rotte potranno essere riparate; i cervelli danneggiati potranno essere riportati a piena funzionalita’. In sintesi, si ipotizza che dalle cellule iniziali degli embrioni sia possibile ricavare una serie di terapie potentissime per curare un gran numero di mali o disfunzioni finora considerati incurabili. E’ancora solo una speranza che deriva dagli esperimenti attuati con successo sui topi. Appunto, il mondo della scienza chiede alla politica di poter iniziare gli esperimenti con materiali umani. Questa, nei paesi citati, ha per forza dovuto rispondere di si’. Come si puo’dire di no a qualcosa che potrebbe salvare centinaia di milioni di persone dalla morte o dalla invalidita’? Ma solo l’idea di poter manipolare un embrione umano e’ incompatibile con la definizione cristiana di individuo: quelle venti cellule, pur ancora indifferenziate, sono gia’ una persona, con anima e tutto il proprio pieno diritto all’integrita’. I due governi, per minimizzare il dissenso, hanno posto limiti bioetici stringenti al reperimento del materiale organico umano ed al suo trattamento per evitare il piu’ possibile un conflitto tra morale e tecnica. Ma sara’ difficile impedirlo. Infatti ci sono gia’ i primi segni di una forte mobilitazione contro tale sviluppo biomedico.

Qual’e’ la giusta posizione da prendere per un cittadino che voglia essere razionale? Francamente, non possiamo rinunciare alla speranza di poter avere tra cinque-sei anni terapie cosi’ benefiche. Vorrei proprio sentire il dialogo tra uno che ha perso l’uso delle gambe e che potrebbe riprenderlo grazie alle nuove terapie geniche e un altro che sostiene l’impossibilita’ etica di fare gli esperimenti necessari per mettere a punto la cura. Non avrebbe senso.  Dall’altra, non possiamo comunque accettare violazioni del principio di intoccabilita’ dell’essere umano. Porterebbe al rischio di discrimanazioni genetiche e di chissa’ cosa altro. Dilemma senza soluzioni?

 No, ce ne sono. Penso che nessuno avrebbe niente da ridire se i materiali genetici utili alle riparazioni del corpo fossero prelevati da individui adulti gia’ formati - come si dona il sangue - invece di prenderli da embrioni. E’ possibile? Pare che lo sia, sostengono molti specialisti di questa materia. Ma, aggiungono, le cellule embrionali sono quelle che assicurano il miglior risultato  mentre quelle ricavate dagli adulti implicano un processo di elaborazione piu’ complicato, meno efficiente ed efficace. Forse piu’costoso. E qui c’e’ il punto. Se pagando di piu’ i processi di sperimentazione e di fabbricazione delle sostanze utili riuscissimo ad evitare la manipolazione diretta degli embrioni, allora la maggior spesa varrebbe la pena. I costi aggiuntivi sarebbero bilanciati dal minor dissenso al riguardo della tecnica in quanto non toccherebbe un materiale di enorme delicatezza simbolica. E, se tecnologicamente possibile, propongo questa soluzione razionale al dilemma.

Che riguarda una strategia generale per rendere socialmente accettabile senza traumi la rivoluzione biologica. Gli scienziati devono cominciare a capire che devono incorporare nei loro progetti tecnici anche il requisito del consenso. Cio’ significa diventare capaci di produrre bionovita’ senza lacerare la sfera morale corrente. Per esempio, non sarebbe possibile produrre cellule multipotenti in modi totalmente artificiali, senza prelevare i materiali di base da organismi gia’ esistenti? Il problema e’ che gli interessati non si sono nemmeno posti questa domanda. Sarebbe un buon momento per farlo. Ma se noi – comunita’ - non li stimoliamo e’ difficile pensare che qualcuno sia disposto spontaneamente a studiare procedure piu’costose e complicate. Ecco perche’ noi tutti dobbiamo imparare a parlare di questi temi, farci delle opinioni istruite, sentire il dovere di essere razionali e propositivi.   

(c) 2000 Carlo Pelanda
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