La morte di Cuccia cambierà certamente il capitalismo italiano

(titolo originale)

Cosa cambierà nel capitalismo italiano dopo la morte di Enrico Cuccia? Un indizio per capirlo è dato dagli andamenti della Borsa di Milano ieri mattina, quando la notizia del lutto si è diffusa. Le azioni di Mediobanca (di cui Cuccia è stato padre padrone dal 1946, anno della fondazione) sono schizzate all’insù, fino a sfiorare la sospensione del titolo per eccesso di rialzo, comunque assestatosi attorno al 6% a metà giornata. Ed è stato scambiato un numero impressionante di azioni, circa il 2% dell’intero capitale. Ciò va interpretato come una mancanza di rispetto da parte del mercato nei confronti di Cuccia? No, tutt’altro.

Il “grande tessitore” perseguiva un’idea “molto politica” della finanza. Doveva servire a rafforzare il gracile capitalismo italiano, con Mediobanca sua tutrice - cioè proprietaria di quote rilevanti delle più grandi aziende, holding, banche ed assicurazioni – contro la maggior forza del capitalismo straniero. La credibilità e capacità di Cuccia erano tali da riuscire e tenere “blindati” i valori più importanti del sistema nazionale. Ricordo, mesi fa, la battuta di un grande banchiere europeo: fino a che c’è Cuccia le Assicurazioni Generali (il più bel gioiello finanziario italiano di cui Mediobanca è primo azionista) non sono scalabili. Va detto che non necessariamente d’ora in poi lo siano. Ma il mercato ha percepito che l’uscita di Cuccia dalla scena possa liberare gli enormi valori finanziari finora bloccati dalla sua strategia “nazionale”, cioè dal privilegiare il potere di controllo dato da un pacchetto azionario piuttosto che la remunerazione pura e semplice.  In realtà già da parecchio tempo Cuccia aveva perso il potere effettivo per contrastare le ambizioni dei giganti finanziari che si muovono in Europa. Ma questi lo temevano e – sembra strano che accada in un settore notevolmente cinico – lo rispettavano. Questo secondo punto spiega perché solo alla notizia della sua morte e non prima – era da mesi ammalato – il mercato ha scommesso su una “sblindatura” di buona parte del sistema industriale e finanziario italiano, comprando sia i titoli di Mediobanca che delle sue partecipate più importanti (Generali, Compart, Gemina, Hdp). C’è da dire che nei giorni scorsi erano filtrate le anticipazioni sul riassetto azionario di Mediobanca, con la salita al 9,5% di Unicredito nel suo capitale e l’entrata di Mediolanum e Lucchini (Sinpar), notizie che facevano presagire un notevole attivismo futuro di questo sistema e conseguenti buone speranze di rialzo di tutti i titoli della galassia collegata. E non è escluso che l’annuncio di questo fatto, quasi in coincidenza con quello della morte di Cuccia, sia stato un motivo dei rialzi detti. Ma molti commenti di operatori del mercato mi hanno convinto che sia prevalso l’atto di rispetto nei confronti di un grande. E con ciò si chiude un’era.

Cosa succederà ora? Geronzi, Presidente del Banco di Roma e grande azionista di Mediobanca, si è affrettato a dichiarare che non cambierà nulla. Ma è difficile credere che abbia ragione, nonostante le intenzioni. Il punto è che la strategia di Cuccia, per i motivi strumentali detti sopra, aveva in realtà congelato una gran massa di valori rendendo di fatto “non contendibile” (cioè scalabile) la proprietà di molti beni industriali e finanziari. Per esempio, la teorica contendibilità delle Generali ne raddoppierebbe, per dire, l’attuale valore borsistico vista la sua centralità nello scacchiere del potere finanziario europeo. E così per tutto il resto, per esempio Fondiaria controllata da Mediobanca via Compart (la ex-Ferfin). E Mediobanca stessa, intesa come cassaforte in cui è depositato il controllo di buona parte del meglio che c’è in Italia. In termini più tecnici, la strategia di blindatura di Cuccia aveva prodotto l’effetto laterale di rendere in qualche modo sottovalutati, per rigidità strategica, i valori finanziari dei gioelli dell’economiam italiana. Aperto il forziere, perché l’enorme peso morale di Cuccia non vi è più seduto sul coperchio, è impensabile che tali valori, prima o poi, non si mettano a volare più in alto e attorno al mondo. E il capitalismo italiano diventerà certamente più aperto e vivace con soddisfazione dei risparmiatori.

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Cosa cambierà nel capitalismo italiano dopo la morte di Enrico Cuccia? Un indizio per capirlo è dato dagli andamenti della Borsa di Milano ieri mattina, quando la notizia del lutto si è diffusa. Le azioni di Mediobanca (di cui Cuccia è stato padre padrone dal 1946, anno della fondazione) sono schizzate all’insù, fino a sfiorare la sospensione del titolo per eccesso di rialzo, comunque assestatosi attorno al 6% a metà giornata. Ed è stato scambiato un numero impressionante di azioni, circa il 2% dell’intero capitale. Ciò va interpretato come una mancanza di rispetto da parte del mercato nei confronti di Cuccia? No, tutt’altro.

Il “grande tessitore” perseguiva un’idea “molto politica” della finanza. Doveva servire a rafforzare il gracile capitalismo italiano, con Mediobanca sua tutrice - cioè proprietaria di quote rilevanti delle più grandi aziende, holding, banche ed assicurazioni – contro la maggior forza del capitalismo straniero. La credibilità e capacità di Cuccia erano tali da riuscire e tenere “blindati” i valori più importanti del sistema nazionale. Ricordo, mesi fa, la battuta di un grande banchiere europeo: fino a che c’è Cuccia le Assicurazioni Generali (il più bel gioiello finanziario italiano di cui Mediobanca è primo azionista) non sono scalabili. Va detto che non necessariamente d’ora in poi lo siano. Ma il mercato ha percepito che l’uscita di Cuccia dalla scena possa liberare gli enormi valori finanziari finora bloccati dalla sua strategia “nazionale”, cioè dal privilegiare il potere di controllo dato da un pacchetto azionario piuttosto che la remunerazione pura e semplice.  In realtà già da parecchio tempo Cuccia aveva perso il potere effettivo per contrastare le ambizioni dei giganti finanziari che si muovono in Europa. Ma questi lo temevano e – sembra strano che accada in un settore notevolmente cinico – lo rispettavano. Questo secondo punto spiega perché solo alla notizia della sua morte e non prima – era da mesi ammalato – il mercato ha scommesso su una “sblindatura” di buona parte del sistema industriale e finanziario italiano, comprando sia i titoli di Mediobanca che delle sue partecipate più importanti (Generali, Compart, Gemina, Hdp). C’è da dire che nei giorni scorsi erano filtrate le anticipazioni sul riassetto azionario di Mediobanca, con la salita al 9,5% di Unicredito nel suo capitale e l’entrata di Mediolanum e Lucchini (Sinpar), notizie che facevano presagire un notevole attivismo futuro di questo sistema e conseguenti buone speranze di rialzo di tutti i titoli della galassia collegata. E non è escluso che l’annuncio di questo fatto, quasi in coincidenza con quello della morte di Cuccia, sia stato un motivo dei rialzi detti. Ma molti commenti di operatori del mercato mi hanno convinto che sia prevalso l’atto di rispetto nei confronti di un grande. E con ciò si chiude un’era.

Cosa succederà ora? Geronzi, Presidente del Banco di Roma e grande azionista di Mediobanca, si è affrettato a dichiarare che non cambierà nulla. Ma è difficile credere che abbia ragione, nonostante le intenzioni. Il punto è che la strategia di Cuccia, per i motivi strumentali detti sopra, aveva in realtà congelato una gran massa di valori rendendo di fatto “non contendibile” (cioè scalabile) la proprietà di molti beni industriali e finanziari. Per esempio, la teorica contendibilità delle Generali ne raddoppierebbe, per dire, l’attuale valore borsistico vista la sua centralità nello scacchiere del potere finanziario europeo. E così per tutto il resto, per esempio Fondiaria controllata da Mediobanca via Compart (la ex-Ferfin). E Mediobanca stessa, intesa come cassaforte in cui è depositato il controllo di buona parte del meglio che c’è in Italia. In termini più tecnici, la strategia di blindatura di Cuccia aveva prodotto l’effetto laterale di rendere in qualche modo sottovalutati, per rigidità strategica, i valori finanziari dei gioelli dell’economiam italiana. Aperto il forziere, perché l’enorme peso morale di Cuccia non vi è più seduto sul coperchio, è impensabile che tali valori, prima o poi, non si mettano a volare più in alto e attorno al mondo. E il capitalismo italiano diventerà certamente più aperto e vivace con soddisfazione dei risparmiatori.

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Cosa cambierà nel capitalismo italiano dopo la morte di Enrico Cuccia? Un indizio per capirlo è dato dagli andamenti della Borsa di Milano ieri mattina, quando la notizia del lutto si è diffusa. Le azioni di Mediobanca (di cui Cuccia è stato padre padrone dal 1946, anno della fondazione) sono schizzate all’insù, fino a sfiorare la sospensione del titolo per eccesso di rialzo, comunque assestatosi attorno al 6% a metà giornata. Ed è stato scambiato un numero impressionante di azioni, circa il 2% dell’intero capitale. Ciò va interpretato come una mancanza di rispetto da parte del mercato nei confronti di Cuccia? No, tutt’altro.

Il “grande tessitore” perseguiva un’idea “molto politica” della finanza. Doveva servire a rafforzare il gracile capitalismo italiano, con Mediobanca sua tutrice - cioè proprietaria di quote rilevanti delle più grandi aziende, holding, banche ed assicurazioni – contro la maggior forza del capitalismo straniero. La credibilità e capacità di Cuccia erano tali da riuscire e tenere “blindati” i valori più importanti del sistema nazionale. Ricordo, mesi fa, la battuta di un grande banchiere europeo: fino a che c’è Cuccia le Assicurazioni Generali (il più bel gioiello finanziario italiano di cui Mediobanca è primo azionista) non sono scalabili. Va detto che non necessariamente d’ora in poi lo siano. Ma il mercato ha percepito che l’uscita di Cuccia dalla scena possa liberare gli enormi valori finanziari finora bloccati dalla sua strategia “nazionale”, cioè dal privilegiare il potere di controllo dato da un pacchetto azionario piuttosto che la remunerazione pura e semplice.  In realtà già da parecchio tempo Cuccia aveva perso il potere effettivo per contrastare le ambizioni dei giganti finanziari che si muovono in Europa. Ma questi lo temevano e – sembra strano che accada in un settore notevolmente cinico – lo rispettavano. Questo secondo punto spiega perché solo alla notizia della sua morte e non prima – era da mesi ammalato – il mercato ha scommesso su una “sblindatura” di buona parte del sistema industriale e finanziario italiano, comprando sia i titoli di Mediobanca che delle sue partecipate più importanti (Generali, Compart, Gemina, Hdp). C’è da dire che nei giorni scorsi erano filtrate le anticipazioni sul riassetto azionario di Mediobanca, con la salita al 9,5% di Unicredito nel suo capitale e l’entrata di Mediolanum e Lucchini (Sinpar), notizie che facevano presagire un notevole attivismo futuro di questo sistema e conseguenti buone speranze di rialzo di tutti i titoli della galassia collegata. E non è escluso che l’annuncio di questo fatto, quasi in coincidenza con quello della morte di Cuccia, sia stato un motivo dei rialzi detti. Ma molti commenti di operatori del mercato mi hanno convinto che sia prevalso l’atto di rispetto nei confronti di un grande. E con ciò si chiude un’era.

Cosa succederà ora? Geronzi, Presidente del Banco di Roma e grande azionista di Mediobanca, si è affrettato a dichiarare che non cambierà nulla. Ma è difficile credere che abbia ragione, nonostante le intenzioni. Il punto è che la strategia di Cuccia, per i motivi strumentali detti sopra, aveva in realtà congelato una gran massa di valori rendendo di fatto “non contendibile” (cioè scalabile) la proprietà di molti beni industriali e finanziari. Per esempio, la teorica contendibilità delle Generali ne raddoppierebbe, per dire, l’attuale valore borsistico vista la sua centralità nello scacchiere del potere finanziario europeo. E così per tutto il resto, per esempio Fondiaria controllata da Mediobanca via Compart (la ex-Ferfin). E Mediobanca stessa, intesa come cassaforte in cui è depositato il controllo di buona parte del meglio che c’è in Italia. In termini più tecnici, la strategia di blindatura di Cuccia aveva prodotto l’effetto laterale di rendere in qualche modo sottovalutati, per rigidità strategica, i valori finanziari dei gioelli dell’economiam italiana. Aperto il forziere, perché l’enorme peso morale di Cuccia non vi è più seduto sul coperchio, è impensabile che tali valori, prima o poi, non si mettano a volare più in alto e attorno al mondo. E il capitalismo italiano diventerà certamente più aperto e vivace con soddisfazione dei risparmiatori.

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2000-6-24

24/6/2000

Ecco cosa può cambiare negli scenari nazionali

La morte di Cuccia cambierà certamente il capitalismo italiano

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Cosa cambierà nel capitalismo italiano dopo la morte di Enrico Cuccia? Un indizio per capirlo è dato dagli andamenti della Borsa di Milano ieri mattina, quando la notizia del lutto si è diffusa. Le azioni di Mediobanca (di cui Cuccia è stato padre padrone dal 1946, anno della fondazione) sono schizzate all’insù, fino a sfiorare la sospensione del titolo per eccesso di rialzo, comunque assestatosi attorno al 6% a metà giornata. Ed è stato scambiato un numero impressionante di azioni, circa il 2% dell’intero capitale. Ciò va interpretato come una mancanza di rispetto da parte del mercato nei confronti di Cuccia? No, tutt’altro.

Il “grande tessitore” perseguiva un’idea “molto politica” della finanza. Doveva servire a rafforzare il gracile capitalismo italiano, con Mediobanca sua tutrice - cioè proprietaria di quote rilevanti delle più grandi aziende, holding, banche ed assicurazioni – contro la maggior forza del capitalismo straniero. La credibilità e capacità di Cuccia erano tali da riuscire e tenere “blindati” i valori più importanti del sistema nazionale. Ricordo, mesi fa, la battuta di un grande banchiere europeo: fino a che c’è Cuccia le Assicurazioni Generali (il più bel gioiello finanziario italiano di cui Mediobanca è primo azionista) non sono scalabili. Va detto che non necessariamente d’ora in poi lo siano. Ma il mercato ha percepito che l’uscita di Cuccia dalla scena possa liberare gli enormi valori finanziari finora bloccati dalla sua strategia “nazionale”, cioè dal privilegiare il potere di controllo dato da un pacchetto azionario piuttosto che la remunerazione pura e semplice.  In realtà già da parecchio tempo Cuccia aveva perso il potere effettivo per contrastare le ambizioni dei giganti finanziari che si muovono in Europa. Ma questi lo temevano e – sembra strano che accada in un settore notevolmente cinico – lo rispettavano. Questo secondo punto spiega perché solo alla notizia della sua morte e non prima – era da mesi ammalato – il mercato ha scommesso su una “sblindatura” di buona parte del sistema industriale e finanziario italiano, comprando sia i titoli di Mediobanca che delle sue partecipate più importanti (Generali, Compart, Gemina, Hdp). C’è da dire che nei giorni scorsi erano filtrate le anticipazioni sul riassetto azionario di Mediobanca, con la salita al 9,5% di Unicredito nel suo capitale e l’entrata di Mediolanum e Lucchini (Sinpar), notizie che facevano presagire un notevole attivismo futuro di questo sistema e conseguenti buone speranze di rialzo di tutti i titoli della galassia collegata. E non è escluso che l’annuncio di questo fatto, quasi in coincidenza con quello della morte di Cuccia, sia stato un motivo dei rialzi detti. Ma molti commenti di operatori del mercato mi hanno convinto che sia prevalso l’atto di rispetto nei confronti di un grande. E con ciò si chiude un’era.

Cosa succederà ora? Geronzi, Presidente del Banco di Roma e grande azionista di Mediobanca, si è affrettato a dichiarare che non cambierà nulla. Ma è difficile credere che abbia ragione, nonostante le intenzioni. Il punto è che la strategia di Cuccia, per i motivi strumentali detti sopra, aveva in realtà congelato una gran massa di valori rendendo di fatto “non contendibile” (cioè scalabile) la proprietà di molti beni industriali e finanziari. Per esempio, la teorica contendibilità delle Generali ne raddoppierebbe, per dire, l’attuale valore borsistico vista la sua centralità nello scacchiere del potere finanziario europeo. E così per tutto il resto, per esempio Fondiaria controllata da Mediobanca via Compart (la ex-Ferfin). E Mediobanca stessa, intesa come cassaforte in cui è depositato il controllo di buona parte del meglio che c’è in Italia. In termini più tecnici, la strategia di blindatura di Cuccia aveva prodotto l’effetto laterale di rendere in qualche modo sottovalutati, per rigidità strategica, i valori finanziari dei gioelli dell’economiam italiana. Aperto il forziere, perché l’enorme peso morale di Cuccia non vi è più seduto sul coperchio, è impensabile che tali valori, prima o poi, non si mettano a volare più in alto e attorno al mondo. E il capitalismo italiano diventerà certamente più aperto e vivace con soddisfazione dei risparmiatori.

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