Tante luci e qualche ombra nella nascita della nuova euroborsa globale

(titolo originale)

 L’integrazione, annunciata mercoledì scorso, tra la Borsa di Londra (London Stock Exchange) e la Deutsche Borse di Francoforte è una notizia di valore epocale. Inaugura, infatti, il passaggio dai mercati azionari nazionali ad uno europeo integrato, a sua volta aperto all’esterno e, quindi, passo precursore per la successiva formazione di una Borsa mondiale. Vediamo luci – prevalenti - e ombre di questa novità.

Prima di tutto si tratta di “fusione” vera e propria. E’ importante notare questo punto in quanto nei mesi passati c’era ancora l’idea di formare una sorta di confederazione europea tra Borse nazionali che restavano autonome. Era un concetto, in effetti, debole perché faceva pesare troppo la dimensione geografica  entro un mercato che, grazie alle comunicazioni elettroniche ed alla globalizzazione degli scambi, non ha più frontiere. Inoltre in una confederazione non si sa mai bene chi comandi e chi faccia le regole. Infatti i due soggetti più forti, Londra e Francoforte (in cui avviene il 53% del commercio europeo di azioni) hanno dato vita ad un'unica entità fortissima: “iX”(International Exchanges) che per potenza oggettiva assorbirà tutte le altre Borse – e sistemi collegati – d’Europa. Già  Milano e Madrid hanno firmato una lettera di intenti che le vedrà fondersi con “iX” nella seconda ondata di integrazioni, entro il giugno del 2001. E alla fine anche il competitore Euronext, cioè l’alleanza tra le Borse di Parigi, Bruxelles ed Amsterdam, dovrà in qualche modo far parte di “iX”. In sintesi, dopo meno tre mesi di gestazione si sta formando un’unica grande Borsa europea. Quali saranno i vantaggi per i risparmiatori, operatori ed aziende?

Per  lo meno sei, tutti dovuti all’aumento di scala del mercato e sua standardizzazione: aumento della liquidità; differenziali (spreads) minori tra domanda ed offerta di titoli; un maggiore volume assoluto di transazioni; prezzi più equi (mercato più grande, più occhi controllano e valutano); riduzione dei costi di intermediazione per gli investitori; una più ampia platea a favore delle aziende che si quotano.

Ma la nuova euroborsa sarà credibile? Il fatto che la sede legale di “iX” sarà a Londra non è irrilevante. Tradizionalmente la Borsa londinese ha avuto il vantaggio competitivo di un’ottima regolamentazione – nel senso di garanzia per gli investitori - dei processi borsistici. Ed è veramente un buon segnale che Francoforte abbia rinunciato a qualsiasi “nazionalismo” al riguardo. Come lo è il fatto che nella piazza tedesca verranno concentrati gli scambi dei titoli a più alto potenziale di crescita (i cosiddetti “nuovi mercati”). La Borsa di Francoforte, infatti, negli ultimi anni si è dimostrata molto più vitale di quella londinese su questo settore del mercato azionario. Mentre nella piazza londinese verranno gestiti i listini delle “blue chips”, cioè i titoli delle aziende a più elevata capitalizzazione. Ma il sistema elettronico per la gestione tecnica di “iX” sarà il tedesco “Xetra” e quello londinese verrà abbandonato. In sintesi, sembra che le due piazze abbiano conferito il meglio che avevano alla nuova entità comune senza fare considerazioni di carattere provinciale, ma puntando alla massima competitività. E questo va segnalato perché è un inconsueto segnale di grande capacità tecnica e volontà competitiva.

Che il potentissimo Nasdaq, cioè la Borsa tecnologica statunitense, ha pienamente  e velocemente recepito. Fino a poche settimane fa aveva in mente di creare un “Nasdaq Europe” capace di superare per efficienza e scala qualsiasi singolo mercato azionario europeo. Ma ha velocemente svoltato, vista la nascita di “iX”, firmando con la nuova euroborsa un contratto di integrazione operativa. E probabilmente questo è il punto più importante per l’espansione globale di “iX”. Per la componente dei titoli tecnologici, infatti, esisterà presto un unico luogo di scambio che comprenderà i “nuovi mercati” europei, Il Nasdaq americano (già seconda Borsa mondiale per capitalizzazione e numero di aziende, per lo più di alta tecnologia, quotate), il Nasdaq-Giappone (che prenderà il via a giugno), caratterizzato da un ciclo continuo, cioè di 24 ore, di contrattazioni. Sarà il primo nucleo di un mercato azionario totale planetario. E’ roba grossa perché i vantaggi elencati sopra sarebbero moltiplicati per dieci. E si consideri che la teoria economica recita che la sola formazione di mercati (intesi come luoghi di scambio) più ampi comporta un aumento della crescita reale e finanziaria.

Sembra troppo bello per essere vero? In effetti ci sono ancora molte domande senza risposta. Per esempio, in quale valuta comprerò un titolo che in “iX” può essere scambiato sia in sterline sia in euro o perfino in dollari nel sistema integrato Nasdaq- iX? Il presidente di “iX”, l’inglese Don Cruickshank,  ha annunciato che tale scelta la farà il cliente. D’accordo, ma chi e come riassicurerà il rischio di cambio? E come si eviterà che la volatilità nei rapporti di cambio tra valute non riverberi in modo anomalo sul valore dei titoli e viceversa? Sicuramente si troveranno buone risposte tecniche a questo e cento altri problemi legati all’integrazione. Ma fino a che non saranno chiare e sperimentate dobbiamo mantenere un atteggiamento di prudenza nel valutare la pur promettente novità che sta emergendo.      

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 L’integrazione, annunciata mercoledì scorso, tra la Borsa di Londra (London Stock Exchange) e la Deutsche Borse di Francoforte è una notizia di valore epocale. Inaugura, infatti, il passaggio dai mercati azionari nazionali ad uno europeo integrato, a sua volta aperto all’esterno e, quindi, passo precursore per la successiva formazione di una Borsa mondiale. Vediamo luci – prevalenti - e ombre di questa novità.

Prima di tutto si tratta di “fusione” vera e propria. E’ importante notare questo punto in quanto nei mesi passati c’era ancora l’idea di formare una sorta di confederazione europea tra Borse nazionali che restavano autonome. Era un concetto, in effetti, debole perché faceva pesare troppo la dimensione geografica  entro un mercato che, grazie alle comunicazioni elettroniche ed alla globalizzazione degli scambi, non ha più frontiere. Inoltre in una confederazione non si sa mai bene chi comandi e chi faccia le regole. Infatti i due soggetti più forti, Londra e Francoforte (in cui avviene il 53% del commercio europeo di azioni) hanno dato vita ad un'unica entità fortissima: “iX”(International Exchanges) che per potenza oggettiva assorbirà tutte le altre Borse – e sistemi collegati – d’Europa. Già  Milano e Madrid hanno firmato una lettera di intenti che le vedrà fondersi con “iX” nella seconda ondata di integrazioni, entro il giugno del 2001. E alla fine anche il competitore Euronext, cioè l’alleanza tra le Borse di Parigi, Bruxelles ed Amsterdam, dovrà in qualche modo far parte di “iX”. In sintesi, dopo meno tre mesi di gestazione si sta formando un’unica grande Borsa europea. Quali saranno i vantaggi per i risparmiatori, operatori ed aziende?

Per  lo meno sei, tutti dovuti all’aumento di scala del mercato e sua standardizzazione: aumento della liquidità; differenziali (spreads) minori tra domanda ed offerta di titoli; un maggiore volume assoluto di transazioni; prezzi più equi (mercato più grande, più occhi controllano e valutano); riduzione dei costi di intermediazione per gli investitori; una più ampia platea a favore delle aziende che si quotano.

Ma la nuova euroborsa sarà credibile? Il fatto che la sede legale di “iX” sarà a Londra non è irrilevante. Tradizionalmente la Borsa londinese ha avuto il vantaggio competitivo di un’ottima regolamentazione – nel senso di garanzia per gli investitori - dei processi borsistici. Ed è veramente un buon segnale che Francoforte abbia rinunciato a qualsiasi “nazionalismo” al riguardo. Come lo è il fatto che nella piazza tedesca verranno concentrati gli scambi dei titoli a più alto potenziale di crescita (i cosiddetti “nuovi mercati”). La Borsa di Francoforte, infatti, negli ultimi anni si è dimostrata molto più vitale di quella londinese su questo settore del mercato azionario. Mentre nella piazza londinese verranno gestiti i listini delle “blue chips”, cioè i titoli delle aziende a più elevata capitalizzazione. Ma il sistema elettronico per la gestione tecnica di “iX” sarà il tedesco “Xetra” e quello londinese verrà abbandonato. In sintesi, sembra che le due piazze abbiano conferito il meglio che avevano alla nuova entità comune senza fare considerazioni di carattere provinciale, ma puntando alla massima competitività. E questo va segnalato perché è un inconsueto segnale di grande capacità tecnica e volontà competitiva.

Che il potentissimo Nasdaq, cioè la Borsa tecnologica statunitense, ha pienamente  e velocemente recepito. Fino a poche settimane fa aveva in mente di creare un “Nasdaq Europe” capace di superare per efficienza e scala qualsiasi singolo mercato azionario europeo. Ma ha velocemente svoltato, vista la nascita di “iX”, firmando con la nuova euroborsa un contratto di integrazione operativa. E probabilmente questo è il punto più importante per l’espansione globale di “iX”. Per la componente dei titoli tecnologici, infatti, esisterà presto un unico luogo di scambio che comprenderà i “nuovi mercati” europei, Il Nasdaq americano (già seconda Borsa mondiale per capitalizzazione e numero di aziende, per lo più di alta tecnologia, quotate), il Nasdaq-Giappone (che prenderà il via a giugno), caratterizzato da un ciclo continuo, cioè di 24 ore, di contrattazioni. Sarà il primo nucleo di un mercato azionario totale planetario. E’ roba grossa perché i vantaggi elencati sopra sarebbero moltiplicati per dieci. E si consideri che la teoria economica recita che la sola formazione di mercati (intesi come luoghi di scambio) più ampi comporta un aumento della crescita reale e finanziaria.

Sembra troppo bello per essere vero? In effetti ci sono ancora molte domande senza risposta. Per esempio, in quale valuta comprerò un titolo che in “iX” può essere scambiato sia in sterline sia in euro o perfino in dollari nel sistema integrato Nasdaq- iX? Il presidente di “iX”, l’inglese Don Cruickshank,  ha annunciato che tale scelta la farà il cliente. D’accordo, ma chi e come riassicurerà il rischio di cambio? E come si eviterà che la volatilità nei rapporti di cambio tra valute non riverberi in modo anomalo sul valore dei titoli e viceversa? Sicuramente si troveranno buone risposte tecniche a questo e cento altri problemi legati all’integrazione. Ma fino a che non saranno chiare e sperimentate dobbiamo mantenere un atteggiamento di prudenza nel valutare la pur promettente novità che sta emergendo.      

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 L’integrazione, annunciata mercoledì scorso, tra la Borsa di Londra (London Stock Exchange) e la Deutsche Borse di Francoforte è una notizia di valore epocale. Inaugura, infatti, il passaggio dai mercati azionari nazionali ad uno europeo integrato, a sua volta aperto all’esterno e, quindi, passo precursore per la successiva formazione di una Borsa mondiale. Vediamo luci – prevalenti - e ombre di questa novità.

Prima di tutto si tratta di “fusione” vera e propria. E’ importante notare questo punto in quanto nei mesi passati c’era ancora l’idea di formare una sorta di confederazione europea tra Borse nazionali che restavano autonome. Era un concetto, in effetti, debole perché faceva pesare troppo la dimensione geografica  entro un mercato che, grazie alle comunicazioni elettroniche ed alla globalizzazione degli scambi, non ha più frontiere. Inoltre in una confederazione non si sa mai bene chi comandi e chi faccia le regole. Infatti i due soggetti più forti, Londra e Francoforte (in cui avviene il 53% del commercio europeo di azioni) hanno dato vita ad un'unica entità fortissima: “iX”(International Exchanges) che per potenza oggettiva assorbirà tutte le altre Borse – e sistemi collegati – d’Europa. Già  Milano e Madrid hanno firmato una lettera di intenti che le vedrà fondersi con “iX” nella seconda ondata di integrazioni, entro il giugno del 2001. E alla fine anche il competitore Euronext, cioè l’alleanza tra le Borse di Parigi, Bruxelles ed Amsterdam, dovrà in qualche modo far parte di “iX”. In sintesi, dopo meno tre mesi di gestazione si sta formando un’unica grande Borsa europea. Quali saranno i vantaggi per i risparmiatori, operatori ed aziende?

Per  lo meno sei, tutti dovuti all’aumento di scala del mercato e sua standardizzazione: aumento della liquidità; differenziali (spreads) minori tra domanda ed offerta di titoli; un maggiore volume assoluto di transazioni; prezzi più equi (mercato più grande, più occhi controllano e valutano); riduzione dei costi di intermediazione per gli investitori; una più ampia platea a favore delle aziende che si quotano.

Ma la nuova euroborsa sarà credibile? Il fatto che la sede legale di “iX” sarà a Londra non è irrilevante. Tradizionalmente la Borsa londinese ha avuto il vantaggio competitivo di un’ottima regolamentazione – nel senso di garanzia per gli investitori - dei processi borsistici. Ed è veramente un buon segnale che Francoforte abbia rinunciato a qualsiasi “nazionalismo” al riguardo. Come lo è il fatto che nella piazza tedesca verranno concentrati gli scambi dei titoli a più alto potenziale di crescita (i cosiddetti “nuovi mercati”). La Borsa di Francoforte, infatti, negli ultimi anni si è dimostrata molto più vitale di quella londinese su questo settore del mercato azionario. Mentre nella piazza londinese verranno gestiti i listini delle “blue chips”, cioè i titoli delle aziende a più elevata capitalizzazione. Ma il sistema elettronico per la gestione tecnica di “iX” sarà il tedesco “Xetra” e quello londinese verrà abbandonato. In sintesi, sembra che le due piazze abbiano conferito il meglio che avevano alla nuova entità comune senza fare considerazioni di carattere provinciale, ma puntando alla massima competitività. E questo va segnalato perché è un inconsueto segnale di grande capacità tecnica e volontà competitiva.

Che il potentissimo Nasdaq, cioè la Borsa tecnologica statunitense, ha pienamente  e velocemente recepito. Fino a poche settimane fa aveva in mente di creare un “Nasdaq Europe” capace di superare per efficienza e scala qualsiasi singolo mercato azionario europeo. Ma ha velocemente svoltato, vista la nascita di “iX”, firmando con la nuova euroborsa un contratto di integrazione operativa. E probabilmente questo è il punto più importante per l’espansione globale di “iX”. Per la componente dei titoli tecnologici, infatti, esisterà presto un unico luogo di scambio che comprenderà i “nuovi mercati” europei, Il Nasdaq americano (già seconda Borsa mondiale per capitalizzazione e numero di aziende, per lo più di alta tecnologia, quotate), il Nasdaq-Giappone (che prenderà il via a giugno), caratterizzato da un ciclo continuo, cioè di 24 ore, di contrattazioni. Sarà il primo nucleo di un mercato azionario totale planetario. E’ roba grossa perché i vantaggi elencati sopra sarebbero moltiplicati per dieci. E si consideri che la teoria economica recita che la sola formazione di mercati (intesi come luoghi di scambio) più ampi comporta un aumento della crescita reale e finanziaria.

Sembra troppo bello per essere vero? In effetti ci sono ancora molte domande senza risposta. Per esempio, in quale valuta comprerò un titolo che in “iX” può essere scambiato sia in sterline sia in euro o perfino in dollari nel sistema integrato Nasdaq- iX? Il presidente di “iX”, l’inglese Don Cruickshank,  ha annunciato che tale scelta la farà il cliente. D’accordo, ma chi e come riassicurerà il rischio di cambio? E come si eviterà che la volatilità nei rapporti di cambio tra valute non riverberi in modo anomalo sul valore dei titoli e viceversa? Sicuramente si troveranno buone risposte tecniche a questo e cento altri problemi legati all’integrazione. Ma fino a che non saranno chiare e sperimentate dobbiamo mantenere un atteggiamento di prudenza nel valutare la pur promettente novità che sta emergendo.      

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2000-5-6

6/5/2000

Luci e ombre sulla nascita dell’euroborsa

Tante luci e qualche ombra nella nascita della nuova euroborsa globale

(titolo originale)

 L’integrazione, annunciata mercoledì scorso, tra la Borsa di Londra (London Stock Exchange) e la Deutsche Borse di Francoforte è una notizia di valore epocale. Inaugura, infatti, il passaggio dai mercati azionari nazionali ad uno europeo integrato, a sua volta aperto all’esterno e, quindi, passo precursore per la successiva formazione di una Borsa mondiale. Vediamo luci – prevalenti - e ombre di questa novità.

Prima di tutto si tratta di “fusione” vera e propria. E’ importante notare questo punto in quanto nei mesi passati c’era ancora l’idea di formare una sorta di confederazione europea tra Borse nazionali che restavano autonome. Era un concetto, in effetti, debole perché faceva pesare troppo la dimensione geografica  entro un mercato che, grazie alle comunicazioni elettroniche ed alla globalizzazione degli scambi, non ha più frontiere. Inoltre in una confederazione non si sa mai bene chi comandi e chi faccia le regole. Infatti i due soggetti più forti, Londra e Francoforte (in cui avviene il 53% del commercio europeo di azioni) hanno dato vita ad un'unica entità fortissima: “iX”(International Exchanges) che per potenza oggettiva assorbirà tutte le altre Borse – e sistemi collegati – d’Europa. Già  Milano e Madrid hanno firmato una lettera di intenti che le vedrà fondersi con “iX” nella seconda ondata di integrazioni, entro il giugno del 2001. E alla fine anche il competitore Euronext, cioè l’alleanza tra le Borse di Parigi, Bruxelles ed Amsterdam, dovrà in qualche modo far parte di “iX”. In sintesi, dopo meno tre mesi di gestazione si sta formando un’unica grande Borsa europea. Quali saranno i vantaggi per i risparmiatori, operatori ed aziende?

Per  lo meno sei, tutti dovuti all’aumento di scala del mercato e sua standardizzazione: aumento della liquidità; differenziali (spreads) minori tra domanda ed offerta di titoli; un maggiore volume assoluto di transazioni; prezzi più equi (mercato più grande, più occhi controllano e valutano); riduzione dei costi di intermediazione per gli investitori; una più ampia platea a favore delle aziende che si quotano.

Ma la nuova euroborsa sarà credibile? Il fatto che la sede legale di “iX” sarà a Londra non è irrilevante. Tradizionalmente la Borsa londinese ha avuto il vantaggio competitivo di un’ottima regolamentazione – nel senso di garanzia per gli investitori - dei processi borsistici. Ed è veramente un buon segnale che Francoforte abbia rinunciato a qualsiasi “nazionalismo” al riguardo. Come lo è il fatto che nella piazza tedesca verranno concentrati gli scambi dei titoli a più alto potenziale di crescita (i cosiddetti “nuovi mercati”). La Borsa di Francoforte, infatti, negli ultimi anni si è dimostrata molto più vitale di quella londinese su questo settore del mercato azionario. Mentre nella piazza londinese verranno gestiti i listini delle “blue chips”, cioè i titoli delle aziende a più elevata capitalizzazione. Ma il sistema elettronico per la gestione tecnica di “iX” sarà il tedesco “Xetra” e quello londinese verrà abbandonato. In sintesi, sembra che le due piazze abbiano conferito il meglio che avevano alla nuova entità comune senza fare considerazioni di carattere provinciale, ma puntando alla massima competitività. E questo va segnalato perché è un inconsueto segnale di grande capacità tecnica e volontà competitiva.

Che il potentissimo Nasdaq, cioè la Borsa tecnologica statunitense, ha pienamente  e velocemente recepito. Fino a poche settimane fa aveva in mente di creare un “Nasdaq Europe” capace di superare per efficienza e scala qualsiasi singolo mercato azionario europeo. Ma ha velocemente svoltato, vista la nascita di “iX”, firmando con la nuova euroborsa un contratto di integrazione operativa. E probabilmente questo è il punto più importante per l’espansione globale di “iX”. Per la componente dei titoli tecnologici, infatti, esisterà presto un unico luogo di scambio che comprenderà i “nuovi mercati” europei, Il Nasdaq americano (già seconda Borsa mondiale per capitalizzazione e numero di aziende, per lo più di alta tecnologia, quotate), il Nasdaq-Giappone (che prenderà il via a giugno), caratterizzato da un ciclo continuo, cioè di 24 ore, di contrattazioni. Sarà il primo nucleo di un mercato azionario totale planetario. E’ roba grossa perché i vantaggi elencati sopra sarebbero moltiplicati per dieci. E si consideri che la teoria economica recita che la sola formazione di mercati (intesi come luoghi di scambio) più ampi comporta un aumento della crescita reale e finanziaria.

Sembra troppo bello per essere vero? In effetti ci sono ancora molte domande senza risposta. Per esempio, in quale valuta comprerò un titolo che in “iX” può essere scambiato sia in sterline sia in euro o perfino in dollari nel sistema integrato Nasdaq- iX? Il presidente di “iX”, l’inglese Don Cruickshank,  ha annunciato che tale scelta la farà il cliente. D’accordo, ma chi e come riassicurerà il rischio di cambio? E come si eviterà che la volatilità nei rapporti di cambio tra valute non riverberi in modo anomalo sul valore dei titoli e viceversa? Sicuramente si troveranno buone risposte tecniche a questo e cento altri problemi legati all’integrazione. Ma fino a che non saranno chiare e sperimentate dobbiamo mantenere un atteggiamento di prudenza nel valutare la pur promettente novità che sta emergendo.      

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