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Carlo A. Pelanda
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L' Arena

2000-1-14

14/1/2000

Il redditometro è la punta di un iceberg ben più inquietante

 Cosa c’è sotto il redditometro? Molto probabilmente il raggiungimento da parte della polizia finanziaria della capacità tecnologica di schedare in forma perfetta ogni vostro movimento di denaro, o acquisizione patrimoniale, che sia registrata su mezzo elettronico o su altro supporto che poi implichi l’immissione del dato in un archivio computerizzato accessibile on-line. Questa è la vera notizia. Senza tale capacità, infatti, il redditometro, ovvero lo strumento di accertamento induttivo ed indiretto dei vostri guadagni, sarebbe un vuoto esercizio burocratico. Ma adesso è diventato uno strumento realmente operativo. Con dei pericoli. Vediamo perché.

 Poniamo che un bravo funzionario voglia sapere quanto  esattamente io guadagni. Batte il mio nome nell’apposito spazio di un motore di ricerca speciale. Questo - una sorta di agente elettronico che alla velocità della luce può penetrare in qualsiasi archivio elettronico del pianeta – per prima cosa entra nei  miei conti bancari attuali (può farlo senza autorizzazione) e copia i volumi di entrate ed uscite nonché i nomi ed i conti dei soggetti con cui ero e sono in relazione. E viene fuori una cifra. L’ottimo accertatore, però, non è soddisfatto. Penetra, con l’autorità di polizia di cui è dotato, entro il sistema mondiale delle carte di credito. Importa nel file che mi riguarda tutte le operazioni via carta a mio nome degli ultimi anni. E con questo controlla cosa io abbia fatto all’estero, se ho conti bancari esotici ed altre cose del genere. Passa, poi, i miei comportamenti complessivi d’acquisto ad un programma che li analizza ricavandone una buona stima di quanto io possa guadagnare. Per perfezionare l’analisi, va alla ricerca di altri dati collaterali. Assicurazioni, proprietà varie, tipo di automobile, se nuova o usata, quando comprata e rivenduta. Tutte queste operazioni, in realtà, possono avvenire istantaneamente e in modo automatico. Il risultato corrisponde ad un mio profilo economico abbastanza completo. Prende la mia dichiarazione dei redditi e la  compara con quello. Se risulta che i due numeri (reddito dichiarato e quello ipotizzato dal computer) hanno uno scarto del 15%, allora vengo messo nella categoria dei probabili evasori. Francamente non so dirvi se il nuovo sistema della Finanza abbia già tutta questa potenza. Ma posso assicurarvi che, sul piano tecnologico, la potrà certamente avere in breve tempo.  In sintesi, gentili lettori, siete tutti schedabili istantaneamente, tracciabili minuto per minuto. La polizia finanziaria – o un funzionario civile del Dipartimento delle entrate -  non avrà più bisogno di venire a casa vostra. Basterà premere un bottone per sapere tutto di voi. Da dove lo ricavo? Qualche giorno fa i tecnici hanno presentato a Visco non solo il redditometro inteso come insieme di formule e parametri per calcolare induttivamente il vostro reddito, ma anche il sistema tecnico per ottenere istantaneamente i dati utili sui quali applicare le formulette stesse. A me sembra di capire – se sbaglio mi scuso-  che Visco abbia realizzato di fatto, senza legittimità parlamentare, una sorta di anagrafe tributaria e patrimoniale degli italiani entro un sistema di controllo continuo, dettagliato e diffuso di ciascun cittadino. In sintesi, la tecnologia dell’informazione al servizio della poltiica di controllo non si limita più ad incrociare qualche dato che vi riguarda (per esempio, posizione INPS e dichiarazione fiscale), ma sta arrivando alla capacità di raccogliere tutti i dati personali e di fonderli in un unico profilo completo delle vostre situazioni di vita e comportamenti economici. 

 Dobbiamo averne paura o no? Se esistessero leggi – applicabili sul serio e non per finta – che ci tutelassero contro gli abusi possibili derivanti da questa capacità informativa totale ed istantanea non dovremmo avere alcun timore. Non possiamo negare allo Stato il potere di accertare la legalità dei nostri comportamenti. Così come non sarebbe saggio opporsi a suoi poteri intrusivi ancor più forti per questioni di sicurezza. Ma il punto è che più aumenta la capacità  di invadere la vita privata del cittadino più ci dovrebbero essere norme di salvaguardia. Per esempio, chi assicura che i miei dati personali non vaghino, magari finendo in mani ostili?  Chi mi garantisce contro il rischio che qualcuno sposti una qualche virgola nell’indice del redditometro per farmi passare dalla lista dei buoni a quella dei cattivi, così legittimando un’indagine su di me anche se non ce ne sono i motivi reali? E quali norme garantiscono i cittadini da eventuali difetti del sistema, da errori basati sul fatto che le operazioni tarate sui grandi numeri non si adattano a casi specifici? In sintesi, in Italia è emersa quasi di nascosto una capacità di controllo totale sul cittadino senza che ci sia una legislazione adeguata che lo tuteli. Negli Stati Uniti le tecnologie di intrusione statali sulla vita privata sono perfino più diffuse di quelle appena inaugurate da noi. Ma ci sono fior fior di leggi e controlli reali che puniscono  - con buona efficacia dissuasiva - qualsiasi abuso.  Qui da noi non c’è niente del genere. E per questo dobbiamo seriamente preoccuparci.  In conclusione, penso di non essere allarmista se invoco l’attenzione del Parlamento, e la vostra per stimolarlo, sulla questione. Spero siate d’accordo sul fatto che dovremmo sapere: (a) come esattamente funziona  il nuovo sistema informativo del Ministero delle finanze;  (b) chi lo gestisce e quanti hanno accesso allo strumento e con quali sistemi di barriera/salvaguardia contro l’utilizzo improprio delle informazioni; (c) chi controlla i controllori e come.

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