Ragazzi d'Iran. Come opinione pubblica, la prima cosa su cui dobbiamo vigilare è che non si ripeta a Teheran una strage degli studenti tipo quella avvenuta a Pechino in piazza Tienanmen. Quella volta, un decennio fa, fummo presi di sorpresa. Non eravamo neppure abituati alla globalizzazione ed alla sua conseguenza che gli eventi in Cina o Iran o Kosovo sono fatti di casa nostra e non remoti. Così non facemmo nulla ed il governo cinese poté impunemente stritolare con i suoi carri armati centinaia di giovani vite che sinceramente chiedevano più libertà democratiche. La Cina affamata di investimenti esteri sarebbe stata molto sensibile ad un richiamo da parte del G7. Non venne, se non a posteriori ed inutilmente. Con questo in mente, spero siate d'accordo, cerchiamo almeno di mettere in stato di attenzione il nostro governo dimostrando che stiamo seguendo la questione.

Che rischio di repressione c'è contro gli studenti iraniani e gli altri gruppi che lottano per la modernizzazione del regime medievalista islamico? C'erano buoni segnali, ma ora la situazione si é rovesciata. Qualche giorno fa il capo del governo, Mohammad Khatami, ha destituito due capi della polizia a causa dell'eccesso di brutalità usata da questi nei confronti degli studenti che manifestavano. Khatami rappresenta l'ala riformista del regime iraniano ed é in lotta contro l'ayatollah Khamenei, guida spirituale del paese - di fede musulmana sciita - che invece persegue il fondamentalismo teocratico e rigorista. Per un momento é sembrato che i riformatori prevalessero. Ma le notizie più recenti mostrano che Khamenei ha scatenato i conservatori nelle piazze e, soprattutto, ha ordinato alle forze di polizia ed ai miliziani islamici di reprimere le "rivolte" (cioé gli studenti) e ristabilire l'ordine. Ormai é braccio di ferro tra il moderato Khatami ed il fondamentalista Khamenei. Probabilmente ambedue usano le masse - l'uno i conservatori, l'altro i modernisti - per combattere via interposta persona la battaglia personale per il potere. Il primo ha mosso l'ingenuità e sincerità degli studenti per rispondere alla chiusura di un giornale a lui vicino, riformatore, il "Salam". Il secondo ha mobilitato tutti i gruppi religiosi in contromanifestzioni successive a quelle dei gruppi che chiedevano un Iran meno oppressivo, libertà democratiche e la possibilità per le donne di non venire arrestate se mostrano il volto e osano mettersi il rossetto o una gonna al ginocchio. A questo punto Khatami ha preso paura e ha fatto marcia indietro mollando gli studenti - probabilmente - da lui stesso aizzati o, comunque, illusi che fosse possibile un cambiamento. Il 13 luglio, infatti, ha dichiarato: " queste azioni - cioé i quattro giorni di sommosse studentesche - vanno contro gli interessi nazionali, il nostro sistema e i programmi di governo". Significa che non se la sente di proseguire il confronto con Khamenei. Qui il punto. Gli studenti si sono mossi convinti che Khatami mantenesse l'appoggio alle loro richieste. Ora questo li ha abbandonati e messi nelle mani dei pasdaran e dei "basidji" (estremisti del regime islamico) inferociti. Certo, nei giorni scorsi gli studenti hanno esagerato. I provocatori della polizia e servizi di Khamenei si sono infiltrati nelle loro file proprio per trasformare una manifestazione pacifica in disordine che richiedeva repressione. E sta arrivando. Questi studenti sinceri, ma ingenui, non hanno nessuno a casa loro che, adesso, li aiuti ad evitare chi la tortura, chi l'assassinio nel chiuso di qualche prigione, chi la sparizione. Ecco perché questi ragazzi possono contare solo su di noi, sulla nostra cultura di universalismo cristiano per cui ogni uomo é fratello e con diritto alla vita in ogni parte del mondo. Almeno parliamone sperando che il nostro governo segnali all'Unione Europea, al gruppo dei G7, ed all'Iran stesso - con il quale sono in discussione ricchissimi contratti petroliferi - che gli italiani non potranno tollerare senza reazioni il massacro degli studenti, neanche uno.

" /> Ragazzi d'Iran. Come opinione pubblica, la prima cosa su cui dobbiamo vigilare è che non si ripeta a Teheran una strage degli studenti tipo quella avvenuta a Pechino in piazza Tienanmen. Quella volta, un decennio fa, fummo presi di sorpresa. Non eravamo neppure abituati alla globalizzazione ed alla sua conseguenza che gli eventi in Cina o Iran o Kosovo sono fatti di casa nostra e non remoti. Così non facemmo nulla ed il governo cinese poté impunemente stritolare con i suoi carri armati centinaia di giovani vite che sinceramente chiedevano più libertà democratiche. La Cina affamata di investimenti esteri sarebbe stata molto sensibile ad un richiamo da parte del G7. Non venne, se non a posteriori ed inutilmente. Con questo in mente, spero siate d'accordo, cerchiamo almeno di mettere in stato di attenzione il nostro governo dimostrando che stiamo seguendo la questione.

Che rischio di repressione c'è contro gli studenti iraniani e gli altri gruppi che lottano per la modernizzazione del regime medievalista islamico? C'erano buoni segnali, ma ora la situazione si é rovesciata. Qualche giorno fa il capo del governo, Mohammad Khatami, ha destituito due capi della polizia a causa dell'eccesso di brutalità usata da questi nei confronti degli studenti che manifestavano. Khatami rappresenta l'ala riformista del regime iraniano ed é in lotta contro l'ayatollah Khamenei, guida spirituale del paese - di fede musulmana sciita - che invece persegue il fondamentalismo teocratico e rigorista. Per un momento é sembrato che i riformatori prevalessero. Ma le notizie più recenti mostrano che Khamenei ha scatenato i conservatori nelle piazze e, soprattutto, ha ordinato alle forze di polizia ed ai miliziani islamici di reprimere le "rivolte" (cioé gli studenti) e ristabilire l'ordine. Ormai é braccio di ferro tra il moderato Khatami ed il fondamentalista Khamenei. Probabilmente ambedue usano le masse - l'uno i conservatori, l'altro i modernisti - per combattere via interposta persona la battaglia personale per il potere. Il primo ha mosso l'ingenuità e sincerità degli studenti per rispondere alla chiusura di un giornale a lui vicino, riformatore, il "Salam". Il secondo ha mobilitato tutti i gruppi religiosi in contromanifestzioni successive a quelle dei gruppi che chiedevano un Iran meno oppressivo, libertà democratiche e la possibilità per le donne di non venire arrestate se mostrano il volto e osano mettersi il rossetto o una gonna al ginocchio. A questo punto Khatami ha preso paura e ha fatto marcia indietro mollando gli studenti - probabilmente - da lui stesso aizzati o, comunque, illusi che fosse possibile un cambiamento. Il 13 luglio, infatti, ha dichiarato: " queste azioni - cioé i quattro giorni di sommosse studentesche - vanno contro gli interessi nazionali, il nostro sistema e i programmi di governo". Significa che non se la sente di proseguire il confronto con Khamenei. Qui il punto. Gli studenti si sono mossi convinti che Khatami mantenesse l'appoggio alle loro richieste. Ora questo li ha abbandonati e messi nelle mani dei pasdaran e dei "basidji" (estremisti del regime islamico) inferociti. Certo, nei giorni scorsi gli studenti hanno esagerato. I provocatori della polizia e servizi di Khamenei si sono infiltrati nelle loro file proprio per trasformare una manifestazione pacifica in disordine che richiedeva repressione. E sta arrivando. Questi studenti sinceri, ma ingenui, non hanno nessuno a casa loro che, adesso, li aiuti ad evitare chi la tortura, chi l'assassinio nel chiuso di qualche prigione, chi la sparizione. Ecco perché questi ragazzi possono contare solo su di noi, sulla nostra cultura di universalismo cristiano per cui ogni uomo é fratello e con diritto alla vita in ogni parte del mondo. Almeno parliamone sperando che il nostro governo segnali all'Unione Europea, al gruppo dei G7, ed all'Iran stesso - con il quale sono in discussione ricchissimi contratti petroliferi - che gli italiani non potranno tollerare senza reazioni il massacro degli studenti, neanche uno.

"/> Ragazzi d'Iran. Come opinione pubblica, la prima cosa su cui dobbiamo vigilare è che non si ripeta a Teheran una strage degli studenti tipo quella avvenuta a Pechino in piazza Tienanmen. Quella volta, un decennio fa, fummo presi di sorpresa. Non eravamo neppure abituati alla globalizzazione ed alla sua conseguenza che gli eventi in Cina o Iran o Kosovo sono fatti di casa nostra e non remoti. Così non facemmo nulla ed il governo cinese poté impunemente stritolare con i suoi carri armati centinaia di giovani vite che sinceramente chiedevano più libertà democratiche. La Cina affamata di investimenti esteri sarebbe stata molto sensibile ad un richiamo da parte del G7. Non venne, se non a posteriori ed inutilmente. Con questo in mente, spero siate d'accordo, cerchiamo almeno di mettere in stato di attenzione il nostro governo dimostrando che stiamo seguendo la questione.

Che rischio di repressione c'è contro gli studenti iraniani e gli altri gruppi che lottano per la modernizzazione del regime medievalista islamico? C'erano buoni segnali, ma ora la situazione si é rovesciata. Qualche giorno fa il capo del governo, Mohammad Khatami, ha destituito due capi della polizia a causa dell'eccesso di brutalità usata da questi nei confronti degli studenti che manifestavano. Khatami rappresenta l'ala riformista del regime iraniano ed é in lotta contro l'ayatollah Khamenei, guida spirituale del paese - di fede musulmana sciita - che invece persegue il fondamentalismo teocratico e rigorista. Per un momento é sembrato che i riformatori prevalessero. Ma le notizie più recenti mostrano che Khamenei ha scatenato i conservatori nelle piazze e, soprattutto, ha ordinato alle forze di polizia ed ai miliziani islamici di reprimere le "rivolte" (cioé gli studenti) e ristabilire l'ordine. Ormai é braccio di ferro tra il moderato Khatami ed il fondamentalista Khamenei. Probabilmente ambedue usano le masse - l'uno i conservatori, l'altro i modernisti - per combattere via interposta persona la battaglia personale per il potere. Il primo ha mosso l'ingenuità e sincerità degli studenti per rispondere alla chiusura di un giornale a lui vicino, riformatore, il "Salam". Il secondo ha mobilitato tutti i gruppi religiosi in contromanifestzioni successive a quelle dei gruppi che chiedevano un Iran meno oppressivo, libertà democratiche e la possibilità per le donne di non venire arrestate se mostrano il volto e osano mettersi il rossetto o una gonna al ginocchio. A questo punto Khatami ha preso paura e ha fatto marcia indietro mollando gli studenti - probabilmente - da lui stesso aizzati o, comunque, illusi che fosse possibile un cambiamento. Il 13 luglio, infatti, ha dichiarato: " queste azioni - cioé i quattro giorni di sommosse studentesche - vanno contro gli interessi nazionali, il nostro sistema e i programmi di governo". Significa che non se la sente di proseguire il confronto con Khamenei. Qui il punto. Gli studenti si sono mossi convinti che Khatami mantenesse l'appoggio alle loro richieste. Ora questo li ha abbandonati e messi nelle mani dei pasdaran e dei "basidji" (estremisti del regime islamico) inferociti. Certo, nei giorni scorsi gli studenti hanno esagerato. I provocatori della polizia e servizi di Khamenei si sono infiltrati nelle loro file proprio per trasformare una manifestazione pacifica in disordine che richiedeva repressione. E sta arrivando. Questi studenti sinceri, ma ingenui, non hanno nessuno a casa loro che, adesso, li aiuti ad evitare chi la tortura, chi l'assassinio nel chiuso di qualche prigione, chi la sparizione. Ecco perché questi ragazzi possono contare solo su di noi, sulla nostra cultura di universalismo cristiano per cui ogni uomo é fratello e con diritto alla vita in ogni parte del mondo. Almeno parliamone sperando che il nostro governo segnali all'Unione Europea, al gruppo dei G7, ed all'Iran stesso - con il quale sono in discussione ricchissimi contratti petroliferi - che gli italiani non potranno tollerare senza reazioni il massacro degli studenti, neanche uno.

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Carlo A. Pelanda
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L' Arena

1999-7-14

14/7/1999

Questa volta difenderemo gli studenti

Ragazzi d'Iran. Come opinione pubblica, la prima cosa su cui dobbiamo vigilare è che non si ripeta a Teheran una strage degli studenti tipo quella avvenuta a Pechino in piazza Tienanmen. Quella volta, un decennio fa, fummo presi di sorpresa. Non eravamo neppure abituati alla globalizzazione ed alla sua conseguenza che gli eventi in Cina o Iran o Kosovo sono fatti di casa nostra e non remoti. Così non facemmo nulla ed il governo cinese poté impunemente stritolare con i suoi carri armati centinaia di giovani vite che sinceramente chiedevano più libertà democratiche. La Cina affamata di investimenti esteri sarebbe stata molto sensibile ad un richiamo da parte del G7. Non venne, se non a posteriori ed inutilmente. Con questo in mente, spero siate d'accordo, cerchiamo almeno di mettere in stato di attenzione il nostro governo dimostrando che stiamo seguendo la questione.

Che rischio di repressione c'è contro gli studenti iraniani e gli altri gruppi che lottano per la modernizzazione del regime medievalista islamico? C'erano buoni segnali, ma ora la situazione si é rovesciata. Qualche giorno fa il capo del governo, Mohammad Khatami, ha destituito due capi della polizia a causa dell'eccesso di brutalità usata da questi nei confronti degli studenti che manifestavano. Khatami rappresenta l'ala riformista del regime iraniano ed é in lotta contro l'ayatollah Khamenei, guida spirituale del paese - di fede musulmana sciita - che invece persegue il fondamentalismo teocratico e rigorista. Per un momento é sembrato che i riformatori prevalessero. Ma le notizie più recenti mostrano che Khamenei ha scatenato i conservatori nelle piazze e, soprattutto, ha ordinato alle forze di polizia ed ai miliziani islamici di reprimere le "rivolte" (cioé gli studenti) e ristabilire l'ordine. Ormai é braccio di ferro tra il moderato Khatami ed il fondamentalista Khamenei. Probabilmente ambedue usano le masse - l'uno i conservatori, l'altro i modernisti - per combattere via interposta persona la battaglia personale per il potere. Il primo ha mosso l'ingenuità e sincerità degli studenti per rispondere alla chiusura di un giornale a lui vicino, riformatore, il "Salam". Il secondo ha mobilitato tutti i gruppi religiosi in contromanifestzioni successive a quelle dei gruppi che chiedevano un Iran meno oppressivo, libertà democratiche e la possibilità per le donne di non venire arrestate se mostrano il volto e osano mettersi il rossetto o una gonna al ginocchio. A questo punto Khatami ha preso paura e ha fatto marcia indietro mollando gli studenti - probabilmente - da lui stesso aizzati o, comunque, illusi che fosse possibile un cambiamento. Il 13 luglio, infatti, ha dichiarato: " queste azioni - cioé i quattro giorni di sommosse studentesche - vanno contro gli interessi nazionali, il nostro sistema e i programmi di governo". Significa che non se la sente di proseguire il confronto con Khamenei. Qui il punto. Gli studenti si sono mossi convinti che Khatami mantenesse l'appoggio alle loro richieste. Ora questo li ha abbandonati e messi nelle mani dei pasdaran e dei "basidji" (estremisti del regime islamico) inferociti. Certo, nei giorni scorsi gli studenti hanno esagerato. I provocatori della polizia e servizi di Khamenei si sono infiltrati nelle loro file proprio per trasformare una manifestazione pacifica in disordine che richiedeva repressione. E sta arrivando. Questi studenti sinceri, ma ingenui, non hanno nessuno a casa loro che, adesso, li aiuti ad evitare chi la tortura, chi l'assassinio nel chiuso di qualche prigione, chi la sparizione. Ecco perché questi ragazzi possono contare solo su di noi, sulla nostra cultura di universalismo cristiano per cui ogni uomo é fratello e con diritto alla vita in ogni parte del mondo. Almeno parliamone sperando che il nostro governo segnali all'Unione Europea, al gruppo dei G7, ed all'Iran stesso - con il quale sono in discussione ricchissimi contratti petroliferi - che gli italiani non potranno tollerare senza reazioni il massacro degli studenti, neanche uno.

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