L'inflazione negli Stati Uniti non é aumentata. Ma il giorno dopo il rilascio di questo dato rassicurante il presidente dell'autorità monetaria americana (Fed), Alan Greenspan, ha dichiarato che restano le preoccupazioni di maggior inflazione nel futuro. Il giorno prima, 16 giugno, il mercato aveva interpretato il dato positivo sulla bassa inflazione come motivo per far crescere la Borsa americana, e quindi tutte le altre del mondo da questa strettamente dipendenti, in quanto riteneva che ciò fosse motivo per ridurre l'entità del rialzo atteso dei tassi o, perfino, di rimandarlo (più i tassi monetari vanno su, più le borse vanno giù in quanto l'aumento del costo del denaro raffredda la crescita economica). Ma le dichiarazioni di Greenspan il 17 giugno hanno di nuovo gelato l'ottimismo e lasciato il mercato nell'incertezza delle settimane precedenti. Il "tormentone" dei tassi americani si complica. Ed é questione rilevante non solo per gli americani, ma per tutto il mercato globale e per i risparmiatori italiani. Da una parte l'incertezza potrà essere chiarita entro breve tempo, fine di giugno o di luglio, quando il comitato monetario della Fed (Fomc) si riunirà per prendere decisioni sui tassi. D'altra parte c'è una divergenza tra i dati correnti e la teoria di Greenspan al riguardo delle attese di inflazione. E' vero che la Fed decide più sulla base di dati accertati che non di previsioni teoriche. Ma è anche vero che la Fed da qualche tempo sta enfatizzando il principio di correzione preventiva del mercato. Ciò significa che deve ricorrere più alle teorie che non ai dati. E, appunto, quando i secondi divergono vistosamente dalle prime, l'incertezza aumenta. E sta aumentando perché la teoria di Greenspan vede più inflazione nel futuro di quanto i dati del presente mostrino. Il giallo dei tassi americani, già da due mesi tormentone principale nel mercato globale, si sta complicando.

La vittima. Non si riesce a capire, infatti, se l'inflazione sia veramente morta. Lo era certamente l'anno scorso quando l'economia americana ha avuto una crescita superiore al 4% e raggiunto la piena occupazione (che di solito porta inflazione perché la scarsità di lavoratori spinge i salari verso l'alto). L'aumento dei prezzi é rimasto entro un basso 1,6%. E, nel presente, é aumentata solo dello 0,1% da aprile a maggio presentando un andamento annuale sotto il 2%. Ma é resuscitata brevemente all'inizio dell'anno (con un aumento nel marzo 1999 dello 0,8%, il più alto da anni). La causa é stata un aumento del prezzo del petrolio. Ma in breve tempo questo, appunto, é stato riassorbito.

Gli assassini. Chi uccide l'inflazione? La rivoluzione tecnologica aumenta la produttività. In altre parole, i computer riescono a dare un'efficienza tale ai processi industriali e dei servizi per cui é possibile aumentare i salari senza per questo gonfiare i prezzi di produzione. Poi il costo delle componenti importate da qualche parte del mercato globale dove il lavoro costa meno o la moneta é bassa é un ulteriore fattore di contenimento dei prezzi. In un mercato concorrenziale, inoltre, queste opportunità di efficienza vengono usate per sfidare il competitore sul piano dei prezzi decrescenti, tenendoli quindi bassi sul piano del consumo. In sintesi, nonostante la crescita prorompente, l'economia americana riesce a tenere a bada l'inflazione grazie alla tecnologia ed alla globalizzazione (e alla flessibilità del mercato del lavoro).

Il maggiordomo. Greenspan é d'accordo sul fatto che i due fattori citati siano anti-inflazionistici, ma non crede che siano fenomeni duraturi. Per questo la sua teoria prevede una resurrezione della solo ferita inflazione. I dati lo sostengono sul fatto che la crescita mondiale aumenterà. Ciò ridurrà il ruolo calmierante della globalizzazione perché aumenterà i valori delle monete e i prezzi nei paesi emergenti. Ma nulla si può dire di certo sul fatto che l'efficienza tecnologica sia in grado o meno di tenere sotto controllo una tendenza incrementale, anche robusta, dei prezzi. Greenspan dice solo, sulla base delle sue credenze teoretiche: "dura minga, non può durare". D'altra parte, i dati reali mostrano invece che, nel presente, ci sta riuscendo. In sintesi, nessuno sa quanto la rivoluzione tecnologica sia in grado di aumentare la produttività e quindi ridurre strutturalmente l'inflazione anche in fasi di grande crescita.

Il punto chiave del giallo é il seguente. Greenspan deciderà l'aumento dei tassi in base alla sua teoria oppure aspetterà di confermarla o smentirla in base ai dati reali sull'inflazione?. Nel secondo caso l'aumento sarebbe minimo, probabilmente dello 0,25%, e non metterebbe in difficoltà il mercato. Nel primo si andrebbe da uno 0,50% o perfino ad uno 0,75. Che sarebbe un brutto segnale di stretta. Il giallo continua.

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La vittima. Non si riesce a capire, infatti, se l'inflazione sia veramente morta. Lo era certamente l'anno scorso quando l'economia americana ha avuto una crescita superiore al 4% e raggiunto la piena occupazione (che di solito porta inflazione perché la scarsità di lavoratori spinge i salari verso l'alto). L'aumento dei prezzi é rimasto entro un basso 1,6%. E, nel presente, é aumentata solo dello 0,1% da aprile a maggio presentando un andamento annuale sotto il 2%. Ma é resuscitata brevemente all'inizio dell'anno (con un aumento nel marzo 1999 dello 0,8%, il più alto da anni). La causa é stata un aumento del prezzo del petrolio. Ma in breve tempo questo, appunto, é stato riassorbito.

Gli assassini. Chi uccide l'inflazione? La rivoluzione tecnologica aumenta la produttività. In altre parole, i computer riescono a dare un'efficienza tale ai processi industriali e dei servizi per cui é possibile aumentare i salari senza per questo gonfiare i prezzi di produzione. Poi il costo delle componenti importate da qualche parte del mercato globale dove il lavoro costa meno o la moneta é bassa é un ulteriore fattore di contenimento dei prezzi. In un mercato concorrenziale, inoltre, queste opportunità di efficienza vengono usate per sfidare il competitore sul piano dei prezzi decrescenti, tenendoli quindi bassi sul piano del consumo. In sintesi, nonostante la crescita prorompente, l'economia americana riesce a tenere a bada l'inflazione grazie alla tecnologia ed alla globalizzazione (e alla flessibilità del mercato del lavoro).

Il maggiordomo. Greenspan é d'accordo sul fatto che i due fattori citati siano anti-inflazionistici, ma non crede che siano fenomeni duraturi. Per questo la sua teoria prevede una resurrezione della solo ferita inflazione. I dati lo sostengono sul fatto che la crescita mondiale aumenterà. Ciò ridurrà il ruolo calmierante della globalizzazione perché aumenterà i valori delle monete e i prezzi nei paesi emergenti. Ma nulla si può dire di certo sul fatto che l'efficienza tecnologica sia in grado o meno di tenere sotto controllo una tendenza incrementale, anche robusta, dei prezzi. Greenspan dice solo, sulla base delle sue credenze teoretiche: "dura minga, non può durare". D'altra parte, i dati reali mostrano invece che, nel presente, ci sta riuscendo. In sintesi, nessuno sa quanto la rivoluzione tecnologica sia in grado di aumentare la produttività e quindi ridurre strutturalmente l'inflazione anche in fasi di grande crescita.

Il punto chiave del giallo é il seguente. Greenspan deciderà l'aumento dei tassi in base alla sua teoria oppure aspetterà di confermarla o smentirla in base ai dati reali sull'inflazione?. Nel secondo caso l'aumento sarebbe minimo, probabilmente dello 0,25%, e non metterebbe in difficoltà il mercato. Nel primo si andrebbe da uno 0,50% o perfino ad uno 0,75. Che sarebbe un brutto segnale di stretta. Il giallo continua.

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La vittima. Non si riesce a capire, infatti, se l'inflazione sia veramente morta. Lo era certamente l'anno scorso quando l'economia americana ha avuto una crescita superiore al 4% e raggiunto la piena occupazione (che di solito porta inflazione perché la scarsità di lavoratori spinge i salari verso l'alto). L'aumento dei prezzi é rimasto entro un basso 1,6%. E, nel presente, é aumentata solo dello 0,1% da aprile a maggio presentando un andamento annuale sotto il 2%. Ma é resuscitata brevemente all'inizio dell'anno (con un aumento nel marzo 1999 dello 0,8%, il più alto da anni). La causa é stata un aumento del prezzo del petrolio. Ma in breve tempo questo, appunto, é stato riassorbito.

Gli assassini. Chi uccide l'inflazione? La rivoluzione tecnologica aumenta la produttività. In altre parole, i computer riescono a dare un'efficienza tale ai processi industriali e dei servizi per cui é possibile aumentare i salari senza per questo gonfiare i prezzi di produzione. Poi il costo delle componenti importate da qualche parte del mercato globale dove il lavoro costa meno o la moneta é bassa é un ulteriore fattore di contenimento dei prezzi. In un mercato concorrenziale, inoltre, queste opportunità di efficienza vengono usate per sfidare il competitore sul piano dei prezzi decrescenti, tenendoli quindi bassi sul piano del consumo. In sintesi, nonostante la crescita prorompente, l'economia americana riesce a tenere a bada l'inflazione grazie alla tecnologia ed alla globalizzazione (e alla flessibilità del mercato del lavoro).

Il maggiordomo. Greenspan é d'accordo sul fatto che i due fattori citati siano anti-inflazionistici, ma non crede che siano fenomeni duraturi. Per questo la sua teoria prevede una resurrezione della solo ferita inflazione. I dati lo sostengono sul fatto che la crescita mondiale aumenterà. Ciò ridurrà il ruolo calmierante della globalizzazione perché aumenterà i valori delle monete e i prezzi nei paesi emergenti. Ma nulla si può dire di certo sul fatto che l'efficienza tecnologica sia in grado o meno di tenere sotto controllo una tendenza incrementale, anche robusta, dei prezzi. Greenspan dice solo, sulla base delle sue credenze teoretiche: "dura minga, non può durare". D'altra parte, i dati reali mostrano invece che, nel presente, ci sta riuscendo. In sintesi, nessuno sa quanto la rivoluzione tecnologica sia in grado di aumentare la produttività e quindi ridurre strutturalmente l'inflazione anche in fasi di grande crescita.

Il punto chiave del giallo é il seguente. Greenspan deciderà l'aumento dei tassi in base alla sua teoria oppure aspetterà di confermarla o smentirla in base ai dati reali sull'inflazione?. Nel secondo caso l'aumento sarebbe minimo, probabilmente dello 0,25%, e non metterebbe in difficoltà il mercato. Nel primo si andrebbe da uno 0,50% o perfino ad uno 0,75. Che sarebbe un brutto segnale di stretta. Il giallo continua.

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1999-6-17

17/6/1999

Il giallo dei tassi americani

L'inflazione negli Stati Uniti non é aumentata. Ma il giorno dopo il rilascio di questo dato rassicurante il presidente dell'autorità monetaria americana (Fed), Alan Greenspan, ha dichiarato che restano le preoccupazioni di maggior inflazione nel futuro. Il giorno prima, 16 giugno, il mercato aveva interpretato il dato positivo sulla bassa inflazione come motivo per far crescere la Borsa americana, e quindi tutte le altre del mondo da questa strettamente dipendenti, in quanto riteneva che ciò fosse motivo per ridurre l'entità del rialzo atteso dei tassi o, perfino, di rimandarlo (più i tassi monetari vanno su, più le borse vanno giù in quanto l'aumento del costo del denaro raffredda la crescita economica). Ma le dichiarazioni di Greenspan il 17 giugno hanno di nuovo gelato l'ottimismo e lasciato il mercato nell'incertezza delle settimane precedenti. Il "tormentone" dei tassi americani si complica. Ed é questione rilevante non solo per gli americani, ma per tutto il mercato globale e per i risparmiatori italiani. Da una parte l'incertezza potrà essere chiarita entro breve tempo, fine di giugno o di luglio, quando il comitato monetario della Fed (Fomc) si riunirà per prendere decisioni sui tassi. D'altra parte c'è una divergenza tra i dati correnti e la teoria di Greenspan al riguardo delle attese di inflazione. E' vero che la Fed decide più sulla base di dati accertati che non di previsioni teoriche. Ma è anche vero che la Fed da qualche tempo sta enfatizzando il principio di correzione preventiva del mercato. Ciò significa che deve ricorrere più alle teorie che non ai dati. E, appunto, quando i secondi divergono vistosamente dalle prime, l'incertezza aumenta. E sta aumentando perché la teoria di Greenspan vede più inflazione nel futuro di quanto i dati del presente mostrino. Il giallo dei tassi americani, già da due mesi tormentone principale nel mercato globale, si sta complicando.

La vittima. Non si riesce a capire, infatti, se l'inflazione sia veramente morta. Lo era certamente l'anno scorso quando l'economia americana ha avuto una crescita superiore al 4% e raggiunto la piena occupazione (che di solito porta inflazione perché la scarsità di lavoratori spinge i salari verso l'alto). L'aumento dei prezzi é rimasto entro un basso 1,6%. E, nel presente, é aumentata solo dello 0,1% da aprile a maggio presentando un andamento annuale sotto il 2%. Ma é resuscitata brevemente all'inizio dell'anno (con un aumento nel marzo 1999 dello 0,8%, il più alto da anni). La causa é stata un aumento del prezzo del petrolio. Ma in breve tempo questo, appunto, é stato riassorbito.

Gli assassini. Chi uccide l'inflazione? La rivoluzione tecnologica aumenta la produttività. In altre parole, i computer riescono a dare un'efficienza tale ai processi industriali e dei servizi per cui é possibile aumentare i salari senza per questo gonfiare i prezzi di produzione. Poi il costo delle componenti importate da qualche parte del mercato globale dove il lavoro costa meno o la moneta é bassa é un ulteriore fattore di contenimento dei prezzi. In un mercato concorrenziale, inoltre, queste opportunità di efficienza vengono usate per sfidare il competitore sul piano dei prezzi decrescenti, tenendoli quindi bassi sul piano del consumo. In sintesi, nonostante la crescita prorompente, l'economia americana riesce a tenere a bada l'inflazione grazie alla tecnologia ed alla globalizzazione (e alla flessibilità del mercato del lavoro).

Il maggiordomo. Greenspan é d'accordo sul fatto che i due fattori citati siano anti-inflazionistici, ma non crede che siano fenomeni duraturi. Per questo la sua teoria prevede una resurrezione della solo ferita inflazione. I dati lo sostengono sul fatto che la crescita mondiale aumenterà. Ciò ridurrà il ruolo calmierante della globalizzazione perché aumenterà i valori delle monete e i prezzi nei paesi emergenti. Ma nulla si può dire di certo sul fatto che l'efficienza tecnologica sia in grado o meno di tenere sotto controllo una tendenza incrementale, anche robusta, dei prezzi. Greenspan dice solo, sulla base delle sue credenze teoretiche: "dura minga, non può durare". D'altra parte, i dati reali mostrano invece che, nel presente, ci sta riuscendo. In sintesi, nessuno sa quanto la rivoluzione tecnologica sia in grado di aumentare la produttività e quindi ridurre strutturalmente l'inflazione anche in fasi di grande crescita.

Il punto chiave del giallo é il seguente. Greenspan deciderà l'aumento dei tassi in base alla sua teoria oppure aspetterà di confermarla o smentirla in base ai dati reali sull'inflazione?. Nel secondo caso l'aumento sarebbe minimo, probabilmente dello 0,25%, e non metterebbe in difficoltà il mercato. Nel primo si andrebbe da uno 0,50% o perfino ad uno 0,75. Che sarebbe un brutto segnale di stretta. Il giallo continua.

(c) 1999 Carlo Pelanda
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