Il mercato globale è nervoso. Lo si vede nelle altalene finanziarie quotidiane. Sta peggiorando la situazione reale o é cambiato l'occhio che la guarda e valuta? Cerchiamo di capire.

Molti paesi emergenti sono in piena crisi finanziaria (Brasile, Turchia) o sono a rischio di entrarvi (Cina) oppure non ci sono ancora usciti pienamente (Corea del Sud) o sono precipitati in un pozzo senza fondo dove la crisi economica riverbera con quella politica (Russia, Indonesia). L'unica economia che cresce al mondo, ma nel 1999 lo farà di meno, é quella americana mentre tutto il resto del pianeta é in fase stagnante (Europa e Giappone) o recessiva. Non é certo una bella situazione. Ma non é nemmeno una novità. Nel senso che già mesi fa gli scenari l'avevano inquadrata (per il primo semestre 99) ed avevano abituato il mercato sia all'idea di possibili nuove tempeste sia a non aspettarsi il ritorno del bel tempo subito. Ne abbiamo più volte discusso anche su quueste pagine Come mai, allora, il mercato é così nervoso?

Il problema è il seguente. Le Borse, trainate da quella di Wall Street, sono sopravvalutate. Non c'é più corrispondenza realistica tra valori cartacei (il prezzo delle azioni) e loro basi reali. Questo scostamento é aggravato dalle prospettive ancora depresse , dette sopra, dell'economia reale globale per il 1999. Eppure i capitali continuano ad affluire verso le Borse spingendole al rialzo costante perché i bassi tassi di interesse rendono troppo poco attrattivo il risparmio a reddito fisso. In sintesi ci sono due pressioni contrastanti: la "pompa di capitale" che gonfia la bolla e "l'ago della realtà" che tende a farla scoppiare. La prima causa di nervosismo é che gli operatori finanziari (che gestisono più della metà del risparmio planetario) non riescono a capire fino a quando potra' reggere la bolla. Il secondo motivo é che non vogliono che si sgonfi pur essendo questa non più sostenibile da qualsiasi calcolo noto sulla sostenibilità finanziaria in base alla situazione dell'economia reale. Se le Borse prendono una tendenza ribassista, dove si faranno remunerare i denari? Appunto, il risparmio fisso offre cifre (nominali) minime, tra il 3 ed il 4%. Se il sistema di gestione finanziaria dovesse arrendersi a questi livelli, allora entrerebbe in grande crisi. Inoltre gli andamenti della Borsa americana, che fa da riferimento per tutte le altre al mondo, sono più direttamente rilevanti sulla crescita interna. Infatti il risparmiatore americano dipende più di quello europeo o giapponese dai guadagni borsistici per le sue decisioni di consumo. Per questo motivo una caduta borsistica prolungata getterebbe gli Stati Uniti in recessione e, con loro, tutti i sistemi economici che lì esportano molto, di fatto tutto il resto del mondo. Wall Street non deve calare, é la parola d'ordine. Infatti mesi fa l'autorità monetaria americana ha fatto scendere più del necessario i tassi di interesse proprio per mantenere in pressione la pompa che gonfiava la bolla. Forse esagerando. Quindi la paura che accada lo sgonfiamento e che sia incontenibile aggrava l'incertezza analitica detta sopra. E questo tipo di nervosismo é come una lente che distorce gli eventi reali. Una crisi in qualche parte del pianeta é inizialmente sopravvalutata nei suoi effetti negativi perché si teme che buchi la bolla. Si cerca una riassicurazione. Ne arriva una. La si sopravvaluta e torna l'entusiasmo il giorno dopo. Un tale comportamento pazzo descrive ciò che é accaduto nei giorni passati durante la prima fase della crisi brasiliana. La realtà degli eventi viene vista - dal mercato finanziario- solo filtrata in base alla loro possibilità di far cadere o meno la Borsa. Un'ossessione.

Come andrà a finire? Appunto, la realtà "reale" (a questo punto bisogna dire così) non é particolarmente brutta accettando ancora un po' di tempeste e di lentezza nel riassestamento di ciò che é già stato devastato da quelle appena passate. Inoltre bisogna accettare la nuova fisionomia del mercato globale. In esso convivono situazioni positive e negative. Ciò vuol dire che l'instabilità é un dato normale e non eccezionale. In sintesi, nulla ancora vieta di prevedere che alla fine del 1999 l'economia globale potrà riprendere la crescita. Ma non é nemmeno una realtà talmente bella da reggere l'ulteriore crescita dei valori borsistici. Quali, allora, sono le soluzioni? Tre: (a) collasso; (b) correzione razionale della bolla borsistica facendola sgonfiare solo un po' prima che scoppi; (c) crescita accelerata di Europa e Giappone in modo tale da aumentare i volumi di economia reale e renderli più corrispondenti a quelli finanziari rigonfiati. La prima alternativa é inaccettabile per le sue conseguenze globali devastanti. La seconda non é realizzabile perché il mercato finanziario non ha mezze misure. Resta la terza. Il Giappone, nel caso migliore, riuscirà a riprendere la crescita nella seconda metà del 1999, ma solo dello 0,5%. Quindi la speranza di tutto il mondo, alla fin fine, é che si sblocchi l'Europa e si unisca all'America nell'essere locomotiva mondiale e, quindi, a sostenere la bolla non sgonfiabile. L'incertezza continua, ma almeno sappiamo esattamente quale specifica situazione principale dovrebbe cambiare con urgenza.

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Molti paesi emergenti sono in piena crisi finanziaria (Brasile, Turchia) o sono a rischio di entrarvi (Cina) oppure non ci sono ancora usciti pienamente (Corea del Sud) o sono precipitati in un pozzo senza fondo dove la crisi economica riverbera con quella politica (Russia, Indonesia). L'unica economia che cresce al mondo, ma nel 1999 lo farà di meno, é quella americana mentre tutto il resto del pianeta é in fase stagnante (Europa e Giappone) o recessiva. Non é certo una bella situazione. Ma non é nemmeno una novità. Nel senso che già mesi fa gli scenari l'avevano inquadrata (per il primo semestre 99) ed avevano abituato il mercato sia all'idea di possibili nuove tempeste sia a non aspettarsi il ritorno del bel tempo subito. Ne abbiamo più volte discusso anche su quueste pagine Come mai, allora, il mercato é così nervoso?

Il problema è il seguente. Le Borse, trainate da quella di Wall Street, sono sopravvalutate. Non c'é più corrispondenza realistica tra valori cartacei (il prezzo delle azioni) e loro basi reali. Questo scostamento é aggravato dalle prospettive ancora depresse , dette sopra, dell'economia reale globale per il 1999. Eppure i capitali continuano ad affluire verso le Borse spingendole al rialzo costante perché i bassi tassi di interesse rendono troppo poco attrattivo il risparmio a reddito fisso. In sintesi ci sono due pressioni contrastanti: la "pompa di capitale" che gonfia la bolla e "l'ago della realtà" che tende a farla scoppiare. La prima causa di nervosismo é che gli operatori finanziari (che gestisono più della metà del risparmio planetario) non riescono a capire fino a quando potra' reggere la bolla. Il secondo motivo é che non vogliono che si sgonfi pur essendo questa non più sostenibile da qualsiasi calcolo noto sulla sostenibilità finanziaria in base alla situazione dell'economia reale. Se le Borse prendono una tendenza ribassista, dove si faranno remunerare i denari? Appunto, il risparmio fisso offre cifre (nominali) minime, tra il 3 ed il 4%. Se il sistema di gestione finanziaria dovesse arrendersi a questi livelli, allora entrerebbe in grande crisi. Inoltre gli andamenti della Borsa americana, che fa da riferimento per tutte le altre al mondo, sono più direttamente rilevanti sulla crescita interna. Infatti il risparmiatore americano dipende più di quello europeo o giapponese dai guadagni borsistici per le sue decisioni di consumo. Per questo motivo una caduta borsistica prolungata getterebbe gli Stati Uniti in recessione e, con loro, tutti i sistemi economici che lì esportano molto, di fatto tutto il resto del mondo. Wall Street non deve calare, é la parola d'ordine. Infatti mesi fa l'autorità monetaria americana ha fatto scendere più del necessario i tassi di interesse proprio per mantenere in pressione la pompa che gonfiava la bolla. Forse esagerando. Quindi la paura che accada lo sgonfiamento e che sia incontenibile aggrava l'incertezza analitica detta sopra. E questo tipo di nervosismo é come una lente che distorce gli eventi reali. Una crisi in qualche parte del pianeta é inizialmente sopravvalutata nei suoi effetti negativi perché si teme che buchi la bolla. Si cerca una riassicurazione. Ne arriva una. La si sopravvaluta e torna l'entusiasmo il giorno dopo. Un tale comportamento pazzo descrive ciò che é accaduto nei giorni passati durante la prima fase della crisi brasiliana. La realtà degli eventi viene vista - dal mercato finanziario- solo filtrata in base alla loro possibilità di far cadere o meno la Borsa. Un'ossessione.

Come andrà a finire? Appunto, la realtà "reale" (a questo punto bisogna dire così) non é particolarmente brutta accettando ancora un po' di tempeste e di lentezza nel riassestamento di ciò che é già stato devastato da quelle appena passate. Inoltre bisogna accettare la nuova fisionomia del mercato globale. In esso convivono situazioni positive e negative. Ciò vuol dire che l'instabilità é un dato normale e non eccezionale. In sintesi, nulla ancora vieta di prevedere che alla fine del 1999 l'economia globale potrà riprendere la crescita. Ma non é nemmeno una realtà talmente bella da reggere l'ulteriore crescita dei valori borsistici. Quali, allora, sono le soluzioni? Tre: (a) collasso; (b) correzione razionale della bolla borsistica facendola sgonfiare solo un po' prima che scoppi; (c) crescita accelerata di Europa e Giappone in modo tale da aumentare i volumi di economia reale e renderli più corrispondenti a quelli finanziari rigonfiati. La prima alternativa é inaccettabile per le sue conseguenze globali devastanti. La seconda non é realizzabile perché il mercato finanziario non ha mezze misure. Resta la terza. Il Giappone, nel caso migliore, riuscirà a riprendere la crescita nella seconda metà del 1999, ma solo dello 0,5%. Quindi la speranza di tutto il mondo, alla fin fine, é che si sblocchi l'Europa e si unisca all'America nell'essere locomotiva mondiale e, quindi, a sostenere la bolla non sgonfiabile. L'incertezza continua, ma almeno sappiamo esattamente quale specifica situazione principale dovrebbe cambiare con urgenza.

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Molti paesi emergenti sono in piena crisi finanziaria (Brasile, Turchia) o sono a rischio di entrarvi (Cina) oppure non ci sono ancora usciti pienamente (Corea del Sud) o sono precipitati in un pozzo senza fondo dove la crisi economica riverbera con quella politica (Russia, Indonesia). L'unica economia che cresce al mondo, ma nel 1999 lo farà di meno, é quella americana mentre tutto il resto del pianeta é in fase stagnante (Europa e Giappone) o recessiva. Non é certo una bella situazione. Ma non é nemmeno una novità. Nel senso che già mesi fa gli scenari l'avevano inquadrata (per il primo semestre 99) ed avevano abituato il mercato sia all'idea di possibili nuove tempeste sia a non aspettarsi il ritorno del bel tempo subito. Ne abbiamo più volte discusso anche su quueste pagine Come mai, allora, il mercato é così nervoso?

Il problema è il seguente. Le Borse, trainate da quella di Wall Street, sono sopravvalutate. Non c'é più corrispondenza realistica tra valori cartacei (il prezzo delle azioni) e loro basi reali. Questo scostamento é aggravato dalle prospettive ancora depresse , dette sopra, dell'economia reale globale per il 1999. Eppure i capitali continuano ad affluire verso le Borse spingendole al rialzo costante perché i bassi tassi di interesse rendono troppo poco attrattivo il risparmio a reddito fisso. In sintesi ci sono due pressioni contrastanti: la "pompa di capitale" che gonfia la bolla e "l'ago della realtà" che tende a farla scoppiare. La prima causa di nervosismo é che gli operatori finanziari (che gestisono più della metà del risparmio planetario) non riescono a capire fino a quando potra' reggere la bolla. Il secondo motivo é che non vogliono che si sgonfi pur essendo questa non più sostenibile da qualsiasi calcolo noto sulla sostenibilità finanziaria in base alla situazione dell'economia reale. Se le Borse prendono una tendenza ribassista, dove si faranno remunerare i denari? Appunto, il risparmio fisso offre cifre (nominali) minime, tra il 3 ed il 4%. Se il sistema di gestione finanziaria dovesse arrendersi a questi livelli, allora entrerebbe in grande crisi. Inoltre gli andamenti della Borsa americana, che fa da riferimento per tutte le altre al mondo, sono più direttamente rilevanti sulla crescita interna. Infatti il risparmiatore americano dipende più di quello europeo o giapponese dai guadagni borsistici per le sue decisioni di consumo. Per questo motivo una caduta borsistica prolungata getterebbe gli Stati Uniti in recessione e, con loro, tutti i sistemi economici che lì esportano molto, di fatto tutto il resto del mondo. Wall Street non deve calare, é la parola d'ordine. Infatti mesi fa l'autorità monetaria americana ha fatto scendere più del necessario i tassi di interesse proprio per mantenere in pressione la pompa che gonfiava la bolla. Forse esagerando. Quindi la paura che accada lo sgonfiamento e che sia incontenibile aggrava l'incertezza analitica detta sopra. E questo tipo di nervosismo é come una lente che distorce gli eventi reali. Una crisi in qualche parte del pianeta é inizialmente sopravvalutata nei suoi effetti negativi perché si teme che buchi la bolla. Si cerca una riassicurazione. Ne arriva una. La si sopravvaluta e torna l'entusiasmo il giorno dopo. Un tale comportamento pazzo descrive ciò che é accaduto nei giorni passati durante la prima fase della crisi brasiliana. La realtà degli eventi viene vista - dal mercato finanziario- solo filtrata in base alla loro possibilità di far cadere o meno la Borsa. Un'ossessione.

Come andrà a finire? Appunto, la realtà "reale" (a questo punto bisogna dire così) non é particolarmente brutta accettando ancora un po' di tempeste e di lentezza nel riassestamento di ciò che é già stato devastato da quelle appena passate. Inoltre bisogna accettare la nuova fisionomia del mercato globale. In esso convivono situazioni positive e negative. Ciò vuol dire che l'instabilità é un dato normale e non eccezionale. In sintesi, nulla ancora vieta di prevedere che alla fine del 1999 l'economia globale potrà riprendere la crescita. Ma non é nemmeno una realtà talmente bella da reggere l'ulteriore crescita dei valori borsistici. Quali, allora, sono le soluzioni? Tre: (a) collasso; (b) correzione razionale della bolla borsistica facendola sgonfiare solo un po' prima che scoppi; (c) crescita accelerata di Europa e Giappone in modo tale da aumentare i volumi di economia reale e renderli più corrispondenti a quelli finanziari rigonfiati. La prima alternativa é inaccettabile per le sue conseguenze globali devastanti. La seconda non é realizzabile perché il mercato finanziario non ha mezze misure. Resta la terza. Il Giappone, nel caso migliore, riuscirà a riprendere la crescita nella seconda metà del 1999, ma solo dello 0,5%. Quindi la speranza di tutto il mondo, alla fin fine, é che si sblocchi l'Europa e si unisca all'America nell'essere locomotiva mondiale e, quindi, a sostenere la bolla non sgonfiabile. L'incertezza continua, ma almeno sappiamo esattamente quale specifica situazione principale dovrebbe cambiare con urgenza.

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1999-1-19

19/1/1999

O scoppia la bolla borsistica o cresce l'Europa per evitarlo

Il mercato globale è nervoso. Lo si vede nelle altalene finanziarie quotidiane. Sta peggiorando la situazione reale o é cambiato l'occhio che la guarda e valuta? Cerchiamo di capire.

Molti paesi emergenti sono in piena crisi finanziaria (Brasile, Turchia) o sono a rischio di entrarvi (Cina) oppure non ci sono ancora usciti pienamente (Corea del Sud) o sono precipitati in un pozzo senza fondo dove la crisi economica riverbera con quella politica (Russia, Indonesia). L'unica economia che cresce al mondo, ma nel 1999 lo farà di meno, é quella americana mentre tutto il resto del pianeta é in fase stagnante (Europa e Giappone) o recessiva. Non é certo una bella situazione. Ma non é nemmeno una novità. Nel senso che già mesi fa gli scenari l'avevano inquadrata (per il primo semestre 99) ed avevano abituato il mercato sia all'idea di possibili nuove tempeste sia a non aspettarsi il ritorno del bel tempo subito. Ne abbiamo più volte discusso anche su quueste pagine Come mai, allora, il mercato é così nervoso?

Il problema è il seguente. Le Borse, trainate da quella di Wall Street, sono sopravvalutate. Non c'é più corrispondenza realistica tra valori cartacei (il prezzo delle azioni) e loro basi reali. Questo scostamento é aggravato dalle prospettive ancora depresse , dette sopra, dell'economia reale globale per il 1999. Eppure i capitali continuano ad affluire verso le Borse spingendole al rialzo costante perché i bassi tassi di interesse rendono troppo poco attrattivo il risparmio a reddito fisso. In sintesi ci sono due pressioni contrastanti: la "pompa di capitale" che gonfia la bolla e "l'ago della realtà" che tende a farla scoppiare. La prima causa di nervosismo é che gli operatori finanziari (che gestisono più della metà del risparmio planetario) non riescono a capire fino a quando potra' reggere la bolla. Il secondo motivo é che non vogliono che si sgonfi pur essendo questa non più sostenibile da qualsiasi calcolo noto sulla sostenibilità finanziaria in base alla situazione dell'economia reale. Se le Borse prendono una tendenza ribassista, dove si faranno remunerare i denari? Appunto, il risparmio fisso offre cifre (nominali) minime, tra il 3 ed il 4%. Se il sistema di gestione finanziaria dovesse arrendersi a questi livelli, allora entrerebbe in grande crisi. Inoltre gli andamenti della Borsa americana, che fa da riferimento per tutte le altre al mondo, sono più direttamente rilevanti sulla crescita interna. Infatti il risparmiatore americano dipende più di quello europeo o giapponese dai guadagni borsistici per le sue decisioni di consumo. Per questo motivo una caduta borsistica prolungata getterebbe gli Stati Uniti in recessione e, con loro, tutti i sistemi economici che lì esportano molto, di fatto tutto il resto del mondo. Wall Street non deve calare, é la parola d'ordine. Infatti mesi fa l'autorità monetaria americana ha fatto scendere più del necessario i tassi di interesse proprio per mantenere in pressione la pompa che gonfiava la bolla. Forse esagerando. Quindi la paura che accada lo sgonfiamento e che sia incontenibile aggrava l'incertezza analitica detta sopra. E questo tipo di nervosismo é come una lente che distorce gli eventi reali. Una crisi in qualche parte del pianeta é inizialmente sopravvalutata nei suoi effetti negativi perché si teme che buchi la bolla. Si cerca una riassicurazione. Ne arriva una. La si sopravvaluta e torna l'entusiasmo il giorno dopo. Un tale comportamento pazzo descrive ciò che é accaduto nei giorni passati durante la prima fase della crisi brasiliana. La realtà degli eventi viene vista - dal mercato finanziario- solo filtrata in base alla loro possibilità di far cadere o meno la Borsa. Un'ossessione.

Come andrà a finire? Appunto, la realtà "reale" (a questo punto bisogna dire così) non é particolarmente brutta accettando ancora un po' di tempeste e di lentezza nel riassestamento di ciò che é già stato devastato da quelle appena passate. Inoltre bisogna accettare la nuova fisionomia del mercato globale. In esso convivono situazioni positive e negative. Ciò vuol dire che l'instabilità é un dato normale e non eccezionale. In sintesi, nulla ancora vieta di prevedere che alla fine del 1999 l'economia globale potrà riprendere la crescita. Ma non é nemmeno una realtà talmente bella da reggere l'ulteriore crescita dei valori borsistici. Quali, allora, sono le soluzioni? Tre: (a) collasso; (b) correzione razionale della bolla borsistica facendola sgonfiare solo un po' prima che scoppi; (c) crescita accelerata di Europa e Giappone in modo tale da aumentare i volumi di economia reale e renderli più corrispondenti a quelli finanziari rigonfiati. La prima alternativa é inaccettabile per le sue conseguenze globali devastanti. La seconda non é realizzabile perché il mercato finanziario non ha mezze misure. Resta la terza. Il Giappone, nel caso migliore, riuscirà a riprendere la crescita nella seconda metà del 1999, ma solo dello 0,5%. Quindi la speranza di tutto il mondo, alla fin fine, é che si sblocchi l'Europa e si unisca all'America nell'essere locomotiva mondiale e, quindi, a sostenere la bolla non sgonfiabile. L'incertezza continua, ma almeno sappiamo esattamente quale specifica situazione principale dovrebbe cambiare con urgenza.

(c) 1999 Carlo Pelanda
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