Il vertice dell'OSCE (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa) ad Istanbul si è chiuso con la firma di molta carta, ma senza alcun risultato sostanziale. Il punto é che non potrà formarsi un ordine europeo stabile fino a che non sapremo decidere se la Russia é un paese amico o nemico e se dovrà essere parte dell'area europea o meno. Vediamo.

Per esempio, é stato firmato un trattato sulla riduzione degli armamenti nell'area europea, comprendente quella dell'ex-Unione Sovietica, che aggiorna i limiti di quello siglato nel 1990. Nulla da dire sulla sua rilevanza diplomatica, ma é un paradosso. Teoricamente la Guerra fredda é finita. Firmare con la Russia, in materia di sicurezza, l'ammodernamento di un accordo siglato inizialmente con l'Unione Sovietica significa riconoscere che la prima é la continuazione della seconda. Cioé un nemico. Ammetterete che c'é qualcosa che non va. Da una parte é vero che la Russia sia in preda al disordine e che questo potrebbe fomentare il riemergere di un neoimperialismo panslavista. Dall'altra appare controproducente che gli occidentali gestiscano il caso russo e dintorni tenendo due atteggiamenti che non portano ad alcun nuovo sviluppo positivo: (a) ad est di Polonia ed Ungheria non é Europa, ma qualcosa d'altro; (b) anche se la Russia non é più comunista ed impero con pretese espansionistiche globali, tuttavia deve restare un potenziale nemico. Non ha alcun senso. E' come se dopo il crollo del muro di Berlino, da Est verso Ovest, ne avessimo costruito uno nuovo da Ovest verso Est, spostandolo un po' più in la. Perché?

Gli Stati Uniti hanno l'interesse a tenere in piedi la vecchia divisione dell'Europa in quanto ciò giustifica l'esistenza della Nato e, quindi, il mantenimento del loro primato indiscusso per le questioni della sicurezza europea. Gli europei, dopotutto, sono contenti che si rimandi all'infinito la "vera" questione europea, cioé la relazione con la Russia. Qualsiasi soluzione che cercasse di includerla progressivamente nell'ordine europeo, infatti, comporterebbe costi notevoli diretti ed indiretti per stabilizzarla nonché un complicatissimo negoziato politico. Internamente, la UE dovrebbe riformarsi per poter parlare con una voce unica. Nonostante i passi formali in questa direzione, ne siamo ancora lontani. Inoltre dovrebbe aprire i propri confini alle esportazioni da oriente, per favorirne lo sviluppo, rinunciando al protezionismo attuale. Immaginatevi il canaio che farebbero i sindacati. Che sarebbe nulla in confronto alla reazione isterica degli americani di veder gli europei muoversi verso la formazione di un'Eurasia che taglierebbe fuori i primi dalla possibilità di agire come potenza unica globale. In particolare, l'eventuale inclusione della Russia comporterebbe la fine della Nato come é ora e la ricostruzione di un'alleanza militare più ampia. In effetti questo é un passaggio complicatissimo che nessuno osa nemmeno adombrare. Per tali motivi é più conveniente agli europei mantenere l'Europa dimezzata. Non si può negare il realismo di tale posizione passiva. Tuttavia é un dato inquietante il fatto che gli occidentali non riescano a creare una visione che cancelli il vecchio ordine bipolare della Guerra fredda e includa attivamente la Russia in un nuovo e più ampio sistema economico e geopolitico.

La questione non é solo importante in prospettiva, ma anche nell'immediato. Yeltsin deve per forza riprendersi la Cecenia ribelle per bloccare ulteriori frammentazioni e per evitare il successo delle offerte nazionalistiche estremistiche nelle elezioni politiche del prossimo dicembre. Ci sono due opzioni, una violenta, l'altra negoziale. Ad Istanbul gli occidentali hanno cercato di imporre ai russi la cessazione della sanguinosa offensiva in corso. Ma Yeltsin li ha mandati a quel paese. E non ha avuto tutti i torti. Mi trattate come un nemico, umiliate la Russia e poi pretendete che rinunciamo alla forza per riprenderci una provincia secessionista con il rischio di destabilizzare l'intera Federazione? Infatti gli occidentali avrebbero dovuto metterla in altro modo. Cari russi, chiudiamo per sempre la Guerra fredda e vi prepariamo un pacchetto di misure, dalla stabilizzazione monetaria con aiuti economici adeguati alla formazione di un sistema integrato di sicurezza, che vi permetterà di ricostruire l'ordine interno. E come primo atto vi aiutiamo a finanziare una soluzione pacifica con i ceceni in cambio della vostra rinuncia all'opzione violenta. Un serio sforzo di pacificazione implicherebbe un approccio di questo tipo. Ma é considerato fantapolitica. Così gli occidentali hanno sanzionato la Russia, salvo poi riconoscere il suo diritto a difendere la propria integrità territoriale. Che, tradotto, vuol dire: di fronte alle nostre opinioni pubbliche ci siamo lavati la coscienza, ma voi continuate ad ammazzare i ceceni come vi pare, tanto siete al di là del muro. Appunto, il nuovo muro atlantico.

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Per esempio, é stato firmato un trattato sulla riduzione degli armamenti nell'area europea, comprendente quella dell'ex-Unione Sovietica, che aggiorna i limiti di quello siglato nel 1990. Nulla da dire sulla sua rilevanza diplomatica, ma é un paradosso. Teoricamente la Guerra fredda é finita. Firmare con la Russia, in materia di sicurezza, l'ammodernamento di un accordo siglato inizialmente con l'Unione Sovietica significa riconoscere che la prima é la continuazione della seconda. Cioé un nemico. Ammetterete che c'é qualcosa che non va. Da una parte é vero che la Russia sia in preda al disordine e che questo potrebbe fomentare il riemergere di un neoimperialismo panslavista. Dall'altra appare controproducente che gli occidentali gestiscano il caso russo e dintorni tenendo due atteggiamenti che non portano ad alcun nuovo sviluppo positivo: (a) ad est di Polonia ed Ungheria non é Europa, ma qualcosa d'altro; (b) anche se la Russia non é più comunista ed impero con pretese espansionistiche globali, tuttavia deve restare un potenziale nemico. Non ha alcun senso. E' come se dopo il crollo del muro di Berlino, da Est verso Ovest, ne avessimo costruito uno nuovo da Ovest verso Est, spostandolo un po' più in la. Perché?

Gli Stati Uniti hanno l'interesse a tenere in piedi la vecchia divisione dell'Europa in quanto ciò giustifica l'esistenza della Nato e, quindi, il mantenimento del loro primato indiscusso per le questioni della sicurezza europea. Gli europei, dopotutto, sono contenti che si rimandi all'infinito la "vera" questione europea, cioé la relazione con la Russia. Qualsiasi soluzione che cercasse di includerla progressivamente nell'ordine europeo, infatti, comporterebbe costi notevoli diretti ed indiretti per stabilizzarla nonché un complicatissimo negoziato politico. Internamente, la UE dovrebbe riformarsi per poter parlare con una voce unica. Nonostante i passi formali in questa direzione, ne siamo ancora lontani. Inoltre dovrebbe aprire i propri confini alle esportazioni da oriente, per favorirne lo sviluppo, rinunciando al protezionismo attuale. Immaginatevi il canaio che farebbero i sindacati. Che sarebbe nulla in confronto alla reazione isterica degli americani di veder gli europei muoversi verso la formazione di un'Eurasia che taglierebbe fuori i primi dalla possibilità di agire come potenza unica globale. In particolare, l'eventuale inclusione della Russia comporterebbe la fine della Nato come é ora e la ricostruzione di un'alleanza militare più ampia. In effetti questo é un passaggio complicatissimo che nessuno osa nemmeno adombrare. Per tali motivi é più conveniente agli europei mantenere l'Europa dimezzata. Non si può negare il realismo di tale posizione passiva. Tuttavia é un dato inquietante il fatto che gli occidentali non riescano a creare una visione che cancelli il vecchio ordine bipolare della Guerra fredda e includa attivamente la Russia in un nuovo e più ampio sistema economico e geopolitico.

La questione non é solo importante in prospettiva, ma anche nell'immediato. Yeltsin deve per forza riprendersi la Cecenia ribelle per bloccare ulteriori frammentazioni e per evitare il successo delle offerte nazionalistiche estremistiche nelle elezioni politiche del prossimo dicembre. Ci sono due opzioni, una violenta, l'altra negoziale. Ad Istanbul gli occidentali hanno cercato di imporre ai russi la cessazione della sanguinosa offensiva in corso. Ma Yeltsin li ha mandati a quel paese. E non ha avuto tutti i torti. Mi trattate come un nemico, umiliate la Russia e poi pretendete che rinunciamo alla forza per riprenderci una provincia secessionista con il rischio di destabilizzare l'intera Federazione? Infatti gli occidentali avrebbero dovuto metterla in altro modo. Cari russi, chiudiamo per sempre la Guerra fredda e vi prepariamo un pacchetto di misure, dalla stabilizzazione monetaria con aiuti economici adeguati alla formazione di un sistema integrato di sicurezza, che vi permetterà di ricostruire l'ordine interno. E come primo atto vi aiutiamo a finanziare una soluzione pacifica con i ceceni in cambio della vostra rinuncia all'opzione violenta. Un serio sforzo di pacificazione implicherebbe un approccio di questo tipo. Ma é considerato fantapolitica. Così gli occidentali hanno sanzionato la Russia, salvo poi riconoscere il suo diritto a difendere la propria integrità territoriale. Che, tradotto, vuol dire: di fronte alle nostre opinioni pubbliche ci siamo lavati la coscienza, ma voi continuate ad ammazzare i ceceni come vi pare, tanto siete al di là del muro. Appunto, il nuovo muro atlantico.

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Per esempio, é stato firmato un trattato sulla riduzione degli armamenti nell'area europea, comprendente quella dell'ex-Unione Sovietica, che aggiorna i limiti di quello siglato nel 1990. Nulla da dire sulla sua rilevanza diplomatica, ma é un paradosso. Teoricamente la Guerra fredda é finita. Firmare con la Russia, in materia di sicurezza, l'ammodernamento di un accordo siglato inizialmente con l'Unione Sovietica significa riconoscere che la prima é la continuazione della seconda. Cioé un nemico. Ammetterete che c'é qualcosa che non va. Da una parte é vero che la Russia sia in preda al disordine e che questo potrebbe fomentare il riemergere di un neoimperialismo panslavista. Dall'altra appare controproducente che gli occidentali gestiscano il caso russo e dintorni tenendo due atteggiamenti che non portano ad alcun nuovo sviluppo positivo: (a) ad est di Polonia ed Ungheria non é Europa, ma qualcosa d'altro; (b) anche se la Russia non é più comunista ed impero con pretese espansionistiche globali, tuttavia deve restare un potenziale nemico. Non ha alcun senso. E' come se dopo il crollo del muro di Berlino, da Est verso Ovest, ne avessimo costruito uno nuovo da Ovest verso Est, spostandolo un po' più in la. Perché?

Gli Stati Uniti hanno l'interesse a tenere in piedi la vecchia divisione dell'Europa in quanto ciò giustifica l'esistenza della Nato e, quindi, il mantenimento del loro primato indiscusso per le questioni della sicurezza europea. Gli europei, dopotutto, sono contenti che si rimandi all'infinito la "vera" questione europea, cioé la relazione con la Russia. Qualsiasi soluzione che cercasse di includerla progressivamente nell'ordine europeo, infatti, comporterebbe costi notevoli diretti ed indiretti per stabilizzarla nonché un complicatissimo negoziato politico. Internamente, la UE dovrebbe riformarsi per poter parlare con una voce unica. Nonostante i passi formali in questa direzione, ne siamo ancora lontani. Inoltre dovrebbe aprire i propri confini alle esportazioni da oriente, per favorirne lo sviluppo, rinunciando al protezionismo attuale. Immaginatevi il canaio che farebbero i sindacati. Che sarebbe nulla in confronto alla reazione isterica degli americani di veder gli europei muoversi verso la formazione di un'Eurasia che taglierebbe fuori i primi dalla possibilità di agire come potenza unica globale. In particolare, l'eventuale inclusione della Russia comporterebbe la fine della Nato come é ora e la ricostruzione di un'alleanza militare più ampia. In effetti questo é un passaggio complicatissimo che nessuno osa nemmeno adombrare. Per tali motivi é più conveniente agli europei mantenere l'Europa dimezzata. Non si può negare il realismo di tale posizione passiva. Tuttavia é un dato inquietante il fatto che gli occidentali non riescano a creare una visione che cancelli il vecchio ordine bipolare della Guerra fredda e includa attivamente la Russia in un nuovo e più ampio sistema economico e geopolitico.

La questione non é solo importante in prospettiva, ma anche nell'immediato. Yeltsin deve per forza riprendersi la Cecenia ribelle per bloccare ulteriori frammentazioni e per evitare il successo delle offerte nazionalistiche estremistiche nelle elezioni politiche del prossimo dicembre. Ci sono due opzioni, una violenta, l'altra negoziale. Ad Istanbul gli occidentali hanno cercato di imporre ai russi la cessazione della sanguinosa offensiva in corso. Ma Yeltsin li ha mandati a quel paese. E non ha avuto tutti i torti. Mi trattate come un nemico, umiliate la Russia e poi pretendete che rinunciamo alla forza per riprenderci una provincia secessionista con il rischio di destabilizzare l'intera Federazione? Infatti gli occidentali avrebbero dovuto metterla in altro modo. Cari russi, chiudiamo per sempre la Guerra fredda e vi prepariamo un pacchetto di misure, dalla stabilizzazione monetaria con aiuti economici adeguati alla formazione di un sistema integrato di sicurezza, che vi permetterà di ricostruire l'ordine interno. E come primo atto vi aiutiamo a finanziare una soluzione pacifica con i ceceni in cambio della vostra rinuncia all'opzione violenta. Un serio sforzo di pacificazione implicherebbe un approccio di questo tipo. Ma é considerato fantapolitica. Così gli occidentali hanno sanzionato la Russia, salvo poi riconoscere il suo diritto a difendere la propria integrità territoriale. Che, tradotto, vuol dire: di fronte alle nostre opinioni pubbliche ci siamo lavati la coscienza, ma voi continuate ad ammazzare i ceceni come vi pare, tanto siete al di là del muro. Appunto, il nuovo muro atlantico.

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Carlo A. Pelanda
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L' Arena

1999-11-20

20/11/1999

Caduto il muro ne abbiamo costruito uno nuovo da Ovest verso Est

Il vertice dell'OSCE (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa) ad Istanbul si è chiuso con la firma di molta carta, ma senza alcun risultato sostanziale. Il punto é che non potrà formarsi un ordine europeo stabile fino a che non sapremo decidere se la Russia é un paese amico o nemico e se dovrà essere parte dell'area europea o meno. Vediamo.

Per esempio, é stato firmato un trattato sulla riduzione degli armamenti nell'area europea, comprendente quella dell'ex-Unione Sovietica, che aggiorna i limiti di quello siglato nel 1990. Nulla da dire sulla sua rilevanza diplomatica, ma é un paradosso. Teoricamente la Guerra fredda é finita. Firmare con la Russia, in materia di sicurezza, l'ammodernamento di un accordo siglato inizialmente con l'Unione Sovietica significa riconoscere che la prima é la continuazione della seconda. Cioé un nemico. Ammetterete che c'é qualcosa che non va. Da una parte é vero che la Russia sia in preda al disordine e che questo potrebbe fomentare il riemergere di un neoimperialismo panslavista. Dall'altra appare controproducente che gli occidentali gestiscano il caso russo e dintorni tenendo due atteggiamenti che non portano ad alcun nuovo sviluppo positivo: (a) ad est di Polonia ed Ungheria non é Europa, ma qualcosa d'altro; (b) anche se la Russia non é più comunista ed impero con pretese espansionistiche globali, tuttavia deve restare un potenziale nemico. Non ha alcun senso. E' come se dopo il crollo del muro di Berlino, da Est verso Ovest, ne avessimo costruito uno nuovo da Ovest verso Est, spostandolo un po' più in la. Perché?

Gli Stati Uniti hanno l'interesse a tenere in piedi la vecchia divisione dell'Europa in quanto ciò giustifica l'esistenza della Nato e, quindi, il mantenimento del loro primato indiscusso per le questioni della sicurezza europea. Gli europei, dopotutto, sono contenti che si rimandi all'infinito la "vera" questione europea, cioé la relazione con la Russia. Qualsiasi soluzione che cercasse di includerla progressivamente nell'ordine europeo, infatti, comporterebbe costi notevoli diretti ed indiretti per stabilizzarla nonché un complicatissimo negoziato politico. Internamente, la UE dovrebbe riformarsi per poter parlare con una voce unica. Nonostante i passi formali in questa direzione, ne siamo ancora lontani. Inoltre dovrebbe aprire i propri confini alle esportazioni da oriente, per favorirne lo sviluppo, rinunciando al protezionismo attuale. Immaginatevi il canaio che farebbero i sindacati. Che sarebbe nulla in confronto alla reazione isterica degli americani di veder gli europei muoversi verso la formazione di un'Eurasia che taglierebbe fuori i primi dalla possibilità di agire come potenza unica globale. In particolare, l'eventuale inclusione della Russia comporterebbe la fine della Nato come é ora e la ricostruzione di un'alleanza militare più ampia. In effetti questo é un passaggio complicatissimo che nessuno osa nemmeno adombrare. Per tali motivi é più conveniente agli europei mantenere l'Europa dimezzata. Non si può negare il realismo di tale posizione passiva. Tuttavia é un dato inquietante il fatto che gli occidentali non riescano a creare una visione che cancelli il vecchio ordine bipolare della Guerra fredda e includa attivamente la Russia in un nuovo e più ampio sistema economico e geopolitico.

La questione non é solo importante in prospettiva, ma anche nell'immediato. Yeltsin deve per forza riprendersi la Cecenia ribelle per bloccare ulteriori frammentazioni e per evitare il successo delle offerte nazionalistiche estremistiche nelle elezioni politiche del prossimo dicembre. Ci sono due opzioni, una violenta, l'altra negoziale. Ad Istanbul gli occidentali hanno cercato di imporre ai russi la cessazione della sanguinosa offensiva in corso. Ma Yeltsin li ha mandati a quel paese. E non ha avuto tutti i torti. Mi trattate come un nemico, umiliate la Russia e poi pretendete che rinunciamo alla forza per riprenderci una provincia secessionista con il rischio di destabilizzare l'intera Federazione? Infatti gli occidentali avrebbero dovuto metterla in altro modo. Cari russi, chiudiamo per sempre la Guerra fredda e vi prepariamo un pacchetto di misure, dalla stabilizzazione monetaria con aiuti economici adeguati alla formazione di un sistema integrato di sicurezza, che vi permetterà di ricostruire l'ordine interno. E come primo atto vi aiutiamo a finanziare una soluzione pacifica con i ceceni in cambio della vostra rinuncia all'opzione violenta. Un serio sforzo di pacificazione implicherebbe un approccio di questo tipo. Ma é considerato fantapolitica. Così gli occidentali hanno sanzionato la Russia, salvo poi riconoscere il suo diritto a difendere la propria integrità territoriale. Che, tradotto, vuol dire: di fronte alle nostre opinioni pubbliche ci siamo lavati la coscienza, ma voi continuate ad ammazzare i ceceni come vi pare, tanto siete al di là del muro. Appunto, il nuovo muro atlantico.

(c) 1999 Carlo Pelanda
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