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Carlo A. Pelanda
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L' Arena

1999-5-25

25/5/1999

L'inutile eurovittoria di Amato

E' stata una vittoria di Pirro. Dopo un conflitto acceso nell'ambito del vertice Ecofin con gli altri europei, francesi ed olandesi in particolare, il neoministro del tesoro Amato è riuscito a strappare il permesso di sfondare dello 0,4% del Pil il limite di deficit di bilancio concordato per il 1999 (2%). Ricordiamoci che il Patto di stabilità (firmato nel 1997 ad Amsterdam) impegna i Paesi dell'euro a raggiungere il pareggio di bilancio entro il 2002 e il limite dell'1% nel 2001, cioé domani. La questione non é teorica, ma riguarda il pilastro della stabilità monetaria europea. Se avessimo gli Stati Uniti d'Europa, ovvero un solo governo per tutti, le diverse aree europee potrebbero essere trattate con più flessibilità di bilancio. Ci penserebbe il governo federale ad indirizzare gli aiuti dove servono, mantenendo l'equilibrio complessivo del bilancio pubblico. Ma l'Europa non é uno Stato unico federale. Quindi la solidità della sua moneta dipende dalla perfetta disciplina di bilancio da parte di ciascuno degli Stati membri. Ecco perché il requisito del pareggio é così importante e vitale. A prova ulteriore va segnalato che la depressione dell'euro non é solo causata da situazioni contingenti, ma anche dal fatto che il mercato non crede ancora che i Paesi europei siano in grado di arrivare all'equilibrio dei conti pubblici. E non ci crede perché tale risultato corrisponde all'abolizione di qualsiasi politica di sinistra tesa a mantenere elevati i costi assistenziali e molto bassa l'efficienza produttiva. L'alternativa é o sinistra o euro. Parte della sinistra europea si sta riformando proprio per questo motivo. Quella italiana no. Al punto che Amato ha dovuto usare la sua indiscutibile capacità per dare ossigeno ad un governo la cui maggioranza non é disposta a tagliare la spesa pubblica inutile e a fare politiche più amichevoli nei confronti del mercato. I termini del problema sono i seguenti. L'Italia nel 1999 dovrebbe crescere non più dell'1%. Ciò significa che mancheranno circa ottomila miliardi di gettito fiscale che si tradurranno in un deficit di 2,4% del Pil. Giustamente, gli altri europei hanno detto ad Amato di tagliare spesa e riequlibrare i conti per stare entro il vincolo del 2%. Ma questi ha lottato per ottenere la deroga, sapendo che il centrosinistra salterebbe nei prossimi mesi se si dovesse fare una riforma delle pensioni, ridurre gli sprechi della sanità che ingrassano per lo più i sindacati e i loro protetti, e così via. Pur dichiarando che queste cose andranno fatte ha, tuttavia, di fatto dato più tempo al governo per trovare un digestivo capace di far ingoiare il mattone alle sinistre. Ma é stato uno sforzo inutile. Pareggio di bilancio significa ridurre di 40mila miliardi almeno la spesa pubblica nei prossimi tre anni. E' una somma enorme. Il tagliarla implica riforme generali e non limature. Quindi l'aver litigato con gli altri europei, confermata l'inaffidabilità dell'Italia, solo per posporre di qualche mese il problema é stata, appunto, una vittoria di Pirro del pur bravo Amato.

(c) 1999 Carlo Pelanda
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