Ci siamo. Anche se solo il 22% degli italiani possiede un computer, ben l'84% lo ritiene essenziale. Questo dato - rilevato dalla Doxa - mostra che gli italiani sono ormai emotivamente pronti ad entrare in massa nel ciberspazio nonostante l'ancora esiguo numero di strumenti e connessioni. Altre ricerche segnalano che non lo sono sul piano della alfabetizzazione necessaria per maneggiare un calcolatore e per navigare nella rete. Molte persone, inoltre, hanno ancora una sorta di timore di fronte al computer, percependolo come strumento complicato, oppure non se lo possono permettere. Ma questa barriera si sta sgretolando sia perché l'utilizzo degli strumenti informatici é sempre più amichevole nei confronti di un utente sia per il fatto che i prezzi stanno scendendo. Prevale la sensazione che il cibermercato italiano stia proprio in questo periodo scongelandosi ed aprendosi ad una prospettiva di boom delle utenze nel prossimo futuro. Sul piano dell'uso della rete da parte delle piccole e medie imprese la situazione appare più ambigua. Circa 60mila aziende italiane si sono dotate di un sito web, ma solo poche (qualche centinaio) attuano transazioni commerciali via Internet. La rete viene usata dalle imprese per lo più come vetrina pubblicitaria e non in tutto il suo potenziale di commercio elettronico e di tecnologia dell'informazione capace di migliorare l'efficienza delle aziende stesse in ciascuna delle fasi produttive, per dire: dalla gestione del magazzino fino al rapporto con il cliente. Molti commentatori hanno preso questo dato come sintomo di un enorme ritardo del nostro paese nel lanciarsi verso la nuova economia digitale. In un recente convegno a Milano alcuni osservatori hanno espresso il timore che la crescente domanda di servizi Internet, non trovando un'adeguata offerta italiana, potrebbe rivolgersi a quella estera. E così l'industria del nostro paese rischia di perdere una grande opportunità di sviluppo. C'é questo rischio?

Se vediamo la questione attraverso una fotografia dell'esistente certamente sì. Poniamo di voler creare uno shopping center su rete. I clienti si connettono da casa e, clic dopo clic, osservano della merce, per esempio una maglietta speciale. La ordinano, pagandola attraverso una carta di credito di cui danno il numero o, meglio, con un codice criptato che corrisponde ad un conto bancario già predisposto per pagare gli acquisti su Internet. O ricevono la merce a casa oppure se la vanno a prendere in un negozio vicino a casa. Vediamo alcuni passaggi critici di questa sequenza. La tecnologia per mettere in piedi il negozio in rete c'é. Ma non é facilissimo trovare un'azienda che ce la prepari sull'unghia perché il settore é nuovo e non molti lo sanno fare bene. Poniamo di superare il problema facendoci costruire il sito da un'azienda americana. Poi dobbiamo fare il contratto con il distributore che porta il pacco della merce ordinata al cliente. Qui cominciano i guai perché, all'oggi, i costi di spedizione sono elevati. Quanti clienti visitano il nostro sito commerciale? Stabilito sopra che la moda sta prendendo piede, restano alcune barriere tecniche: la velocità della connessione non é ancora accettabile, i suoi costi troppo alti così come quelli dei computer, pur in ribasso in relazione al recente passato. In sintesi, se decidiamo oggi di creare un negozio elettronico troviamo ancora parecchi ostacoli.

Ma tra sei mesi potrebbero essere molto minori se non cancellati. I grandi distributori stanno predisponendo offerte che permettono di spedire a bassisimo costo le merci ordinate in rete. Le stesse Poste Italiane (e-miracolo) hanno in programma la costruzione di un "portale" dedicato al commercio elettronico entro il giugno del 2000. Stanno nascendo decine di nuove imprese che offrono la capacità di creare negozi virtuali. Si cominciano a vedere offerte a rate e a costi molto bassi di computer abbastanza potenti. Per chi vuole prezzi perfino minori ci sono attualmente almeno cinque offerte di "telefoni web" che permettono di operare in rete molto facilmente. L'accesso a questa é sempre più dato in forma gratuita. In sintesi, se vediamo lo scenario in film e non in foto, si può prevedere che entro il 2000 il nuovo mercato Internet potrà essere molto più fluido di adesso. Quindi potremmo andare in una banca di investimento e, se il progetto é fatto bene, non dovremmo trovare troppe difficoltà a rifornirci del capitale necessario. Esito favorito anche dal fatto che la crescita dell'economia elettronica rende spumeggianti la quotazione in Borsa delle nuove aziende Internet. Tutto bene dunque, possiamo partire?

Calma. La tecnologia che permette di rendere più veloci le linee telefoniche c'é, ma la sua realizzazione non sarà immediata. Inoltre le stesse rigidità che ostacolano l'economia normale (tasse, poca flessibilità del mercato del lavoro, ecc.) sono di freno anche a quella nuova di Internet. In conclusione, il decollo veloce del nuovo mercato elettronico dipende da tre atti politici che ancora mancano: (a) incentivi fiscali per il mondo Internet; (b) più fessibilità, in generale, nel sistema occupazionale; (c) investimenti prioritari sulle infrastrutture informatiche. Basterebbe questo ed il film avrebbe un lieto fine.

" /> Ci siamo. Anche se solo il 22% degli italiani possiede un computer, ben l'84% lo ritiene essenziale. Questo dato - rilevato dalla Doxa - mostra che gli italiani sono ormai emotivamente pronti ad entrare in massa nel ciberspazio nonostante l'ancora esiguo numero di strumenti e connessioni. Altre ricerche segnalano che non lo sono sul piano della alfabetizzazione necessaria per maneggiare un calcolatore e per navigare nella rete. Molte persone, inoltre, hanno ancora una sorta di timore di fronte al computer, percependolo come strumento complicato, oppure non se lo possono permettere. Ma questa barriera si sta sgretolando sia perché l'utilizzo degli strumenti informatici é sempre più amichevole nei confronti di un utente sia per il fatto che i prezzi stanno scendendo. Prevale la sensazione che il cibermercato italiano stia proprio in questo periodo scongelandosi ed aprendosi ad una prospettiva di boom delle utenze nel prossimo futuro. Sul piano dell'uso della rete da parte delle piccole e medie imprese la situazione appare più ambigua. Circa 60mila aziende italiane si sono dotate di un sito web, ma solo poche (qualche centinaio) attuano transazioni commerciali via Internet. La rete viene usata dalle imprese per lo più come vetrina pubblicitaria e non in tutto il suo potenziale di commercio elettronico e di tecnologia dell'informazione capace di migliorare l'efficienza delle aziende stesse in ciascuna delle fasi produttive, per dire: dalla gestione del magazzino fino al rapporto con il cliente. Molti commentatori hanno preso questo dato come sintomo di un enorme ritardo del nostro paese nel lanciarsi verso la nuova economia digitale. In un recente convegno a Milano alcuni osservatori hanno espresso il timore che la crescente domanda di servizi Internet, non trovando un'adeguata offerta italiana, potrebbe rivolgersi a quella estera. E così l'industria del nostro paese rischia di perdere una grande opportunità di sviluppo. C'é questo rischio?

Se vediamo la questione attraverso una fotografia dell'esistente certamente sì. Poniamo di voler creare uno shopping center su rete. I clienti si connettono da casa e, clic dopo clic, osservano della merce, per esempio una maglietta speciale. La ordinano, pagandola attraverso una carta di credito di cui danno il numero o, meglio, con un codice criptato che corrisponde ad un conto bancario già predisposto per pagare gli acquisti su Internet. O ricevono la merce a casa oppure se la vanno a prendere in un negozio vicino a casa. Vediamo alcuni passaggi critici di questa sequenza. La tecnologia per mettere in piedi il negozio in rete c'é. Ma non é facilissimo trovare un'azienda che ce la prepari sull'unghia perché il settore é nuovo e non molti lo sanno fare bene. Poniamo di superare il problema facendoci costruire il sito da un'azienda americana. Poi dobbiamo fare il contratto con il distributore che porta il pacco della merce ordinata al cliente. Qui cominciano i guai perché, all'oggi, i costi di spedizione sono elevati. Quanti clienti visitano il nostro sito commerciale? Stabilito sopra che la moda sta prendendo piede, restano alcune barriere tecniche: la velocità della connessione non é ancora accettabile, i suoi costi troppo alti così come quelli dei computer, pur in ribasso in relazione al recente passato. In sintesi, se decidiamo oggi di creare un negozio elettronico troviamo ancora parecchi ostacoli.

Ma tra sei mesi potrebbero essere molto minori se non cancellati. I grandi distributori stanno predisponendo offerte che permettono di spedire a bassisimo costo le merci ordinate in rete. Le stesse Poste Italiane (e-miracolo) hanno in programma la costruzione di un "portale" dedicato al commercio elettronico entro il giugno del 2000. Stanno nascendo decine di nuove imprese che offrono la capacità di creare negozi virtuali. Si cominciano a vedere offerte a rate e a costi molto bassi di computer abbastanza potenti. Per chi vuole prezzi perfino minori ci sono attualmente almeno cinque offerte di "telefoni web" che permettono di operare in rete molto facilmente. L'accesso a questa é sempre più dato in forma gratuita. In sintesi, se vediamo lo scenario in film e non in foto, si può prevedere che entro il 2000 il nuovo mercato Internet potrà essere molto più fluido di adesso. Quindi potremmo andare in una banca di investimento e, se il progetto é fatto bene, non dovremmo trovare troppe difficoltà a rifornirci del capitale necessario. Esito favorito anche dal fatto che la crescita dell'economia elettronica rende spumeggianti la quotazione in Borsa delle nuove aziende Internet. Tutto bene dunque, possiamo partire?

Calma. La tecnologia che permette di rendere più veloci le linee telefoniche c'é, ma la sua realizzazione non sarà immediata. Inoltre le stesse rigidità che ostacolano l'economia normale (tasse, poca flessibilità del mercato del lavoro, ecc.) sono di freno anche a quella nuova di Internet. In conclusione, il decollo veloce del nuovo mercato elettronico dipende da tre atti politici che ancora mancano: (a) incentivi fiscali per il mondo Internet; (b) più fessibilità, in generale, nel sistema occupazionale; (c) investimenti prioritari sulle infrastrutture informatiche. Basterebbe questo ed il film avrebbe un lieto fine.

"/> Ci siamo. Anche se solo il 22% degli italiani possiede un computer, ben l'84% lo ritiene essenziale. Questo dato - rilevato dalla Doxa - mostra che gli italiani sono ormai emotivamente pronti ad entrare in massa nel ciberspazio nonostante l'ancora esiguo numero di strumenti e connessioni. Altre ricerche segnalano che non lo sono sul piano della alfabetizzazione necessaria per maneggiare un calcolatore e per navigare nella rete. Molte persone, inoltre, hanno ancora una sorta di timore di fronte al computer, percependolo come strumento complicato, oppure non se lo possono permettere. Ma questa barriera si sta sgretolando sia perché l'utilizzo degli strumenti informatici é sempre più amichevole nei confronti di un utente sia per il fatto che i prezzi stanno scendendo. Prevale la sensazione che il cibermercato italiano stia proprio in questo periodo scongelandosi ed aprendosi ad una prospettiva di boom delle utenze nel prossimo futuro. Sul piano dell'uso della rete da parte delle piccole e medie imprese la situazione appare più ambigua. Circa 60mila aziende italiane si sono dotate di un sito web, ma solo poche (qualche centinaio) attuano transazioni commerciali via Internet. La rete viene usata dalle imprese per lo più come vetrina pubblicitaria e non in tutto il suo potenziale di commercio elettronico e di tecnologia dell'informazione capace di migliorare l'efficienza delle aziende stesse in ciascuna delle fasi produttive, per dire: dalla gestione del magazzino fino al rapporto con il cliente. Molti commentatori hanno preso questo dato come sintomo di un enorme ritardo del nostro paese nel lanciarsi verso la nuova economia digitale. In un recente convegno a Milano alcuni osservatori hanno espresso il timore che la crescente domanda di servizi Internet, non trovando un'adeguata offerta italiana, potrebbe rivolgersi a quella estera. E così l'industria del nostro paese rischia di perdere una grande opportunità di sviluppo. C'é questo rischio?

Se vediamo la questione attraverso una fotografia dell'esistente certamente sì. Poniamo di voler creare uno shopping center su rete. I clienti si connettono da casa e, clic dopo clic, osservano della merce, per esempio una maglietta speciale. La ordinano, pagandola attraverso una carta di credito di cui danno il numero o, meglio, con un codice criptato che corrisponde ad un conto bancario già predisposto per pagare gli acquisti su Internet. O ricevono la merce a casa oppure se la vanno a prendere in un negozio vicino a casa. Vediamo alcuni passaggi critici di questa sequenza. La tecnologia per mettere in piedi il negozio in rete c'é. Ma non é facilissimo trovare un'azienda che ce la prepari sull'unghia perché il settore é nuovo e non molti lo sanno fare bene. Poniamo di superare il problema facendoci costruire il sito da un'azienda americana. Poi dobbiamo fare il contratto con il distributore che porta il pacco della merce ordinata al cliente. Qui cominciano i guai perché, all'oggi, i costi di spedizione sono elevati. Quanti clienti visitano il nostro sito commerciale? Stabilito sopra che la moda sta prendendo piede, restano alcune barriere tecniche: la velocità della connessione non é ancora accettabile, i suoi costi troppo alti così come quelli dei computer, pur in ribasso in relazione al recente passato. In sintesi, se decidiamo oggi di creare un negozio elettronico troviamo ancora parecchi ostacoli.

Ma tra sei mesi potrebbero essere molto minori se non cancellati. I grandi distributori stanno predisponendo offerte che permettono di spedire a bassisimo costo le merci ordinate in rete. Le stesse Poste Italiane (e-miracolo) hanno in programma la costruzione di un "portale" dedicato al commercio elettronico entro il giugno del 2000. Stanno nascendo decine di nuove imprese che offrono la capacità di creare negozi virtuali. Si cominciano a vedere offerte a rate e a costi molto bassi di computer abbastanza potenti. Per chi vuole prezzi perfino minori ci sono attualmente almeno cinque offerte di "telefoni web" che permettono di operare in rete molto facilmente. L'accesso a questa é sempre più dato in forma gratuita. In sintesi, se vediamo lo scenario in film e non in foto, si può prevedere che entro il 2000 il nuovo mercato Internet potrà essere molto più fluido di adesso. Quindi potremmo andare in una banca di investimento e, se il progetto é fatto bene, non dovremmo trovare troppe difficoltà a rifornirci del capitale necessario. Esito favorito anche dal fatto che la crescita dell'economia elettronica rende spumeggianti la quotazione in Borsa delle nuove aziende Internet. Tutto bene dunque, possiamo partire?

Calma. La tecnologia che permette di rendere più veloci le linee telefoniche c'é, ma la sua realizzazione non sarà immediata. Inoltre le stesse rigidità che ostacolano l'economia normale (tasse, poca flessibilità del mercato del lavoro, ecc.) sono di freno anche a quella nuova di Internet. In conclusione, il decollo veloce del nuovo mercato elettronico dipende da tre atti politici che ancora mancano: (a) incentivi fiscali per il mondo Internet; (b) più fessibilità, in generale, nel sistema occupazionale; (c) investimenti prioritari sulle infrastrutture informatiche. Basterebbe questo ed il film avrebbe un lieto fine.

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L' Arena

1999-12-6

6/12/1999

Il mercato Internet sta decollando, ma mancano tre cose per farlo volare

Ci siamo. Anche se solo il 22% degli italiani possiede un computer, ben l'84% lo ritiene essenziale. Questo dato - rilevato dalla Doxa - mostra che gli italiani sono ormai emotivamente pronti ad entrare in massa nel ciberspazio nonostante l'ancora esiguo numero di strumenti e connessioni. Altre ricerche segnalano che non lo sono sul piano della alfabetizzazione necessaria per maneggiare un calcolatore e per navigare nella rete. Molte persone, inoltre, hanno ancora una sorta di timore di fronte al computer, percependolo come strumento complicato, oppure non se lo possono permettere. Ma questa barriera si sta sgretolando sia perché l'utilizzo degli strumenti informatici é sempre più amichevole nei confronti di un utente sia per il fatto che i prezzi stanno scendendo. Prevale la sensazione che il cibermercato italiano stia proprio in questo periodo scongelandosi ed aprendosi ad una prospettiva di boom delle utenze nel prossimo futuro. Sul piano dell'uso della rete da parte delle piccole e medie imprese la situazione appare più ambigua. Circa 60mila aziende italiane si sono dotate di un sito web, ma solo poche (qualche centinaio) attuano transazioni commerciali via Internet. La rete viene usata dalle imprese per lo più come vetrina pubblicitaria e non in tutto il suo potenziale di commercio elettronico e di tecnologia dell'informazione capace di migliorare l'efficienza delle aziende stesse in ciascuna delle fasi produttive, per dire: dalla gestione del magazzino fino al rapporto con il cliente. Molti commentatori hanno preso questo dato come sintomo di un enorme ritardo del nostro paese nel lanciarsi verso la nuova economia digitale. In un recente convegno a Milano alcuni osservatori hanno espresso il timore che la crescente domanda di servizi Internet, non trovando un'adeguata offerta italiana, potrebbe rivolgersi a quella estera. E così l'industria del nostro paese rischia di perdere una grande opportunità di sviluppo. C'é questo rischio?

Se vediamo la questione attraverso una fotografia dell'esistente certamente sì. Poniamo di voler creare uno shopping center su rete. I clienti si connettono da casa e, clic dopo clic, osservano della merce, per esempio una maglietta speciale. La ordinano, pagandola attraverso una carta di credito di cui danno il numero o, meglio, con un codice criptato che corrisponde ad un conto bancario già predisposto per pagare gli acquisti su Internet. O ricevono la merce a casa oppure se la vanno a prendere in un negozio vicino a casa. Vediamo alcuni passaggi critici di questa sequenza. La tecnologia per mettere in piedi il negozio in rete c'é. Ma non é facilissimo trovare un'azienda che ce la prepari sull'unghia perché il settore é nuovo e non molti lo sanno fare bene. Poniamo di superare il problema facendoci costruire il sito da un'azienda americana. Poi dobbiamo fare il contratto con il distributore che porta il pacco della merce ordinata al cliente. Qui cominciano i guai perché, all'oggi, i costi di spedizione sono elevati. Quanti clienti visitano il nostro sito commerciale? Stabilito sopra che la moda sta prendendo piede, restano alcune barriere tecniche: la velocità della connessione non é ancora accettabile, i suoi costi troppo alti così come quelli dei computer, pur in ribasso in relazione al recente passato. In sintesi, se decidiamo oggi di creare un negozio elettronico troviamo ancora parecchi ostacoli.

Ma tra sei mesi potrebbero essere molto minori se non cancellati. I grandi distributori stanno predisponendo offerte che permettono di spedire a bassisimo costo le merci ordinate in rete. Le stesse Poste Italiane (e-miracolo) hanno in programma la costruzione di un "portale" dedicato al commercio elettronico entro il giugno del 2000. Stanno nascendo decine di nuove imprese che offrono la capacità di creare negozi virtuali. Si cominciano a vedere offerte a rate e a costi molto bassi di computer abbastanza potenti. Per chi vuole prezzi perfino minori ci sono attualmente almeno cinque offerte di "telefoni web" che permettono di operare in rete molto facilmente. L'accesso a questa é sempre più dato in forma gratuita. In sintesi, se vediamo lo scenario in film e non in foto, si può prevedere che entro il 2000 il nuovo mercato Internet potrà essere molto più fluido di adesso. Quindi potremmo andare in una banca di investimento e, se il progetto é fatto bene, non dovremmo trovare troppe difficoltà a rifornirci del capitale necessario. Esito favorito anche dal fatto che la crescita dell'economia elettronica rende spumeggianti la quotazione in Borsa delle nuove aziende Internet. Tutto bene dunque, possiamo partire?

Calma. La tecnologia che permette di rendere più veloci le linee telefoniche c'é, ma la sua realizzazione non sarà immediata. Inoltre le stesse rigidità che ostacolano l'economia normale (tasse, poca flessibilità del mercato del lavoro, ecc.) sono di freno anche a quella nuova di Internet. In conclusione, il decollo veloce del nuovo mercato elettronico dipende da tre atti politici che ancora mancano: (a) incentivi fiscali per il mondo Internet; (b) più fessibilità, in generale, nel sistema occupazionale; (c) investimenti prioritari sulle infrastrutture informatiche. Basterebbe questo ed il film avrebbe un lieto fine.

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