E' giusto commentare la riduzione a minimi assoluti della disoccupazione negli Stati Uniti (4,3%) mentre aumenta quella in Italia, in Germania (olte quattro milioni di senza lavoro) e resta elevatissimo il numero medio di disoccupati in Eurolandia (quasi l'11%). Il confronto ha significato perché il modello americano é ispirato prevalentemente al liberismo economico mentre quello europeo continentale allo statosocialismo. Uno può pensarla come vuole, ma non può negare i fatti: il liberismo riesce a creare una situazione di piena occupazione e di capitalismo di massa, lo statosocialismo no. E questo deve far riflettere. Cerchiamo di farlo in modo più approfondito del solito.

Dal 1992 il governo statunitense é guidato dalla sinistra. E questa ha vinto le elezioni presidenziali con un programma centrista. Ha, cioé, riconosciuto che la libertà del mercato é il miglior motore per la creazione della ricchezza. Con questo ha rinunciato alla teoria del rapporto tra Stato e mercato che caratterizza la tradizione della sinistra occidentale e che ancora rimane il fulcro di quella europea: lo Stato crea ricchezza, il mercato deve dare garanzie economiche. Ed ha abbracciato un teoria più marcatamente di "liberismo sociale": Lo Stato deve fornire garanzie, il mercato ricchezza, senza che le prime soffochino il secondo. E' interessante notare che tale "svolta" della sinistra americana (e anche della destra centrista, per altro) non é stata teorizzata e formalizzata dall'alto verso il basso, ma - al contrario- di fatto richiesta dall'elettorato. Questo vuole libertà del mercato, ma anche il mantenimento di garanzie che ne limitino la selettività. E ha tradotto questa richiesta eleggendo un centrista proveniente dalla sinistra come capo del governo, ma dando la maggioranza del Parlamento ai repubblicani, cioé ad uno schieramento che certamente difende con forza il liberismo puro, con l'evidente missione di controbilanciare la sinistra e di tenerla ancorata alla sua svolta liberista. Il messsaggio é chiaro: la classe media vuole un liberismo corretto da garanzie che mettano tutti gli individui in grado di partecipare con successo all'economia. Ed é estremamente sensato. Tony Blair ha colto questo orientamento della classe media e, desocialistizzando e destatalizzando l'offerta politica della sinistra inglese, ha vinto alla grande le elezioni. La rivoluzione liberalizzante degli anni 80 (Reagan e Tatcher) ha fatto vedere quale modello di politica economica riesce a creare più ricchezza. Ma il costo sociale di un capitalismo tropo sregolato e ossessivamente selettivo ha spaventato gli elettori. Questi non vogliono tornare ai vecchi e fallimentari modelli statosocialisti. Ma vogliono anche correggere gli eccessi del liberismo. Tale é la volontà della classe media. Ma non lo é solo in America e nel Regno Unito. Le ricerche mostrano che anche nell'Europa continentale la classe media, cioé il 60% circa della popolazione, desidera la stessa cosa.

Ma non trova un'offerta politica che gliela dia. C'é una complicazione. Mentre l'ambiente statalista anglofono, per sua fortuna storica, é stato da tempo spazzato via con le brutte dalla rivoluzione liberalizzante detta sopra, nell'Europa continentale resta irriformato. Molti elettori vivono di assistenzialismo. C'é quindi un conflitto tra interessi immediati e maturazione culturale, pur la seconda in atto. Ma la sinistra europea usa questo dilemma per mantenere il suo programma conservatore ed inefficae sul piano della creazione della ricchezza. Infatti non vuole svelare che il modello di Stato sociale é insostenibile perché costa sempre di più e produce sempre di meno nuova ricchezza (la causa della disoccupazione). Nasconde la verità ed illude la gente che sia possibile mantenere le garanzie assistenziali correnti. E ciò divide la classe media. Chi lavora nel mercato competitivo esaspera la richiesta di liberismo puro. Chi vive grazie al protezionismo statalista reagisce dando il consenso ad un modello di socialismo inefficace. Così divisa, la classe media non riesce ad ottenere una rappresentanza politica che realizzi il "liberismo sociale", cioé una buona combinazione tra i requisiti (liberistici) di creazione della ricchezza e quelli (solidaristici) di diffusione sociale della stessa e delle opportunità per averla. E questa buona combinazione é proprio il modello che serve per ottenere più occupazione, ovvero il capitalismo di massa.

E' molto difficile che la sinistra europea si modifichi come ha fatto quella anglofona. E' vincolata da interessi di apparato che possono esistere solo mantenendo molto elevata la quantità di denaro e regole economiche che é possibile gestire politicamente, cioé alte tasse e dirigismo statalista dell'economia a scapito del mercato. Quindi tocca al centrodestra europeo migliorare la propria offerta politica affinché diventi un credibile programma di realizzazione del "liberismo sociale" e riunire i due rami della classe media che culturalmente lo vogliono, ma politicamente non vedono ancora come ottenerlo. La sopresa é che il centrodestra europeo, e quello italiano in particolare, non stanno muovendosi con forza e spirito innovativo in questa direzione riempiendo il vuoto lasciato dalla sinistra incapace di modernizzarsi e, vistosamente, fallimentare. Appunto, per la classe media tutta é il momento di pensare un po' più a fondo sul come stimolare, dal basso verso l'alto, una nuova offerta di "liberismo sociale" che porti finalmente anche in Europa il capitalismo di massa.

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Dal 1992 il governo statunitense é guidato dalla sinistra. E questa ha vinto le elezioni presidenziali con un programma centrista. Ha, cioé, riconosciuto che la libertà del mercato é il miglior motore per la creazione della ricchezza. Con questo ha rinunciato alla teoria del rapporto tra Stato e mercato che caratterizza la tradizione della sinistra occidentale e che ancora rimane il fulcro di quella europea: lo Stato crea ricchezza, il mercato deve dare garanzie economiche. Ed ha abbracciato un teoria più marcatamente di "liberismo sociale": Lo Stato deve fornire garanzie, il mercato ricchezza, senza che le prime soffochino il secondo. E' interessante notare che tale "svolta" della sinistra americana (e anche della destra centrista, per altro) non é stata teorizzata e formalizzata dall'alto verso il basso, ma - al contrario- di fatto richiesta dall'elettorato. Questo vuole libertà del mercato, ma anche il mantenimento di garanzie che ne limitino la selettività. E ha tradotto questa richiesta eleggendo un centrista proveniente dalla sinistra come capo del governo, ma dando la maggioranza del Parlamento ai repubblicani, cioé ad uno schieramento che certamente difende con forza il liberismo puro, con l'evidente missione di controbilanciare la sinistra e di tenerla ancorata alla sua svolta liberista. Il messsaggio é chiaro: la classe media vuole un liberismo corretto da garanzie che mettano tutti gli individui in grado di partecipare con successo all'economia. Ed é estremamente sensato. Tony Blair ha colto questo orientamento della classe media e, desocialistizzando e destatalizzando l'offerta politica della sinistra inglese, ha vinto alla grande le elezioni. La rivoluzione liberalizzante degli anni 80 (Reagan e Tatcher) ha fatto vedere quale modello di politica economica riesce a creare più ricchezza. Ma il costo sociale di un capitalismo tropo sregolato e ossessivamente selettivo ha spaventato gli elettori. Questi non vogliono tornare ai vecchi e fallimentari modelli statosocialisti. Ma vogliono anche correggere gli eccessi del liberismo. Tale é la volontà della classe media. Ma non lo é solo in America e nel Regno Unito. Le ricerche mostrano che anche nell'Europa continentale la classe media, cioé il 60% circa della popolazione, desidera la stessa cosa.

Ma non trova un'offerta politica che gliela dia. C'é una complicazione. Mentre l'ambiente statalista anglofono, per sua fortuna storica, é stato da tempo spazzato via con le brutte dalla rivoluzione liberalizzante detta sopra, nell'Europa continentale resta irriformato. Molti elettori vivono di assistenzialismo. C'é quindi un conflitto tra interessi immediati e maturazione culturale, pur la seconda in atto. Ma la sinistra europea usa questo dilemma per mantenere il suo programma conservatore ed inefficae sul piano della creazione della ricchezza. Infatti non vuole svelare che il modello di Stato sociale é insostenibile perché costa sempre di più e produce sempre di meno nuova ricchezza (la causa della disoccupazione). Nasconde la verità ed illude la gente che sia possibile mantenere le garanzie assistenziali correnti. E ciò divide la classe media. Chi lavora nel mercato competitivo esaspera la richiesta di liberismo puro. Chi vive grazie al protezionismo statalista reagisce dando il consenso ad un modello di socialismo inefficace. Così divisa, la classe media non riesce ad ottenere una rappresentanza politica che realizzi il "liberismo sociale", cioé una buona combinazione tra i requisiti (liberistici) di creazione della ricchezza e quelli (solidaristici) di diffusione sociale della stessa e delle opportunità per averla. E questa buona combinazione é proprio il modello che serve per ottenere più occupazione, ovvero il capitalismo di massa.

E' molto difficile che la sinistra europea si modifichi come ha fatto quella anglofona. E' vincolata da interessi di apparato che possono esistere solo mantenendo molto elevata la quantità di denaro e regole economiche che é possibile gestire politicamente, cioé alte tasse e dirigismo statalista dell'economia a scapito del mercato. Quindi tocca al centrodestra europeo migliorare la propria offerta politica affinché diventi un credibile programma di realizzazione del "liberismo sociale" e riunire i due rami della classe media che culturalmente lo vogliono, ma politicamente non vedono ancora come ottenerlo. La sopresa é che il centrodestra europeo, e quello italiano in particolare, non stanno muovendosi con forza e spirito innovativo in questa direzione riempiendo il vuoto lasciato dalla sinistra incapace di modernizzarsi e, vistosamente, fallimentare. Appunto, per la classe media tutta é il momento di pensare un po' più a fondo sul come stimolare, dal basso verso l'alto, una nuova offerta di "liberismo sociale" che porti finalmente anche in Europa il capitalismo di massa.

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Dal 1992 il governo statunitense é guidato dalla sinistra. E questa ha vinto le elezioni presidenziali con un programma centrista. Ha, cioé, riconosciuto che la libertà del mercato é il miglior motore per la creazione della ricchezza. Con questo ha rinunciato alla teoria del rapporto tra Stato e mercato che caratterizza la tradizione della sinistra occidentale e che ancora rimane il fulcro di quella europea: lo Stato crea ricchezza, il mercato deve dare garanzie economiche. Ed ha abbracciato un teoria più marcatamente di "liberismo sociale": Lo Stato deve fornire garanzie, il mercato ricchezza, senza che le prime soffochino il secondo. E' interessante notare che tale "svolta" della sinistra americana (e anche della destra centrista, per altro) non é stata teorizzata e formalizzata dall'alto verso il basso, ma - al contrario- di fatto richiesta dall'elettorato. Questo vuole libertà del mercato, ma anche il mantenimento di garanzie che ne limitino la selettività. E ha tradotto questa richiesta eleggendo un centrista proveniente dalla sinistra come capo del governo, ma dando la maggioranza del Parlamento ai repubblicani, cioé ad uno schieramento che certamente difende con forza il liberismo puro, con l'evidente missione di controbilanciare la sinistra e di tenerla ancorata alla sua svolta liberista. Il messsaggio é chiaro: la classe media vuole un liberismo corretto da garanzie che mettano tutti gli individui in grado di partecipare con successo all'economia. Ed é estremamente sensato. Tony Blair ha colto questo orientamento della classe media e, desocialistizzando e destatalizzando l'offerta politica della sinistra inglese, ha vinto alla grande le elezioni. La rivoluzione liberalizzante degli anni 80 (Reagan e Tatcher) ha fatto vedere quale modello di politica economica riesce a creare più ricchezza. Ma il costo sociale di un capitalismo tropo sregolato e ossessivamente selettivo ha spaventato gli elettori. Questi non vogliono tornare ai vecchi e fallimentari modelli statosocialisti. Ma vogliono anche correggere gli eccessi del liberismo. Tale é la volontà della classe media. Ma non lo é solo in America e nel Regno Unito. Le ricerche mostrano che anche nell'Europa continentale la classe media, cioé il 60% circa della popolazione, desidera la stessa cosa.

Ma non trova un'offerta politica che gliela dia. C'é una complicazione. Mentre l'ambiente statalista anglofono, per sua fortuna storica, é stato da tempo spazzato via con le brutte dalla rivoluzione liberalizzante detta sopra, nell'Europa continentale resta irriformato. Molti elettori vivono di assistenzialismo. C'é quindi un conflitto tra interessi immediati e maturazione culturale, pur la seconda in atto. Ma la sinistra europea usa questo dilemma per mantenere il suo programma conservatore ed inefficae sul piano della creazione della ricchezza. Infatti non vuole svelare che il modello di Stato sociale é insostenibile perché costa sempre di più e produce sempre di meno nuova ricchezza (la causa della disoccupazione). Nasconde la verità ed illude la gente che sia possibile mantenere le garanzie assistenziali correnti. E ciò divide la classe media. Chi lavora nel mercato competitivo esaspera la richiesta di liberismo puro. Chi vive grazie al protezionismo statalista reagisce dando il consenso ad un modello di socialismo inefficace. Così divisa, la classe media non riesce ad ottenere una rappresentanza politica che realizzi il "liberismo sociale", cioé una buona combinazione tra i requisiti (liberistici) di creazione della ricchezza e quelli (solidaristici) di diffusione sociale della stessa e delle opportunità per averla. E questa buona combinazione é proprio il modello che serve per ottenere più occupazione, ovvero il capitalismo di massa.

E' molto difficile che la sinistra europea si modifichi come ha fatto quella anglofona. E' vincolata da interessi di apparato che possono esistere solo mantenendo molto elevata la quantità di denaro e regole economiche che é possibile gestire politicamente, cioé alte tasse e dirigismo statalista dell'economia a scapito del mercato. Quindi tocca al centrodestra europeo migliorare la propria offerta politica affinché diventi un credibile programma di realizzazione del "liberismo sociale" e riunire i due rami della classe media che culturalmente lo vogliono, ma politicamente non vedono ancora come ottenerlo. La sopresa é che il centrodestra europeo, e quello italiano in particolare, non stanno muovendosi con forza e spirito innovativo in questa direzione riempiendo il vuoto lasciato dalla sinistra incapace di modernizzarsi e, vistosamente, fallimentare. Appunto, per la classe media tutta é il momento di pensare un po' più a fondo sul come stimolare, dal basso verso l'alto, una nuova offerta di "liberismo sociale" che porti finalmente anche in Europa il capitalismo di massa.

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Carlo A. Pelanda
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L' Arena

1999-1-9

9/1/1999

I tempi sono maturi per il "liberismo sociale" ma in Europa nessuno lo offre

E' giusto commentare la riduzione a minimi assoluti della disoccupazione negli Stati Uniti (4,3%) mentre aumenta quella in Italia, in Germania (olte quattro milioni di senza lavoro) e resta elevatissimo il numero medio di disoccupati in Eurolandia (quasi l'11%). Il confronto ha significato perché il modello americano é ispirato prevalentemente al liberismo economico mentre quello europeo continentale allo statosocialismo. Uno può pensarla come vuole, ma non può negare i fatti: il liberismo riesce a creare una situazione di piena occupazione e di capitalismo di massa, lo statosocialismo no. E questo deve far riflettere. Cerchiamo di farlo in modo più approfondito del solito.

Dal 1992 il governo statunitense é guidato dalla sinistra. E questa ha vinto le elezioni presidenziali con un programma centrista. Ha, cioé, riconosciuto che la libertà del mercato é il miglior motore per la creazione della ricchezza. Con questo ha rinunciato alla teoria del rapporto tra Stato e mercato che caratterizza la tradizione della sinistra occidentale e che ancora rimane il fulcro di quella europea: lo Stato crea ricchezza, il mercato deve dare garanzie economiche. Ed ha abbracciato un teoria più marcatamente di "liberismo sociale": Lo Stato deve fornire garanzie, il mercato ricchezza, senza che le prime soffochino il secondo. E' interessante notare che tale "svolta" della sinistra americana (e anche della destra centrista, per altro) non é stata teorizzata e formalizzata dall'alto verso il basso, ma - al contrario- di fatto richiesta dall'elettorato. Questo vuole libertà del mercato, ma anche il mantenimento di garanzie che ne limitino la selettività. E ha tradotto questa richiesta eleggendo un centrista proveniente dalla sinistra come capo del governo, ma dando la maggioranza del Parlamento ai repubblicani, cioé ad uno schieramento che certamente difende con forza il liberismo puro, con l'evidente missione di controbilanciare la sinistra e di tenerla ancorata alla sua svolta liberista. Il messsaggio é chiaro: la classe media vuole un liberismo corretto da garanzie che mettano tutti gli individui in grado di partecipare con successo all'economia. Ed é estremamente sensato. Tony Blair ha colto questo orientamento della classe media e, desocialistizzando e destatalizzando l'offerta politica della sinistra inglese, ha vinto alla grande le elezioni. La rivoluzione liberalizzante degli anni 80 (Reagan e Tatcher) ha fatto vedere quale modello di politica economica riesce a creare più ricchezza. Ma il costo sociale di un capitalismo tropo sregolato e ossessivamente selettivo ha spaventato gli elettori. Questi non vogliono tornare ai vecchi e fallimentari modelli statosocialisti. Ma vogliono anche correggere gli eccessi del liberismo. Tale é la volontà della classe media. Ma non lo é solo in America e nel Regno Unito. Le ricerche mostrano che anche nell'Europa continentale la classe media, cioé il 60% circa della popolazione, desidera la stessa cosa.

Ma non trova un'offerta politica che gliela dia. C'é una complicazione. Mentre l'ambiente statalista anglofono, per sua fortuna storica, é stato da tempo spazzato via con le brutte dalla rivoluzione liberalizzante detta sopra, nell'Europa continentale resta irriformato. Molti elettori vivono di assistenzialismo. C'é quindi un conflitto tra interessi immediati e maturazione culturale, pur la seconda in atto. Ma la sinistra europea usa questo dilemma per mantenere il suo programma conservatore ed inefficae sul piano della creazione della ricchezza. Infatti non vuole svelare che il modello di Stato sociale é insostenibile perché costa sempre di più e produce sempre di meno nuova ricchezza (la causa della disoccupazione). Nasconde la verità ed illude la gente che sia possibile mantenere le garanzie assistenziali correnti. E ciò divide la classe media. Chi lavora nel mercato competitivo esaspera la richiesta di liberismo puro. Chi vive grazie al protezionismo statalista reagisce dando il consenso ad un modello di socialismo inefficace. Così divisa, la classe media non riesce ad ottenere una rappresentanza politica che realizzi il "liberismo sociale", cioé una buona combinazione tra i requisiti (liberistici) di creazione della ricchezza e quelli (solidaristici) di diffusione sociale della stessa e delle opportunità per averla. E questa buona combinazione é proprio il modello che serve per ottenere più occupazione, ovvero il capitalismo di massa.

E' molto difficile che la sinistra europea si modifichi come ha fatto quella anglofona. E' vincolata da interessi di apparato che possono esistere solo mantenendo molto elevata la quantità di denaro e regole economiche che é possibile gestire politicamente, cioé alte tasse e dirigismo statalista dell'economia a scapito del mercato. Quindi tocca al centrodestra europeo migliorare la propria offerta politica affinché diventi un credibile programma di realizzazione del "liberismo sociale" e riunire i due rami della classe media che culturalmente lo vogliono, ma politicamente non vedono ancora come ottenerlo. La sopresa é che il centrodestra europeo, e quello italiano in particolare, non stanno muovendosi con forza e spirito innovativo in questa direzione riempiendo il vuoto lasciato dalla sinistra incapace di modernizzarsi e, vistosamente, fallimentare. Appunto, per la classe media tutta é il momento di pensare un po' più a fondo sul come stimolare, dal basso verso l'alto, una nuova offerta di "liberismo sociale" che porti finalmente anche in Europa il capitalismo di massa.

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