Cosa succede in Europa? I governi, fatto l'euro ed impostate le istituzioni minime che servono per gestirlo, non mostrano alcun segno di voler proseguire nel progetto di integrazione politica europea. Prova ne é il vertice di Cardiff. Tante belle parole, ma nessun fatto o impegno sulla successiva fase politica che risulti di forza pari a quello dimostrato nel recente passato in merito alla moneta unica. Certo, prosegue il disegno europeo di esppnsione "orizzontale", cioé il piano di cooptare nel tempo altri paesi. Ma L'Europa "verticale", ovvero l'agenda di consolidamento in direzione confederale del sistema europeo, fa almeno due passi indietro.

Primo passo retrogrado. Chirac e Kohl hanno firmato congiuntamente una lettera in cui, di fatto, dicono che non c'é bisogno di fare un'unione politica e che il modello sarà quello di "Europa delle nazioni". Questo vuol dire che Francia e Germania non intendono cedere ulteriore sovranità ad una organismo sovranazionale paneuropeo. In particolare, significa che gli aspetti necessariamente comuni dell'euromoneta e del mercato unico verranno gestiti con il metodo dell'accordo tra nazioni e non delegando qualche corpo europeo ad imporre uno standard unico ed "esterno" alle nazioni stesse. Il secondo passo all'indietro lo si é visto ancor prima, nei fatti, un paio di settimane fa. La Commissione Europea (organo sovranazionale) aveva raccomandato con forza ai paesi aderenti all'euro di accelerare la politica di pareggio di bilancio. I governi del gruppo Euro-11 hanno risposto picche creando per la prima volta un conflitto aperto con la Commissione. E questo evento é stato molto più importante di quanto riportato (per altro poco) dalla stampa: le nazioni si sono riprese la sovranità e non accettano più un "vincolo esterno" definito dagli eurotecnocrati sulla base di un criterio di utilità paneuropea. Chiarissimo.

Non lo é abbastanza? Spiego. L'eurotecnico ragiona in termini di utilità per tutta l'Europa. Per esempio, se i paesi raggiungono il prima possibile il pareggio di bilancio, allora la Banca centrale farà meno fatica a gestire la politica monetaria in euro e, soprattutto, non dovrà correggere le distorsioni di qualche nazione alzando troppo i tassi, cosa che danneggerebbe le prospettive economiche di tutti. Ma per i singoli governi nazionali, in particolare Francia, Germania ed Italia, il requisito del pareggio reale di bilancio, o solo l'avvicinarsi passando dall'attuale tetto del 3% di deficit annuo a quello dell'1,5, é un incubo. Significherebbe dover fare riforme impopolari di riduzione della spesa. Impossibili per i governi di sinistra in Francia ed Italia e per la Germania in campagna elettorale, difficili comunque per gli altri. Quindi i governi hanno contrapposto un accordo di "complicità" tra loro (tu dai una cosa a me io un'altra a te, ambedue bisognosi di non sottostare a vincoli troppo rigorosi in materia di bilancio, trucchi contabili e protezionismi) al dettato tecnico dell'organo sovranazionale europeo. Per esempio, in Italia la differenza tra il rispettare il parametro del 3% o la metà di questo fa una bella differenza: tra i 25mila e 30mila miliardi. E disporre di questa cifra evita la necessità di fare la riforma delle pensioni oggi. Volete che un politico si getti nel ginepraio di questa riforma solo perché l'eurotecnico gli dice che sarebbe cosa buona per la stabilità dell'euro? Difficile. E poiché tutti i politici hanno lo stesso problema, ecco che si sono messi d'accordo di dare una sonora sberla alla Commissione e di non accettare più suoi "vincoli esterni".

Tanti altri segnali fanno capire che questo sarà il modello per il futuro. Molti avevano profetizzato che il varo dell'euro avrebbe comportato quasi automaticamente una maggiore unione politica europea. Vero. Ma questa unione sta prendendo la forma di accordo di complicità tra le nazioni sovrane e non quella di istituzione sovranazionale. Infatti sempre più viene chiamata, con certa ironia, "Euroland" proprio per indicare un'area economica senza conduzione politica unitaria e chiara, anzi opaca. Potrà reggere? Probabilmente sì, ma con tutti i problemi di un corpo senza anima e cervello.

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Primo passo retrogrado. Chirac e Kohl hanno firmato congiuntamente una lettera in cui, di fatto, dicono che non c'é bisogno di fare un'unione politica e che il modello sarà quello di "Europa delle nazioni". Questo vuol dire che Francia e Germania non intendono cedere ulteriore sovranità ad una organismo sovranazionale paneuropeo. In particolare, significa che gli aspetti necessariamente comuni dell'euromoneta e del mercato unico verranno gestiti con il metodo dell'accordo tra nazioni e non delegando qualche corpo europeo ad imporre uno standard unico ed "esterno" alle nazioni stesse. Il secondo passo all'indietro lo si é visto ancor prima, nei fatti, un paio di settimane fa. La Commissione Europea (organo sovranazionale) aveva raccomandato con forza ai paesi aderenti all'euro di accelerare la politica di pareggio di bilancio. I governi del gruppo Euro-11 hanno risposto picche creando per la prima volta un conflitto aperto con la Commissione. E questo evento é stato molto più importante di quanto riportato (per altro poco) dalla stampa: le nazioni si sono riprese la sovranità e non accettano più un "vincolo esterno" definito dagli eurotecnocrati sulla base di un criterio di utilità paneuropea. Chiarissimo.

Non lo é abbastanza? Spiego. L'eurotecnico ragiona in termini di utilità per tutta l'Europa. Per esempio, se i paesi raggiungono il prima possibile il pareggio di bilancio, allora la Banca centrale farà meno fatica a gestire la politica monetaria in euro e, soprattutto, non dovrà correggere le distorsioni di qualche nazione alzando troppo i tassi, cosa che danneggerebbe le prospettive economiche di tutti. Ma per i singoli governi nazionali, in particolare Francia, Germania ed Italia, il requisito del pareggio reale di bilancio, o solo l'avvicinarsi passando dall'attuale tetto del 3% di deficit annuo a quello dell'1,5, é un incubo. Significherebbe dover fare riforme impopolari di riduzione della spesa. Impossibili per i governi di sinistra in Francia ed Italia e per la Germania in campagna elettorale, difficili comunque per gli altri. Quindi i governi hanno contrapposto un accordo di "complicità" tra loro (tu dai una cosa a me io un'altra a te, ambedue bisognosi di non sottostare a vincoli troppo rigorosi in materia di bilancio, trucchi contabili e protezionismi) al dettato tecnico dell'organo sovranazionale europeo. Per esempio, in Italia la differenza tra il rispettare il parametro del 3% o la metà di questo fa una bella differenza: tra i 25mila e 30mila miliardi. E disporre di questa cifra evita la necessità di fare la riforma delle pensioni oggi. Volete che un politico si getti nel ginepraio di questa riforma solo perché l'eurotecnico gli dice che sarebbe cosa buona per la stabilità dell'euro? Difficile. E poiché tutti i politici hanno lo stesso problema, ecco che si sono messi d'accordo di dare una sonora sberla alla Commissione e di non accettare più suoi "vincoli esterni".

Tanti altri segnali fanno capire che questo sarà il modello per il futuro. Molti avevano profetizzato che il varo dell'euro avrebbe comportato quasi automaticamente una maggiore unione politica europea. Vero. Ma questa unione sta prendendo la forma di accordo di complicità tra le nazioni sovrane e non quella di istituzione sovranazionale. Infatti sempre più viene chiamata, con certa ironia, "Euroland" proprio per indicare un'area economica senza conduzione politica unitaria e chiara, anzi opaca. Potrà reggere? Probabilmente sì, ma con tutti i problemi di un corpo senza anima e cervello.

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Primo passo retrogrado. Chirac e Kohl hanno firmato congiuntamente una lettera in cui, di fatto, dicono che non c'é bisogno di fare un'unione politica e che il modello sarà quello di "Europa delle nazioni". Questo vuol dire che Francia e Germania non intendono cedere ulteriore sovranità ad una organismo sovranazionale paneuropeo. In particolare, significa che gli aspetti necessariamente comuni dell'euromoneta e del mercato unico verranno gestiti con il metodo dell'accordo tra nazioni e non delegando qualche corpo europeo ad imporre uno standard unico ed "esterno" alle nazioni stesse. Il secondo passo all'indietro lo si é visto ancor prima, nei fatti, un paio di settimane fa. La Commissione Europea (organo sovranazionale) aveva raccomandato con forza ai paesi aderenti all'euro di accelerare la politica di pareggio di bilancio. I governi del gruppo Euro-11 hanno risposto picche creando per la prima volta un conflitto aperto con la Commissione. E questo evento é stato molto più importante di quanto riportato (per altro poco) dalla stampa: le nazioni si sono riprese la sovranità e non accettano più un "vincolo esterno" definito dagli eurotecnocrati sulla base di un criterio di utilità paneuropea. Chiarissimo.

Non lo é abbastanza? Spiego. L'eurotecnico ragiona in termini di utilità per tutta l'Europa. Per esempio, se i paesi raggiungono il prima possibile il pareggio di bilancio, allora la Banca centrale farà meno fatica a gestire la politica monetaria in euro e, soprattutto, non dovrà correggere le distorsioni di qualche nazione alzando troppo i tassi, cosa che danneggerebbe le prospettive economiche di tutti. Ma per i singoli governi nazionali, in particolare Francia, Germania ed Italia, il requisito del pareggio reale di bilancio, o solo l'avvicinarsi passando dall'attuale tetto del 3% di deficit annuo a quello dell'1,5, é un incubo. Significherebbe dover fare riforme impopolari di riduzione della spesa. Impossibili per i governi di sinistra in Francia ed Italia e per la Germania in campagna elettorale, difficili comunque per gli altri. Quindi i governi hanno contrapposto un accordo di "complicità" tra loro (tu dai una cosa a me io un'altra a te, ambedue bisognosi di non sottostare a vincoli troppo rigorosi in materia di bilancio, trucchi contabili e protezionismi) al dettato tecnico dell'organo sovranazionale europeo. Per esempio, in Italia la differenza tra il rispettare il parametro del 3% o la metà di questo fa una bella differenza: tra i 25mila e 30mila miliardi. E disporre di questa cifra evita la necessità di fare la riforma delle pensioni oggi. Volete che un politico si getti nel ginepraio di questa riforma solo perché l'eurotecnico gli dice che sarebbe cosa buona per la stabilità dell'euro? Difficile. E poiché tutti i politici hanno lo stesso problema, ecco che si sono messi d'accordo di dare una sonora sberla alla Commissione e di non accettare più suoi "vincoli esterni".

Tanti altri segnali fanno capire che questo sarà il modello per il futuro. Molti avevano profetizzato che il varo dell'euro avrebbe comportato quasi automaticamente una maggiore unione politica europea. Vero. Ma questa unione sta prendendo la forma di accordo di complicità tra le nazioni sovrane e non quella di istituzione sovranazionale. Infatti sempre più viene chiamata, con certa ironia, "Euroland" proprio per indicare un'area economica senza conduzione politica unitaria e chiara, anzi opaca. Potrà reggere? Probabilmente sì, ma con tutti i problemi di un corpo senza anima e cervello.

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Carlo A. Pelanda
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1998-6-15

15/6/1998

Nessuno vuole soffiare un'anima nel corpo europeo

Cosa succede in Europa? I governi, fatto l'euro ed impostate le istituzioni minime che servono per gestirlo, non mostrano alcun segno di voler proseguire nel progetto di integrazione politica europea. Prova ne é il vertice di Cardiff. Tante belle parole, ma nessun fatto o impegno sulla successiva fase politica che risulti di forza pari a quello dimostrato nel recente passato in merito alla moneta unica. Certo, prosegue il disegno europeo di esppnsione "orizzontale", cioé il piano di cooptare nel tempo altri paesi. Ma L'Europa "verticale", ovvero l'agenda di consolidamento in direzione confederale del sistema europeo, fa almeno due passi indietro.

Primo passo retrogrado. Chirac e Kohl hanno firmato congiuntamente una lettera in cui, di fatto, dicono che non c'é bisogno di fare un'unione politica e che il modello sarà quello di "Europa delle nazioni". Questo vuol dire che Francia e Germania non intendono cedere ulteriore sovranità ad una organismo sovranazionale paneuropeo. In particolare, significa che gli aspetti necessariamente comuni dell'euromoneta e del mercato unico verranno gestiti con il metodo dell'accordo tra nazioni e non delegando qualche corpo europeo ad imporre uno standard unico ed "esterno" alle nazioni stesse. Il secondo passo all'indietro lo si é visto ancor prima, nei fatti, un paio di settimane fa. La Commissione Europea (organo sovranazionale) aveva raccomandato con forza ai paesi aderenti all'euro di accelerare la politica di pareggio di bilancio. I governi del gruppo Euro-11 hanno risposto picche creando per la prima volta un conflitto aperto con la Commissione. E questo evento é stato molto più importante di quanto riportato (per altro poco) dalla stampa: le nazioni si sono riprese la sovranità e non accettano più un "vincolo esterno" definito dagli eurotecnocrati sulla base di un criterio di utilità paneuropea. Chiarissimo.

Non lo é abbastanza? Spiego. L'eurotecnico ragiona in termini di utilità per tutta l'Europa. Per esempio, se i paesi raggiungono il prima possibile il pareggio di bilancio, allora la Banca centrale farà meno fatica a gestire la politica monetaria in euro e, soprattutto, non dovrà correggere le distorsioni di qualche nazione alzando troppo i tassi, cosa che danneggerebbe le prospettive economiche di tutti. Ma per i singoli governi nazionali, in particolare Francia, Germania ed Italia, il requisito del pareggio reale di bilancio, o solo l'avvicinarsi passando dall'attuale tetto del 3% di deficit annuo a quello dell'1,5, é un incubo. Significherebbe dover fare riforme impopolari di riduzione della spesa. Impossibili per i governi di sinistra in Francia ed Italia e per la Germania in campagna elettorale, difficili comunque per gli altri. Quindi i governi hanno contrapposto un accordo di "complicità" tra loro (tu dai una cosa a me io un'altra a te, ambedue bisognosi di non sottostare a vincoli troppo rigorosi in materia di bilancio, trucchi contabili e protezionismi) al dettato tecnico dell'organo sovranazionale europeo. Per esempio, in Italia la differenza tra il rispettare il parametro del 3% o la metà di questo fa una bella differenza: tra i 25mila e 30mila miliardi. E disporre di questa cifra evita la necessità di fare la riforma delle pensioni oggi. Volete che un politico si getti nel ginepraio di questa riforma solo perché l'eurotecnico gli dice che sarebbe cosa buona per la stabilità dell'euro? Difficile. E poiché tutti i politici hanno lo stesso problema, ecco che si sono messi d'accordo di dare una sonora sberla alla Commissione e di non accettare più suoi "vincoli esterni".

Tanti altri segnali fanno capire che questo sarà il modello per il futuro. Molti avevano profetizzato che il varo dell'euro avrebbe comportato quasi automaticamente una maggiore unione politica europea. Vero. Ma questa unione sta prendendo la forma di accordo di complicità tra le nazioni sovrane e non quella di istituzione sovranazionale. Infatti sempre più viene chiamata, con certa ironia, "Euroland" proprio per indicare un'area economica senza conduzione politica unitaria e chiara, anzi opaca. Potrà reggere? Probabilmente sì, ma con tutti i problemi di un corpo senza anima e cervello.

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