La credibilità degli Stati uniti nell'essere capaci di assicurare la sicurezza mondiale ha subito un duro colpo dai test nucleari e missilistici dell'India. La divisione mostrata dai G7+1 (la Russia) nel vertice di Birmingham al riguardo di come rispondere al riarmo indiano ha peggiorato questa sensazione inquietante.

Uno dei cardini della politica americana per la sicurezza globale é quello di impedire l'emergere di nuove potenze dotate di armi di distruzioni di massa e di costringere le potenze nucleari già esistenti a firmare trattati di reciproca riassicurazione, progressivamente cooptandole in un sistema di cogestione degli affari mondiali in materia di sicurezza. Per un certo periodo questo metodo ha funzionato. La Russia é stata cooptata nel gruppo dei G7 (che infatti assume la denominazione di G8 quando le riunioni vertono su materia di sicurezza) in cambio della sua rinuncia ad esportare tecnologia nucleare e della sua accettazione a limitare il proprio arsenale atomico e a firmare i trattati non-prolifeativi. La Cina é ancora in una prima fase di cooptazione. Gli americani hanno condizionato facilitazioni e sostegni economici a favore di Pechino in cambio di sue mosse ad accettare, passo dopo passo, le regole autolimitative del club nucleare. E questa strategia di bastone e carota ha finora funzionato.

Ma il metodo ha un limite. E' evidente che, in questo sistema, se un paese investe "cento" per farsi la bomba, poi ottiene "mille" accettando di autolimitarsi nell'uso di questa: viene cooptato nel club dei grandi ed ottiene vantaggi geo-economici e geopolitici. In sintesi, il metodo antiproliferativo é uno stimolo a proliferare. D'altra parte questo difetto é stato a suo tempo valutato e risolto attraverso due tipi di azioni: (a) dissuadere i paesi emergenti a dotarsi di armi di distruzione di massa dando loro la certezza che tale riarmo avrebbe comportato sanzioni economiche e militari di costo superiore al vantaggio politico del riarmo stesso; (b) convincere, attraverso un mix di bastone e carota (incentivi) i paesi dotati segretamente già di armamento nucleare (Israele, Iran, Pakistan, Corea del Nord, ecc.) a non rendere esplicito il loro potenziale in modo tale da non farlo pesare nelle relazioni politiche. Ma in questa azione sia di cooptazione che di dissuasione é rimasta fuori l'India. Già negli anni 70 aveva fatto esplodere la sua prima bomba atomica. Ma non é stata cooptata né nel club né, d'altra parte, é stata oggetto di dissuasione o di incentivi. E ciò é successo perché gli Stati Uniti hanno deciso di dare priorità alla cooptazione della Cina ed al problema di non turbare il Pakistan (e i paesi islamici) avendo con ambedue l'India un conflitto ancora aperto (tre guerre con il Pakistan, una con la Cina). Così l'India, potenza nucleare, demografica (quasi un miliardo di abitanti) ed economica si é trovata esclusa dai tavoli dove si prendevano le decisioni importanti proprio nel momento in cui aumentava la sua necessità di bilanciare il potere geopolitco e geoeconomico della Cina emergente. E, appena andato al potere un governo nazionalista (indù), ha ovviamente fatto il calcolo: per farmi sentire e cooptare devo far esplodere un paio di bombe e mostrare di avere i missili a lungo raggio per lanciarle e la volontà politica di farlo se necessario. E' così é stato.

La mossa indiana é aggressiva solo nel senso che le altre potenze si erano dimenticate che questa esisteva. E' una richiesta di cooptazione. Ma il problema é che la frittata é fatta. Gli Stati Uniti non possono invitare subito l'India in un G9, o G10 con la Cina. Perché? Appunto non può essere premiato chi usa la bomba. Subito dopo altri dieci farebbero così e sarebbe il putiferio. D'altra parte il punirlo, come appare nelle intenzioni di lanciare sanzioni economiche contro l'India, avrebbe solo l'effetto di inasprire i comportamenti di questa e peggiorare lo scenario.

La prima cosa da evitare nel prossimo futuro é che Pakistan ed Iran rendano esplicito il loro potenziale nucleare già esistente (il secondo paese motivandolo anche come atto di bilanciamento del potenziale israeliano). Se avvenisse il contrario, infatti, si scatenerebbe un effetto domino ed il rischio di impiego di armi nucleari nei conflitti locali aumenterebbe a dismisura, oltre ad impedire la regolazione degli stessi con azioni miliatari convenzionali. Ma proprio la debolezza della strategia antiproliferativa americana e la divisione tra i G8 rende problematico questo scenario di "tamponamento". Soluzioni? Ci saranno. Ma queste dovranno per forza basarsi sul riconoscimento di un maggior potere dei paesi emergenti. Quindi anche nello scenario più ottimistico é certo che cambierà la natura dell'ordine mondiale: da "occidentale" e centrato sul potere singolo degli Stati Uniti diventerà "multipolare" con un peso preponderante dei giganti asiatici. In questo senso il riarmo indiano ha messo fine ad un'epoca ed iniziato un'altra. Meno sicura.

" /> La credibilità degli Stati uniti nell'essere capaci di assicurare la sicurezza mondiale ha subito un duro colpo dai test nucleari e missilistici dell'India. La divisione mostrata dai G7+1 (la Russia) nel vertice di Birmingham al riguardo di come rispondere al riarmo indiano ha peggiorato questa sensazione inquietante.

Uno dei cardini della politica americana per la sicurezza globale é quello di impedire l'emergere di nuove potenze dotate di armi di distruzioni di massa e di costringere le potenze nucleari già esistenti a firmare trattati di reciproca riassicurazione, progressivamente cooptandole in un sistema di cogestione degli affari mondiali in materia di sicurezza. Per un certo periodo questo metodo ha funzionato. La Russia é stata cooptata nel gruppo dei G7 (che infatti assume la denominazione di G8 quando le riunioni vertono su materia di sicurezza) in cambio della sua rinuncia ad esportare tecnologia nucleare e della sua accettazione a limitare il proprio arsenale atomico e a firmare i trattati non-prolifeativi. La Cina é ancora in una prima fase di cooptazione. Gli americani hanno condizionato facilitazioni e sostegni economici a favore di Pechino in cambio di sue mosse ad accettare, passo dopo passo, le regole autolimitative del club nucleare. E questa strategia di bastone e carota ha finora funzionato.

Ma il metodo ha un limite. E' evidente che, in questo sistema, se un paese investe "cento" per farsi la bomba, poi ottiene "mille" accettando di autolimitarsi nell'uso di questa: viene cooptato nel club dei grandi ed ottiene vantaggi geo-economici e geopolitici. In sintesi, il metodo antiproliferativo é uno stimolo a proliferare. D'altra parte questo difetto é stato a suo tempo valutato e risolto attraverso due tipi di azioni: (a) dissuadere i paesi emergenti a dotarsi di armi di distruzione di massa dando loro la certezza che tale riarmo avrebbe comportato sanzioni economiche e militari di costo superiore al vantaggio politico del riarmo stesso; (b) convincere, attraverso un mix di bastone e carota (incentivi) i paesi dotati segretamente già di armamento nucleare (Israele, Iran, Pakistan, Corea del Nord, ecc.) a non rendere esplicito il loro potenziale in modo tale da non farlo pesare nelle relazioni politiche. Ma in questa azione sia di cooptazione che di dissuasione é rimasta fuori l'India. Già negli anni 70 aveva fatto esplodere la sua prima bomba atomica. Ma non é stata cooptata né nel club né, d'altra parte, é stata oggetto di dissuasione o di incentivi. E ciò é successo perché gli Stati Uniti hanno deciso di dare priorità alla cooptazione della Cina ed al problema di non turbare il Pakistan (e i paesi islamici) avendo con ambedue l'India un conflitto ancora aperto (tre guerre con il Pakistan, una con la Cina). Così l'India, potenza nucleare, demografica (quasi un miliardo di abitanti) ed economica si é trovata esclusa dai tavoli dove si prendevano le decisioni importanti proprio nel momento in cui aumentava la sua necessità di bilanciare il potere geopolitco e geoeconomico della Cina emergente. E, appena andato al potere un governo nazionalista (indù), ha ovviamente fatto il calcolo: per farmi sentire e cooptare devo far esplodere un paio di bombe e mostrare di avere i missili a lungo raggio per lanciarle e la volontà politica di farlo se necessario. E' così é stato.

La mossa indiana é aggressiva solo nel senso che le altre potenze si erano dimenticate che questa esisteva. E' una richiesta di cooptazione. Ma il problema é che la frittata é fatta. Gli Stati Uniti non possono invitare subito l'India in un G9, o G10 con la Cina. Perché? Appunto non può essere premiato chi usa la bomba. Subito dopo altri dieci farebbero così e sarebbe il putiferio. D'altra parte il punirlo, come appare nelle intenzioni di lanciare sanzioni economiche contro l'India, avrebbe solo l'effetto di inasprire i comportamenti di questa e peggiorare lo scenario.

La prima cosa da evitare nel prossimo futuro é che Pakistan ed Iran rendano esplicito il loro potenziale nucleare già esistente (il secondo paese motivandolo anche come atto di bilanciamento del potenziale israeliano). Se avvenisse il contrario, infatti, si scatenerebbe un effetto domino ed il rischio di impiego di armi nucleari nei conflitti locali aumenterebbe a dismisura, oltre ad impedire la regolazione degli stessi con azioni miliatari convenzionali. Ma proprio la debolezza della strategia antiproliferativa americana e la divisione tra i G8 rende problematico questo scenario di "tamponamento". Soluzioni? Ci saranno. Ma queste dovranno per forza basarsi sul riconoscimento di un maggior potere dei paesi emergenti. Quindi anche nello scenario più ottimistico é certo che cambierà la natura dell'ordine mondiale: da "occidentale" e centrato sul potere singolo degli Stati Uniti diventerà "multipolare" con un peso preponderante dei giganti asiatici. In questo senso il riarmo indiano ha messo fine ad un'epoca ed iniziato un'altra. Meno sicura.

"/> La credibilità degli Stati uniti nell'essere capaci di assicurare la sicurezza mondiale ha subito un duro colpo dai test nucleari e missilistici dell'India. La divisione mostrata dai G7+1 (la Russia) nel vertice di Birmingham al riguardo di come rispondere al riarmo indiano ha peggiorato questa sensazione inquietante.

Uno dei cardini della politica americana per la sicurezza globale é quello di impedire l'emergere di nuove potenze dotate di armi di distruzioni di massa e di costringere le potenze nucleari già esistenti a firmare trattati di reciproca riassicurazione, progressivamente cooptandole in un sistema di cogestione degli affari mondiali in materia di sicurezza. Per un certo periodo questo metodo ha funzionato. La Russia é stata cooptata nel gruppo dei G7 (che infatti assume la denominazione di G8 quando le riunioni vertono su materia di sicurezza) in cambio della sua rinuncia ad esportare tecnologia nucleare e della sua accettazione a limitare il proprio arsenale atomico e a firmare i trattati non-prolifeativi. La Cina é ancora in una prima fase di cooptazione. Gli americani hanno condizionato facilitazioni e sostegni economici a favore di Pechino in cambio di sue mosse ad accettare, passo dopo passo, le regole autolimitative del club nucleare. E questa strategia di bastone e carota ha finora funzionato.

Ma il metodo ha un limite. E' evidente che, in questo sistema, se un paese investe "cento" per farsi la bomba, poi ottiene "mille" accettando di autolimitarsi nell'uso di questa: viene cooptato nel club dei grandi ed ottiene vantaggi geo-economici e geopolitici. In sintesi, il metodo antiproliferativo é uno stimolo a proliferare. D'altra parte questo difetto é stato a suo tempo valutato e risolto attraverso due tipi di azioni: (a) dissuadere i paesi emergenti a dotarsi di armi di distruzione di massa dando loro la certezza che tale riarmo avrebbe comportato sanzioni economiche e militari di costo superiore al vantaggio politico del riarmo stesso; (b) convincere, attraverso un mix di bastone e carota (incentivi) i paesi dotati segretamente già di armamento nucleare (Israele, Iran, Pakistan, Corea del Nord, ecc.) a non rendere esplicito il loro potenziale in modo tale da non farlo pesare nelle relazioni politiche. Ma in questa azione sia di cooptazione che di dissuasione é rimasta fuori l'India. Già negli anni 70 aveva fatto esplodere la sua prima bomba atomica. Ma non é stata cooptata né nel club né, d'altra parte, é stata oggetto di dissuasione o di incentivi. E ciò é successo perché gli Stati Uniti hanno deciso di dare priorità alla cooptazione della Cina ed al problema di non turbare il Pakistan (e i paesi islamici) avendo con ambedue l'India un conflitto ancora aperto (tre guerre con il Pakistan, una con la Cina). Così l'India, potenza nucleare, demografica (quasi un miliardo di abitanti) ed economica si é trovata esclusa dai tavoli dove si prendevano le decisioni importanti proprio nel momento in cui aumentava la sua necessità di bilanciare il potere geopolitco e geoeconomico della Cina emergente. E, appena andato al potere un governo nazionalista (indù), ha ovviamente fatto il calcolo: per farmi sentire e cooptare devo far esplodere un paio di bombe e mostrare di avere i missili a lungo raggio per lanciarle e la volontà politica di farlo se necessario. E' così é stato.

La mossa indiana é aggressiva solo nel senso che le altre potenze si erano dimenticate che questa esisteva. E' una richiesta di cooptazione. Ma il problema é che la frittata é fatta. Gli Stati Uniti non possono invitare subito l'India in un G9, o G10 con la Cina. Perché? Appunto non può essere premiato chi usa la bomba. Subito dopo altri dieci farebbero così e sarebbe il putiferio. D'altra parte il punirlo, come appare nelle intenzioni di lanciare sanzioni economiche contro l'India, avrebbe solo l'effetto di inasprire i comportamenti di questa e peggiorare lo scenario.

La prima cosa da evitare nel prossimo futuro é che Pakistan ed Iran rendano esplicito il loro potenziale nucleare già esistente (il secondo paese motivandolo anche come atto di bilanciamento del potenziale israeliano). Se avvenisse il contrario, infatti, si scatenerebbe un effetto domino ed il rischio di impiego di armi nucleari nei conflitti locali aumenterebbe a dismisura, oltre ad impedire la regolazione degli stessi con azioni miliatari convenzionali. Ma proprio la debolezza della strategia antiproliferativa americana e la divisione tra i G8 rende problematico questo scenario di "tamponamento". Soluzioni? Ci saranno. Ma queste dovranno per forza basarsi sul riconoscimento di un maggior potere dei paesi emergenti. Quindi anche nello scenario più ottimistico é certo che cambierà la natura dell'ordine mondiale: da "occidentale" e centrato sul potere singolo degli Stati Uniti diventerà "multipolare" con un peso preponderante dei giganti asiatici. In questo senso il riarmo indiano ha messo fine ad un'epoca ed iniziato un'altra. Meno sicura.

" />



 ENGLISH VERSION


 VITA
  Biografia    Gallery     Interviste    Premi     CPTV

 PUBBLICAZIONI

  Libri    Saggi    Ricerche
  Articoli dal 1998

 LETTERE

  Scrivi a CP
  Leggi le lettere    Archivio

 CERCA


Carlo A. Pelanda
menu
fb Tw g+ print

L' Arena

1998-5-18

18/5/1998

Un mondo meno sicuro

La credibilità degli Stati uniti nell'essere capaci di assicurare la sicurezza mondiale ha subito un duro colpo dai test nucleari e missilistici dell'India. La divisione mostrata dai G7+1 (la Russia) nel vertice di Birmingham al riguardo di come rispondere al riarmo indiano ha peggiorato questa sensazione inquietante.

Uno dei cardini della politica americana per la sicurezza globale é quello di impedire l'emergere di nuove potenze dotate di armi di distruzioni di massa e di costringere le potenze nucleari già esistenti a firmare trattati di reciproca riassicurazione, progressivamente cooptandole in un sistema di cogestione degli affari mondiali in materia di sicurezza. Per un certo periodo questo metodo ha funzionato. La Russia é stata cooptata nel gruppo dei G7 (che infatti assume la denominazione di G8 quando le riunioni vertono su materia di sicurezza) in cambio della sua rinuncia ad esportare tecnologia nucleare e della sua accettazione a limitare il proprio arsenale atomico e a firmare i trattati non-prolifeativi. La Cina é ancora in una prima fase di cooptazione. Gli americani hanno condizionato facilitazioni e sostegni economici a favore di Pechino in cambio di sue mosse ad accettare, passo dopo passo, le regole autolimitative del club nucleare. E questa strategia di bastone e carota ha finora funzionato.

Ma il metodo ha un limite. E' evidente che, in questo sistema, se un paese investe "cento" per farsi la bomba, poi ottiene "mille" accettando di autolimitarsi nell'uso di questa: viene cooptato nel club dei grandi ed ottiene vantaggi geo-economici e geopolitici. In sintesi, il metodo antiproliferativo é uno stimolo a proliferare. D'altra parte questo difetto é stato a suo tempo valutato e risolto attraverso due tipi di azioni: (a) dissuadere i paesi emergenti a dotarsi di armi di distruzione di massa dando loro la certezza che tale riarmo avrebbe comportato sanzioni economiche e militari di costo superiore al vantaggio politico del riarmo stesso; (b) convincere, attraverso un mix di bastone e carota (incentivi) i paesi dotati segretamente già di armamento nucleare (Israele, Iran, Pakistan, Corea del Nord, ecc.) a non rendere esplicito il loro potenziale in modo tale da non farlo pesare nelle relazioni politiche. Ma in questa azione sia di cooptazione che di dissuasione é rimasta fuori l'India. Già negli anni 70 aveva fatto esplodere la sua prima bomba atomica. Ma non é stata cooptata né nel club né, d'altra parte, é stata oggetto di dissuasione o di incentivi. E ciò é successo perché gli Stati Uniti hanno deciso di dare priorità alla cooptazione della Cina ed al problema di non turbare il Pakistan (e i paesi islamici) avendo con ambedue l'India un conflitto ancora aperto (tre guerre con il Pakistan, una con la Cina). Così l'India, potenza nucleare, demografica (quasi un miliardo di abitanti) ed economica si é trovata esclusa dai tavoli dove si prendevano le decisioni importanti proprio nel momento in cui aumentava la sua necessità di bilanciare il potere geopolitco e geoeconomico della Cina emergente. E, appena andato al potere un governo nazionalista (indù), ha ovviamente fatto il calcolo: per farmi sentire e cooptare devo far esplodere un paio di bombe e mostrare di avere i missili a lungo raggio per lanciarle e la volontà politica di farlo se necessario. E' così é stato.

La mossa indiana é aggressiva solo nel senso che le altre potenze si erano dimenticate che questa esisteva. E' una richiesta di cooptazione. Ma il problema é che la frittata é fatta. Gli Stati Uniti non possono invitare subito l'India in un G9, o G10 con la Cina. Perché? Appunto non può essere premiato chi usa la bomba. Subito dopo altri dieci farebbero così e sarebbe il putiferio. D'altra parte il punirlo, come appare nelle intenzioni di lanciare sanzioni economiche contro l'India, avrebbe solo l'effetto di inasprire i comportamenti di questa e peggiorare lo scenario.

La prima cosa da evitare nel prossimo futuro é che Pakistan ed Iran rendano esplicito il loro potenziale nucleare già esistente (il secondo paese motivandolo anche come atto di bilanciamento del potenziale israeliano). Se avvenisse il contrario, infatti, si scatenerebbe un effetto domino ed il rischio di impiego di armi nucleari nei conflitti locali aumenterebbe a dismisura, oltre ad impedire la regolazione degli stessi con azioni miliatari convenzionali. Ma proprio la debolezza della strategia antiproliferativa americana e la divisione tra i G8 rende problematico questo scenario di "tamponamento". Soluzioni? Ci saranno. Ma queste dovranno per forza basarsi sul riconoscimento di un maggior potere dei paesi emergenti. Quindi anche nello scenario più ottimistico é certo che cambierà la natura dell'ordine mondiale: da "occidentale" e centrato sul potere singolo degli Stati Uniti diventerà "multipolare" con un peso preponderante dei giganti asiatici. In questo senso il riarmo indiano ha messo fine ad un'epoca ed iniziato un'altra. Meno sicura.

(c) 1998 Carlo Pelanda
FB TW G+

(c) 1999 Carlo Pelanda
Contacts: public@carlopelanda.com
website by: Filippo Brunelli