Molti sono colpiti dall'inconsistenza degli europei in materia di politiche di sicurezza internazionale. Nel caso dei recenti bombardamenti anglo-statunitensi contro l'Irak, ogni paese ha tenuto una posizione diversa dall'altro. Gli inglesi alleati stretti con gli americani. I francesi fortemente contrari. La Germania a metà: sostegno tiepido all'azione anglo-americana (il cancelliere Schroeder), bisogna smettere i bombardamenti pur l'Irak meritandoseli (il ministro degli esteri Fischer). Analogamente ambigua, ma un po' più contraria, l'Italia. Un po' più dignitoso é stato Aznar che, essendo spagnolo il Segretario generale della Nato, ha dichiarato senza troppi distinguo l'appoggio, pur tiepido, a Washington.

In realtà non c'é alcuno motivo di sopresa per tale frammentazione. L'Europa é certamente "più di un'alleanza", in quanto le nazioni hanno accettato il principio di "sovranità condivisa" per alcuni settori (la moneta é quello più importante), ma é "molto meno di un'Unione" perché le nazioni stesse restano sostanzialmente sovrane sul piano interno ed in materia di politica internazionale. Infatti l'Europa, nonostante la retorica - stranamente diffusa solo nel nostro paese - che la definisce come uno Stato integrato, é sia formalmente che concretamente un'Europa delle nazioni sovrane. Se sono d'accordo su un tema, allora questo é trattato in termini di politica europea. Se non lo sono - e ciascuna può mettere il veto- allora no. Su quante materie si sono trovati d'accordo finora per attuare una "politica europea"? Pochissimi (summit mondiale sull'ambiente a Kobe, euro in 11 paesi su 15 e minutaglie). Di fatto c'é solo 3/4 di Europa e solo sulla moneta e su alcune regole minime di mercato unico. Per il resto ciascuno opera in base al proprio esclusivo interesse nazionale, spesso in competizione aspra con quello dei vicini.

Le nazioni sanno che dovranno collaborare sempre di più nel futuro in quanto l'unione monetaria ed il mercato unico renderanno condivisi i reciproci destini. Ma, attenzione, ciò non implica la formazione automatica di un'"Unione politica" vera e propria (fusione tra nazioni). Richiede solo, nel modello di "più di un'alleanza, ma meno di un'unione" la formazione di un condominio. E per farlo funzionare ci vuole una maggioranza delle quote. Questa é nelle mani di Francia e Germania, unite in un'alleanza bilaterale esclusiva dal 1963. Al piano sotto c'é l'Italia in competizione con la Spagna per il terzo posto. La Gran Bretagna, fuori dall'euro, comunque gioca come secondo potere. In sintesi, il condominio europeo, a livello di attico, é guidato da Germania, Francia ed Inghilterra. Come? Se queste tre nazioni sono d'accordo su una politica specifica é molto difficile che le altre possano opporsi. E qualora lo facessere gli altri se ne infischierebberoo. Nel negoziato sul presidente della Banca centrale europea, nel maggio 98, si trovarono nella stanza Blair, Chirac e Kohl (più Tietmayer e Duisenberg). Gli altri fuori ad aspettare. Nel settembre 1996 Francia e Germania decisero su base bilaterale, senza avvertire gli altri, che la moneta unica si sarebbe fatta definitivamente. Giusto per darvi un'idea. L'"ordine europeo" é di tipo gerarchico, pur morbido. Sono decenni che funziona così e nel futuro andrà avanti allo stesso modo, con solo il problema di un aggiustamento delle relazioni tra Francia e Germania, dove la seconda vuole essere più chiaramente potere unico europeo, e dell'inserimento dell'Inghilterra affinché il vertice del condomino diventi triarchico da diarchico.

Ciascuno dei tre poteri europei cerca di assumere il primato in qualche settore in modo tale che alla fine gli interessi nazionali prevalenti di ciascuno siano tutelati da un primato di fatto. E il gioco avviene per coppie. Per esempio, le borse di Londra e Francoforte si sono unite lasciando fuori quella di Parigi. Sul piano finanziario il dominio é anglo-tedesco. Le industrie aerospaziali tedesca ed inglese si sono alleate prendendo di fatto la maggioranza del consorzio Airbus a scapito dei francesi. Questi hanno reagito velocemente stringendo un accordo bilaterale esclusivo con gli inglesi per la collaborazione in materia di armamenti nucleari e per gli interventi militari fuori area. Sul piano industriale-militare ci sarà un dominio condiviso a tre. Alla fine, nella triade di comando europeo ciascuno avrà interessi incrociati con un altro ed aumenterà il grado di cooperazione. Ma ciò avverrà in base ad un sofisticato gioco di bilanciamento dei poteri e degli interessi nazionali e non in nome di una astratta unità europea. Questa ci sarà di fatto nei settori convenienti a tutti e tre (unità senza unione). Non ci sarà in quelli dove l'accordo tra i tre interessi nazionali non sarà stato ancora raggiunto.

L'Europa funziona così. Per questo non sono affatto sorprendenti le diverse posizioni nazionali in materia di sicurezza. In tale area, infatti, nonostante l'aumento di convergenza industriale-militare, l'accordo politico-strategico ancora non c'é tra inglesi francesi e tedeschi. Ma non é importante perché comunque se c'é qualche problema grosso da risolvere in giro per il mondo ci pensano gli americani. E noi italiani cosa facciamo? Esercitazioni militari con i portoghesi e pattugliamenti in Albania.

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In realtà non c'é alcuno motivo di sopresa per tale frammentazione. L'Europa é certamente "più di un'alleanza", in quanto le nazioni hanno accettato il principio di "sovranità condivisa" per alcuni settori (la moneta é quello più importante), ma é "molto meno di un'Unione" perché le nazioni stesse restano sostanzialmente sovrane sul piano interno ed in materia di politica internazionale. Infatti l'Europa, nonostante la retorica - stranamente diffusa solo nel nostro paese - che la definisce come uno Stato integrato, é sia formalmente che concretamente un'Europa delle nazioni sovrane. Se sono d'accordo su un tema, allora questo é trattato in termini di politica europea. Se non lo sono - e ciascuna può mettere il veto- allora no. Su quante materie si sono trovati d'accordo finora per attuare una "politica europea"? Pochissimi (summit mondiale sull'ambiente a Kobe, euro in 11 paesi su 15 e minutaglie). Di fatto c'é solo 3/4 di Europa e solo sulla moneta e su alcune regole minime di mercato unico. Per il resto ciascuno opera in base al proprio esclusivo interesse nazionale, spesso in competizione aspra con quello dei vicini.

Le nazioni sanno che dovranno collaborare sempre di più nel futuro in quanto l'unione monetaria ed il mercato unico renderanno condivisi i reciproci destini. Ma, attenzione, ciò non implica la formazione automatica di un'"Unione politica" vera e propria (fusione tra nazioni). Richiede solo, nel modello di "più di un'alleanza, ma meno di un'unione" la formazione di un condominio. E per farlo funzionare ci vuole una maggioranza delle quote. Questa é nelle mani di Francia e Germania, unite in un'alleanza bilaterale esclusiva dal 1963. Al piano sotto c'é l'Italia in competizione con la Spagna per il terzo posto. La Gran Bretagna, fuori dall'euro, comunque gioca come secondo potere. In sintesi, il condominio europeo, a livello di attico, é guidato da Germania, Francia ed Inghilterra. Come? Se queste tre nazioni sono d'accordo su una politica specifica é molto difficile che le altre possano opporsi. E qualora lo facessere gli altri se ne infischierebberoo. Nel negoziato sul presidente della Banca centrale europea, nel maggio 98, si trovarono nella stanza Blair, Chirac e Kohl (più Tietmayer e Duisenberg). Gli altri fuori ad aspettare. Nel settembre 1996 Francia e Germania decisero su base bilaterale, senza avvertire gli altri, che la moneta unica si sarebbe fatta definitivamente. Giusto per darvi un'idea. L'"ordine europeo" é di tipo gerarchico, pur morbido. Sono decenni che funziona così e nel futuro andrà avanti allo stesso modo, con solo il problema di un aggiustamento delle relazioni tra Francia e Germania, dove la seconda vuole essere più chiaramente potere unico europeo, e dell'inserimento dell'Inghilterra affinché il vertice del condomino diventi triarchico da diarchico.

Ciascuno dei tre poteri europei cerca di assumere il primato in qualche settore in modo tale che alla fine gli interessi nazionali prevalenti di ciascuno siano tutelati da un primato di fatto. E il gioco avviene per coppie. Per esempio, le borse di Londra e Francoforte si sono unite lasciando fuori quella di Parigi. Sul piano finanziario il dominio é anglo-tedesco. Le industrie aerospaziali tedesca ed inglese si sono alleate prendendo di fatto la maggioranza del consorzio Airbus a scapito dei francesi. Questi hanno reagito velocemente stringendo un accordo bilaterale esclusivo con gli inglesi per la collaborazione in materia di armamenti nucleari e per gli interventi militari fuori area. Sul piano industriale-militare ci sarà un dominio condiviso a tre. Alla fine, nella triade di comando europeo ciascuno avrà interessi incrociati con un altro ed aumenterà il grado di cooperazione. Ma ciò avverrà in base ad un sofisticato gioco di bilanciamento dei poteri e degli interessi nazionali e non in nome di una astratta unità europea. Questa ci sarà di fatto nei settori convenienti a tutti e tre (unità senza unione). Non ci sarà in quelli dove l'accordo tra i tre interessi nazionali non sarà stato ancora raggiunto.

L'Europa funziona così. Per questo non sono affatto sorprendenti le diverse posizioni nazionali in materia di sicurezza. In tale area, infatti, nonostante l'aumento di convergenza industriale-militare, l'accordo politico-strategico ancora non c'é tra inglesi francesi e tedeschi. Ma non é importante perché comunque se c'é qualche problema grosso da risolvere in giro per il mondo ci pensano gli americani. E noi italiani cosa facciamo? Esercitazioni militari con i portoghesi e pattugliamenti in Albania.

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In realtà non c'é alcuno motivo di sopresa per tale frammentazione. L'Europa é certamente "più di un'alleanza", in quanto le nazioni hanno accettato il principio di "sovranità condivisa" per alcuni settori (la moneta é quello più importante), ma é "molto meno di un'Unione" perché le nazioni stesse restano sostanzialmente sovrane sul piano interno ed in materia di politica internazionale. Infatti l'Europa, nonostante la retorica - stranamente diffusa solo nel nostro paese - che la definisce come uno Stato integrato, é sia formalmente che concretamente un'Europa delle nazioni sovrane. Se sono d'accordo su un tema, allora questo é trattato in termini di politica europea. Se non lo sono - e ciascuna può mettere il veto- allora no. Su quante materie si sono trovati d'accordo finora per attuare una "politica europea"? Pochissimi (summit mondiale sull'ambiente a Kobe, euro in 11 paesi su 15 e minutaglie). Di fatto c'é solo 3/4 di Europa e solo sulla moneta e su alcune regole minime di mercato unico. Per il resto ciascuno opera in base al proprio esclusivo interesse nazionale, spesso in competizione aspra con quello dei vicini.

Le nazioni sanno che dovranno collaborare sempre di più nel futuro in quanto l'unione monetaria ed il mercato unico renderanno condivisi i reciproci destini. Ma, attenzione, ciò non implica la formazione automatica di un'"Unione politica" vera e propria (fusione tra nazioni). Richiede solo, nel modello di "più di un'alleanza, ma meno di un'unione" la formazione di un condominio. E per farlo funzionare ci vuole una maggioranza delle quote. Questa é nelle mani di Francia e Germania, unite in un'alleanza bilaterale esclusiva dal 1963. Al piano sotto c'é l'Italia in competizione con la Spagna per il terzo posto. La Gran Bretagna, fuori dall'euro, comunque gioca come secondo potere. In sintesi, il condominio europeo, a livello di attico, é guidato da Germania, Francia ed Inghilterra. Come? Se queste tre nazioni sono d'accordo su una politica specifica é molto difficile che le altre possano opporsi. E qualora lo facessere gli altri se ne infischierebberoo. Nel negoziato sul presidente della Banca centrale europea, nel maggio 98, si trovarono nella stanza Blair, Chirac e Kohl (più Tietmayer e Duisenberg). Gli altri fuori ad aspettare. Nel settembre 1996 Francia e Germania decisero su base bilaterale, senza avvertire gli altri, che la moneta unica si sarebbe fatta definitivamente. Giusto per darvi un'idea. L'"ordine europeo" é di tipo gerarchico, pur morbido. Sono decenni che funziona così e nel futuro andrà avanti allo stesso modo, con solo il problema di un aggiustamento delle relazioni tra Francia e Germania, dove la seconda vuole essere più chiaramente potere unico europeo, e dell'inserimento dell'Inghilterra affinché il vertice del condomino diventi triarchico da diarchico.

Ciascuno dei tre poteri europei cerca di assumere il primato in qualche settore in modo tale che alla fine gli interessi nazionali prevalenti di ciascuno siano tutelati da un primato di fatto. E il gioco avviene per coppie. Per esempio, le borse di Londra e Francoforte si sono unite lasciando fuori quella di Parigi. Sul piano finanziario il dominio é anglo-tedesco. Le industrie aerospaziali tedesca ed inglese si sono alleate prendendo di fatto la maggioranza del consorzio Airbus a scapito dei francesi. Questi hanno reagito velocemente stringendo un accordo bilaterale esclusivo con gli inglesi per la collaborazione in materia di armamenti nucleari e per gli interventi militari fuori area. Sul piano industriale-militare ci sarà un dominio condiviso a tre. Alla fine, nella triade di comando europeo ciascuno avrà interessi incrociati con un altro ed aumenterà il grado di cooperazione. Ma ciò avverrà in base ad un sofisticato gioco di bilanciamento dei poteri e degli interessi nazionali e non in nome di una astratta unità europea. Questa ci sarà di fatto nei settori convenienti a tutti e tre (unità senza unione). Non ci sarà in quelli dove l'accordo tra i tre interessi nazionali non sarà stato ancora raggiunto.

L'Europa funziona così. Per questo non sono affatto sorprendenti le diverse posizioni nazionali in materia di sicurezza. In tale area, infatti, nonostante l'aumento di convergenza industriale-militare, l'accordo politico-strategico ancora non c'é tra inglesi francesi e tedeschi. Ma non é importante perché comunque se c'é qualche problema grosso da risolvere in giro per il mondo ci pensano gli americani. E noi italiani cosa facciamo? Esercitazioni militari con i portoghesi e pattugliamenti in Albania.

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1998-12-19

19/12/1998

Più di un'alleanza, ma molto meno di un'unione

Molti sono colpiti dall'inconsistenza degli europei in materia di politiche di sicurezza internazionale. Nel caso dei recenti bombardamenti anglo-statunitensi contro l'Irak, ogni paese ha tenuto una posizione diversa dall'altro. Gli inglesi alleati stretti con gli americani. I francesi fortemente contrari. La Germania a metà: sostegno tiepido all'azione anglo-americana (il cancelliere Schroeder), bisogna smettere i bombardamenti pur l'Irak meritandoseli (il ministro degli esteri Fischer). Analogamente ambigua, ma un po' più contraria, l'Italia. Un po' più dignitoso é stato Aznar che, essendo spagnolo il Segretario generale della Nato, ha dichiarato senza troppi distinguo l'appoggio, pur tiepido, a Washington.

In realtà non c'é alcuno motivo di sopresa per tale frammentazione. L'Europa é certamente "più di un'alleanza", in quanto le nazioni hanno accettato il principio di "sovranità condivisa" per alcuni settori (la moneta é quello più importante), ma é "molto meno di un'Unione" perché le nazioni stesse restano sostanzialmente sovrane sul piano interno ed in materia di politica internazionale. Infatti l'Europa, nonostante la retorica - stranamente diffusa solo nel nostro paese - che la definisce come uno Stato integrato, é sia formalmente che concretamente un'Europa delle nazioni sovrane. Se sono d'accordo su un tema, allora questo é trattato in termini di politica europea. Se non lo sono - e ciascuna può mettere il veto- allora no. Su quante materie si sono trovati d'accordo finora per attuare una "politica europea"? Pochissimi (summit mondiale sull'ambiente a Kobe, euro in 11 paesi su 15 e minutaglie). Di fatto c'é solo 3/4 di Europa e solo sulla moneta e su alcune regole minime di mercato unico. Per il resto ciascuno opera in base al proprio esclusivo interesse nazionale, spesso in competizione aspra con quello dei vicini.

Le nazioni sanno che dovranno collaborare sempre di più nel futuro in quanto l'unione monetaria ed il mercato unico renderanno condivisi i reciproci destini. Ma, attenzione, ciò non implica la formazione automatica di un'"Unione politica" vera e propria (fusione tra nazioni). Richiede solo, nel modello di "più di un'alleanza, ma meno di un'unione" la formazione di un condominio. E per farlo funzionare ci vuole una maggioranza delle quote. Questa é nelle mani di Francia e Germania, unite in un'alleanza bilaterale esclusiva dal 1963. Al piano sotto c'é l'Italia in competizione con la Spagna per il terzo posto. La Gran Bretagna, fuori dall'euro, comunque gioca come secondo potere. In sintesi, il condominio europeo, a livello di attico, é guidato da Germania, Francia ed Inghilterra. Come? Se queste tre nazioni sono d'accordo su una politica specifica é molto difficile che le altre possano opporsi. E qualora lo facessere gli altri se ne infischierebberoo. Nel negoziato sul presidente della Banca centrale europea, nel maggio 98, si trovarono nella stanza Blair, Chirac e Kohl (più Tietmayer e Duisenberg). Gli altri fuori ad aspettare. Nel settembre 1996 Francia e Germania decisero su base bilaterale, senza avvertire gli altri, che la moneta unica si sarebbe fatta definitivamente. Giusto per darvi un'idea. L'"ordine europeo" é di tipo gerarchico, pur morbido. Sono decenni che funziona così e nel futuro andrà avanti allo stesso modo, con solo il problema di un aggiustamento delle relazioni tra Francia e Germania, dove la seconda vuole essere più chiaramente potere unico europeo, e dell'inserimento dell'Inghilterra affinché il vertice del condomino diventi triarchico da diarchico.

Ciascuno dei tre poteri europei cerca di assumere il primato in qualche settore in modo tale che alla fine gli interessi nazionali prevalenti di ciascuno siano tutelati da un primato di fatto. E il gioco avviene per coppie. Per esempio, le borse di Londra e Francoforte si sono unite lasciando fuori quella di Parigi. Sul piano finanziario il dominio é anglo-tedesco. Le industrie aerospaziali tedesca ed inglese si sono alleate prendendo di fatto la maggioranza del consorzio Airbus a scapito dei francesi. Questi hanno reagito velocemente stringendo un accordo bilaterale esclusivo con gli inglesi per la collaborazione in materia di armamenti nucleari e per gli interventi militari fuori area. Sul piano industriale-militare ci sarà un dominio condiviso a tre. Alla fine, nella triade di comando europeo ciascuno avrà interessi incrociati con un altro ed aumenterà il grado di cooperazione. Ma ciò avverrà in base ad un sofisticato gioco di bilanciamento dei poteri e degli interessi nazionali e non in nome di una astratta unità europea. Questa ci sarà di fatto nei settori convenienti a tutti e tre (unità senza unione). Non ci sarà in quelli dove l'accordo tra i tre interessi nazionali non sarà stato ancora raggiunto.

L'Europa funziona così. Per questo non sono affatto sorprendenti le diverse posizioni nazionali in materia di sicurezza. In tale area, infatti, nonostante l'aumento di convergenza industriale-militare, l'accordo politico-strategico ancora non c'é tra inglesi francesi e tedeschi. Ma non é importante perché comunque se c'é qualche problema grosso da risolvere in giro per il mondo ci pensano gli americani. E noi italiani cosa facciamo? Esercitazioni militari con i portoghesi e pattugliamenti in Albania.

(c) 1998 Carlo Pelanda
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