Forse la crisi globale avrà un impatto minore di quello atteso. Qualche settimana fa le previsioni erano tempestose per quattro aree cruciali dell'economia planetaria. Il Giappone era dato in piena recessione per il 1999 con una aspettativa di caduta del Pil attorno al 2,5%. Si temeva la svalutazione della moneta brasiliana e l'innesco di una crisi recessiva con riverberi in Argentina e nel resto dell'America Latina. Il rallentamento della robustissima economia statunitense appariva troppo veloce e molti hanno previsto una stagnazione-recessione nei primi mesi del prossimo anno. Caduta della domanda mondiale ed euro troppo alto sulle altre monete hanno fatto prevedere all'Ocse, pochi giorni fa, una stagnazione con rischio di recessione nei paesi europei, per altro già provati da un'economia a sviluppo minimo e soffocato dalle alte tasse, rigidità del mercato del lavoro ed alto costo di quest'ultimo. Scenario nero.

Ma negli ultimi giorni i dati hanno mostrato uno schiarimento. Il Brasile sta riuscendo a stabilizzare il suo sistema finanziario interno compromesso da un indebitamento enorme. Il rieletto presidente Cardoso riuscirà a contenere il deficit di bilancio entro il 3%-4%, finanziabile senza grossi problemi. La Banca centrale brasiliana, pertanto, potrà far scendere i tassi schizzati alle stelle - oltre il 30%- per difendere la valuta. E più questo accadrà più si allontanerà il rischio recessivo in quanto il costo del credito all'industria diminuirà e la liquidità tornerà ad irrrorare il corpo di questo paese emergente che é l'ottava economia mondiale. Molto importante, per riportare la fiducia nel sistema finanziario mondiale, é il fatto che il Brasile probabilmente non dovrà utilizzare i 42 miliardi di dollari resi disponibili dal Fondo monetario internazionale per interventi d'emergenza. Potrebbe farcela con i propri mezzi. E dati recentissimi (stime dal sistema bancario privato) mostrano che il real brasiliano non risulta troppo sopravalutato e che la sua perdita di valore potrebbe essere limitata al 7,5% o perfino invertirsi. Ciò significa che la crisi non solo é contenuta, ma ci potrebbe essere una ripresa ravvicinata.

In Giappone é tornato improvvisamente l'ottimismo dopo anni di pessimismo alle prese con una recessione che sembrava intrattabile. La crisi bancaria é stata risolta grazie ad un intervento governativo che reso disponibili circa 800mila miliardi di lire equivalenti per coprirne i debiti non ripagabili. Il recentissimo pacchetto di misure stimolative per l'economia, dopo i tanti che non hanno smosso nulla, ha finalmente dato una scossa al sistema. Anche perché si sono decisi a tagliare tasse importanti e non solo ad aumentare la spesa pubblica. Soprattuttto é migliorato il clima politico. I partiti che litigavano su tutto sembrano essere d'accordo sulle misure di rilancio. Comunque l'entità del surplus commerciale del 1998, lo yen svalutato ha favorito le esportazioni, é superiore alle attese. In sintesi, é probabile che in Giappone il motore economico ricominci a girare prima del previsto e che ciò aumenti le importazioni dagli altri paesi asiatici ancora in crisi, permettendo loro di accorciarla.

Negli Stati Uniti c'era il timore di una caduta a picco dei consumi e dei profitti delle impree globalizzate quotate in Borsa. Invece l'impatto é stato molto minore. Va detto che una buona parte della tenuta é solo psicologica in quanto i dati reali sono in effetti peggiorati. Ma l'ottimismo non é aria. E' moneta. La buona gestione da parte dell'autorità monetaria statunitense (il ribasso tempestivo dei tassi) l'ha tenuto elevato mantenendo altrettanto alti (perfino sopravalutati) gli andamenti borsistici (l'indice Dow Jones é tornato sopra quota 9000 come nella primavera scorsa quando la crescita era scoppiettante).

L'Europa é l'area che resta più grigia. Ma il miglioramento delle condizioni globali dovrebbe mantenere sostenute almeno le attività esportative e quindi far restare il continente nella stagnazione in cui é da anni, per motivi di modello interno come detto sopra, ma senza incorrere in una recessione grave. Molto dipenderà dal lancio dell'euro. Se questo si trovasse troppo alto su dollaro e yen allora le merci prodotte con costi in euromoneta perderebbero competitività e sarebbero guai anche in uno scenario di ripresa dell'economia mondiale complessiva.

Comunque la prospettiva di una grande depressione mondiale sembra tramontata. Questa spennellata non é accademica. Le piccole e medie imprese italiane sono in gran parte globalizzate, specialmente nel cosiddetto Nordest, e quindi molto dipendenti dalla congiuntura planetaria complessiva e non solo da quello che succede nella piccolissima Italia e piccola Europa. Per queste aziende lo scenario sta migliorando velocemente, al punto da giustificare il ritorno dell'ottimismo perso nei mesi passati. Quanto e quando? Lo scenario positivo non é del tutto consolidato ed é ancora aperto ad improvvise brutte sorprese. Ma, dovendo scommettere, dai dati sopra citati si può prevedere che la crescita mondiale riprenderà con forza già nella primavera del 1999.

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Ma negli ultimi giorni i dati hanno mostrato uno schiarimento. Il Brasile sta riuscendo a stabilizzare il suo sistema finanziario interno compromesso da un indebitamento enorme. Il rieletto presidente Cardoso riuscirà a contenere il deficit di bilancio entro il 3%-4%, finanziabile senza grossi problemi. La Banca centrale brasiliana, pertanto, potrà far scendere i tassi schizzati alle stelle - oltre il 30%- per difendere la valuta. E più questo accadrà più si allontanerà il rischio recessivo in quanto il costo del credito all'industria diminuirà e la liquidità tornerà ad irrrorare il corpo di questo paese emergente che é l'ottava economia mondiale. Molto importante, per riportare la fiducia nel sistema finanziario mondiale, é il fatto che il Brasile probabilmente non dovrà utilizzare i 42 miliardi di dollari resi disponibili dal Fondo monetario internazionale per interventi d'emergenza. Potrebbe farcela con i propri mezzi. E dati recentissimi (stime dal sistema bancario privato) mostrano che il real brasiliano non risulta troppo sopravalutato e che la sua perdita di valore potrebbe essere limitata al 7,5% o perfino invertirsi. Ciò significa che la crisi non solo é contenuta, ma ci potrebbe essere una ripresa ravvicinata.

In Giappone é tornato improvvisamente l'ottimismo dopo anni di pessimismo alle prese con una recessione che sembrava intrattabile. La crisi bancaria é stata risolta grazie ad un intervento governativo che reso disponibili circa 800mila miliardi di lire equivalenti per coprirne i debiti non ripagabili. Il recentissimo pacchetto di misure stimolative per l'economia, dopo i tanti che non hanno smosso nulla, ha finalmente dato una scossa al sistema. Anche perché si sono decisi a tagliare tasse importanti e non solo ad aumentare la spesa pubblica. Soprattuttto é migliorato il clima politico. I partiti che litigavano su tutto sembrano essere d'accordo sulle misure di rilancio. Comunque l'entità del surplus commerciale del 1998, lo yen svalutato ha favorito le esportazioni, é superiore alle attese. In sintesi, é probabile che in Giappone il motore economico ricominci a girare prima del previsto e che ciò aumenti le importazioni dagli altri paesi asiatici ancora in crisi, permettendo loro di accorciarla.

Negli Stati Uniti c'era il timore di una caduta a picco dei consumi e dei profitti delle impree globalizzate quotate in Borsa. Invece l'impatto é stato molto minore. Va detto che una buona parte della tenuta é solo psicologica in quanto i dati reali sono in effetti peggiorati. Ma l'ottimismo non é aria. E' moneta. La buona gestione da parte dell'autorità monetaria statunitense (il ribasso tempestivo dei tassi) l'ha tenuto elevato mantenendo altrettanto alti (perfino sopravalutati) gli andamenti borsistici (l'indice Dow Jones é tornato sopra quota 9000 come nella primavera scorsa quando la crescita era scoppiettante).

L'Europa é l'area che resta più grigia. Ma il miglioramento delle condizioni globali dovrebbe mantenere sostenute almeno le attività esportative e quindi far restare il continente nella stagnazione in cui é da anni, per motivi di modello interno come detto sopra, ma senza incorrere in una recessione grave. Molto dipenderà dal lancio dell'euro. Se questo si trovasse troppo alto su dollaro e yen allora le merci prodotte con costi in euromoneta perderebbero competitività e sarebbero guai anche in uno scenario di ripresa dell'economia mondiale complessiva.

Comunque la prospettiva di una grande depressione mondiale sembra tramontata. Questa spennellata non é accademica. Le piccole e medie imprese italiane sono in gran parte globalizzate, specialmente nel cosiddetto Nordest, e quindi molto dipendenti dalla congiuntura planetaria complessiva e non solo da quello che succede nella piccolissima Italia e piccola Europa. Per queste aziende lo scenario sta migliorando velocemente, al punto da giustificare il ritorno dell'ottimismo perso nei mesi passati. Quanto e quando? Lo scenario positivo non é del tutto consolidato ed é ancora aperto ad improvvise brutte sorprese. Ma, dovendo scommettere, dai dati sopra citati si può prevedere che la crescita mondiale riprenderà con forza già nella primavera del 1999.

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Ma negli ultimi giorni i dati hanno mostrato uno schiarimento. Il Brasile sta riuscendo a stabilizzare il suo sistema finanziario interno compromesso da un indebitamento enorme. Il rieletto presidente Cardoso riuscirà a contenere il deficit di bilancio entro il 3%-4%, finanziabile senza grossi problemi. La Banca centrale brasiliana, pertanto, potrà far scendere i tassi schizzati alle stelle - oltre il 30%- per difendere la valuta. E più questo accadrà più si allontanerà il rischio recessivo in quanto il costo del credito all'industria diminuirà e la liquidità tornerà ad irrrorare il corpo di questo paese emergente che é l'ottava economia mondiale. Molto importante, per riportare la fiducia nel sistema finanziario mondiale, é il fatto che il Brasile probabilmente non dovrà utilizzare i 42 miliardi di dollari resi disponibili dal Fondo monetario internazionale per interventi d'emergenza. Potrebbe farcela con i propri mezzi. E dati recentissimi (stime dal sistema bancario privato) mostrano che il real brasiliano non risulta troppo sopravalutato e che la sua perdita di valore potrebbe essere limitata al 7,5% o perfino invertirsi. Ciò significa che la crisi non solo é contenuta, ma ci potrebbe essere una ripresa ravvicinata.

In Giappone é tornato improvvisamente l'ottimismo dopo anni di pessimismo alle prese con una recessione che sembrava intrattabile. La crisi bancaria é stata risolta grazie ad un intervento governativo che reso disponibili circa 800mila miliardi di lire equivalenti per coprirne i debiti non ripagabili. Il recentissimo pacchetto di misure stimolative per l'economia, dopo i tanti che non hanno smosso nulla, ha finalmente dato una scossa al sistema. Anche perché si sono decisi a tagliare tasse importanti e non solo ad aumentare la spesa pubblica. Soprattuttto é migliorato il clima politico. I partiti che litigavano su tutto sembrano essere d'accordo sulle misure di rilancio. Comunque l'entità del surplus commerciale del 1998, lo yen svalutato ha favorito le esportazioni, é superiore alle attese. In sintesi, é probabile che in Giappone il motore economico ricominci a girare prima del previsto e che ciò aumenti le importazioni dagli altri paesi asiatici ancora in crisi, permettendo loro di accorciarla.

Negli Stati Uniti c'era il timore di una caduta a picco dei consumi e dei profitti delle impree globalizzate quotate in Borsa. Invece l'impatto é stato molto minore. Va detto che una buona parte della tenuta é solo psicologica in quanto i dati reali sono in effetti peggiorati. Ma l'ottimismo non é aria. E' moneta. La buona gestione da parte dell'autorità monetaria statunitense (il ribasso tempestivo dei tassi) l'ha tenuto elevato mantenendo altrettanto alti (perfino sopravalutati) gli andamenti borsistici (l'indice Dow Jones é tornato sopra quota 9000 come nella primavera scorsa quando la crescita era scoppiettante).

L'Europa é l'area che resta più grigia. Ma il miglioramento delle condizioni globali dovrebbe mantenere sostenute almeno le attività esportative e quindi far restare il continente nella stagnazione in cui é da anni, per motivi di modello interno come detto sopra, ma senza incorrere in una recessione grave. Molto dipenderà dal lancio dell'euro. Se questo si trovasse troppo alto su dollaro e yen allora le merci prodotte con costi in euromoneta perderebbero competitività e sarebbero guai anche in uno scenario di ripresa dell'economia mondiale complessiva.

Comunque la prospettiva di una grande depressione mondiale sembra tramontata. Questa spennellata non é accademica. Le piccole e medie imprese italiane sono in gran parte globalizzate, specialmente nel cosiddetto Nordest, e quindi molto dipendenti dalla congiuntura planetaria complessiva e non solo da quello che succede nella piccolissima Italia e piccola Europa. Per queste aziende lo scenario sta migliorando velocemente, al punto da giustificare il ritorno dell'ottimismo perso nei mesi passati. Quanto e quando? Lo scenario positivo non é del tutto consolidato ed é ancora aperto ad improvvise brutte sorprese. Ma, dovendo scommettere, dai dati sopra citati si può prevedere che la crescita mondiale riprenderà con forza già nella primavera del 1999.

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L' Arena

1998-11-20

20/11/1998

Torna l'ottimismo nel mercato globale ed è una notizia importante per le imprese del Nordest

Forse la crisi globale avrà un impatto minore di quello atteso. Qualche settimana fa le previsioni erano tempestose per quattro aree cruciali dell'economia planetaria. Il Giappone era dato in piena recessione per il 1999 con una aspettativa di caduta del Pil attorno al 2,5%. Si temeva la svalutazione della moneta brasiliana e l'innesco di una crisi recessiva con riverberi in Argentina e nel resto dell'America Latina. Il rallentamento della robustissima economia statunitense appariva troppo veloce e molti hanno previsto una stagnazione-recessione nei primi mesi del prossimo anno. Caduta della domanda mondiale ed euro troppo alto sulle altre monete hanno fatto prevedere all'Ocse, pochi giorni fa, una stagnazione con rischio di recessione nei paesi europei, per altro già provati da un'economia a sviluppo minimo e soffocato dalle alte tasse, rigidità del mercato del lavoro ed alto costo di quest'ultimo. Scenario nero.

Ma negli ultimi giorni i dati hanno mostrato uno schiarimento. Il Brasile sta riuscendo a stabilizzare il suo sistema finanziario interno compromesso da un indebitamento enorme. Il rieletto presidente Cardoso riuscirà a contenere il deficit di bilancio entro il 3%-4%, finanziabile senza grossi problemi. La Banca centrale brasiliana, pertanto, potrà far scendere i tassi schizzati alle stelle - oltre il 30%- per difendere la valuta. E più questo accadrà più si allontanerà il rischio recessivo in quanto il costo del credito all'industria diminuirà e la liquidità tornerà ad irrrorare il corpo di questo paese emergente che é l'ottava economia mondiale. Molto importante, per riportare la fiducia nel sistema finanziario mondiale, é il fatto che il Brasile probabilmente non dovrà utilizzare i 42 miliardi di dollari resi disponibili dal Fondo monetario internazionale per interventi d'emergenza. Potrebbe farcela con i propri mezzi. E dati recentissimi (stime dal sistema bancario privato) mostrano che il real brasiliano non risulta troppo sopravalutato e che la sua perdita di valore potrebbe essere limitata al 7,5% o perfino invertirsi. Ciò significa che la crisi non solo é contenuta, ma ci potrebbe essere una ripresa ravvicinata.

In Giappone é tornato improvvisamente l'ottimismo dopo anni di pessimismo alle prese con una recessione che sembrava intrattabile. La crisi bancaria é stata risolta grazie ad un intervento governativo che reso disponibili circa 800mila miliardi di lire equivalenti per coprirne i debiti non ripagabili. Il recentissimo pacchetto di misure stimolative per l'economia, dopo i tanti che non hanno smosso nulla, ha finalmente dato una scossa al sistema. Anche perché si sono decisi a tagliare tasse importanti e non solo ad aumentare la spesa pubblica. Soprattuttto é migliorato il clima politico. I partiti che litigavano su tutto sembrano essere d'accordo sulle misure di rilancio. Comunque l'entità del surplus commerciale del 1998, lo yen svalutato ha favorito le esportazioni, é superiore alle attese. In sintesi, é probabile che in Giappone il motore economico ricominci a girare prima del previsto e che ciò aumenti le importazioni dagli altri paesi asiatici ancora in crisi, permettendo loro di accorciarla.

Negli Stati Uniti c'era il timore di una caduta a picco dei consumi e dei profitti delle impree globalizzate quotate in Borsa. Invece l'impatto é stato molto minore. Va detto che una buona parte della tenuta é solo psicologica in quanto i dati reali sono in effetti peggiorati. Ma l'ottimismo non é aria. E' moneta. La buona gestione da parte dell'autorità monetaria statunitense (il ribasso tempestivo dei tassi) l'ha tenuto elevato mantenendo altrettanto alti (perfino sopravalutati) gli andamenti borsistici (l'indice Dow Jones é tornato sopra quota 9000 come nella primavera scorsa quando la crescita era scoppiettante).

L'Europa é l'area che resta più grigia. Ma il miglioramento delle condizioni globali dovrebbe mantenere sostenute almeno le attività esportative e quindi far restare il continente nella stagnazione in cui é da anni, per motivi di modello interno come detto sopra, ma senza incorrere in una recessione grave. Molto dipenderà dal lancio dell'euro. Se questo si trovasse troppo alto su dollaro e yen allora le merci prodotte con costi in euromoneta perderebbero competitività e sarebbero guai anche in uno scenario di ripresa dell'economia mondiale complessiva.

Comunque la prospettiva di una grande depressione mondiale sembra tramontata. Questa spennellata non é accademica. Le piccole e medie imprese italiane sono in gran parte globalizzate, specialmente nel cosiddetto Nordest, e quindi molto dipendenti dalla congiuntura planetaria complessiva e non solo da quello che succede nella piccolissima Italia e piccola Europa. Per queste aziende lo scenario sta migliorando velocemente, al punto da giustificare il ritorno dell'ottimismo perso nei mesi passati. Quanto e quando? Lo scenario positivo non é del tutto consolidato ed é ancora aperto ad improvvise brutte sorprese. Ma, dovendo scommettere, dai dati sopra citati si può prevedere che la crescita mondiale riprenderà con forza già nella primavera del 1999.

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