E' del tutto sorprendente ed inquietante il conflitto tra Francia e Germania per la nomina del presidente della Banca centrale europea. Non é una buona carta di presentazione per la credibilità dell'istituto che dovrà lanciare, gestire e rendere stabile l'euro. E ciò che sorprende ed inquieta é il fatto che i governi non tengano in conto i requisiti di costruzione della fiducia di una istituzione che é un oggetto assolutamente nuovo nella storia e che nasce in una situazione in cui il mercato trova più motivi di perplessità che di rassicurazione. La questione é importante. Se il mercato finanziario ritiene non credibile preventivamente l'eurobanca, allora per questa il lavoro di lancio dell'euro sarà più difficile. Concretamente, ciò significa che la Banca centrale europea dovrà difendere la credibilità dell'euromoneta alzando i tassi più di quello che sarebbe necessario (a danno dell'economia reale) e/o vendere più dollari (a danno della stabilità finanziaria mondiale). Non é, quindi, cosa di poco conto l'attenzione sulla creazione di una credibilità preventiva.

Il raggiungimento di questa ha già di per se difficoltà oggettive. E' la prima volta nella storia che si fonda una banca centrale senza che vi sia un governo politico corrispondente. Infatti ci sarà a Francoforte la Banca europea (ECB), ma a Bruxelles non vi sarà un governo altrettanto europeo. Sarà sostituito solo da un comitato informale dei governi partecipanti all'euro (Euro-11). Cosa vuol dire? Che la banca, di fatto, opererà come il "governo politico" europeo, sottoposta alle tensioni tipiche di un qualsiasi organo "politico". E tale fatto innervosisce il mercato perché rende opachi i criteri con cui verrà gestita la politica monetaria.

La questione é complicata dal fatto che Francia e Germania hanno due posizioni del tutto contrapposte su questi criteri. Jospin, primo ministro francese, ha dichiarato che l'euromoneta deve essere uno strumento di difesa del "socialismo delle tutele" contro il libero mercato e la globalizzazione. Tradotto, questo vuol dire che punta ad una svalutazione competitiva dell'euro contro il dollaro per favorire le esportazioni di un sistema industriale che non é efficiente per l'ecesso di costi fiscali e di protezionismo sindacale. Ai tedeschi una tale posizione ha fatto venire i capelli ritti. In Germania la cultura della stabilità monetaria é una fede assoluta. Al punto che si preferisce fare disoccupazione piuttosto che una minima percentuale di inflazione (anche se nel 1997 e 98 la Bundesbank ha fatto silenziosamente slittare il marco in modo da tenerlo basso sul dollaro e così aiutare l'export del sistema tedesco in crisi di efficienza industriale). In sintesi é un conflitto non facilmente mediabile.

Chi vincerà? Certamente la Germania. Ha il peso sufficiente per imporre la sua cultura di politica monetaria. Inoltre é ovvio che un euro "alla francese" sarebbe poco stabile e ciò costringerebbe comunque a consolidarlo, successivamente, con un metodo alla tedesca. Quindi non c'é da preoccuparsi oltre misura. Resta tuttavia il fatto che la soluzione sarà basata comunque su un compromesso. E questo renderà l'eurobanca un po' meno credibile della Bundesbank. Quindi c'é il rischio che l'euro debba presentarsi al mercato con tassi più elevati. E, come detto sopra, questo si traduce in costi pesanti per l'economia reale. E se ciò avviene, l'Italia é il paese che ne soffrirà di più. Un rialzo dei tassi significa aumentare il costo annuale degli interessi sull'enorme debito. Tutti soldi tolti allo sviluppo. Per questo l'interesse nazionale italiano sarebbe quello di una veloce, silenziosa e autorevole soluzione della presidenza della Banca centrale europea nonché di una assoluta garanzia di indipendenza della stessa da strattonamenti politici da quella o altra nazione.

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Il raggiungimento di questa ha già di per se difficoltà oggettive. E' la prima volta nella storia che si fonda una banca centrale senza che vi sia un governo politico corrispondente. Infatti ci sarà a Francoforte la Banca europea (ECB), ma a Bruxelles non vi sarà un governo altrettanto europeo. Sarà sostituito solo da un comitato informale dei governi partecipanti all'euro (Euro-11). Cosa vuol dire? Che la banca, di fatto, opererà come il "governo politico" europeo, sottoposta alle tensioni tipiche di un qualsiasi organo "politico". E tale fatto innervosisce il mercato perché rende opachi i criteri con cui verrà gestita la politica monetaria.

La questione é complicata dal fatto che Francia e Germania hanno due posizioni del tutto contrapposte su questi criteri. Jospin, primo ministro francese, ha dichiarato che l'euromoneta deve essere uno strumento di difesa del "socialismo delle tutele" contro il libero mercato e la globalizzazione. Tradotto, questo vuol dire che punta ad una svalutazione competitiva dell'euro contro il dollaro per favorire le esportazioni di un sistema industriale che non é efficiente per l'ecesso di costi fiscali e di protezionismo sindacale. Ai tedeschi una tale posizione ha fatto venire i capelli ritti. In Germania la cultura della stabilità monetaria é una fede assoluta. Al punto che si preferisce fare disoccupazione piuttosto che una minima percentuale di inflazione (anche se nel 1997 e 98 la Bundesbank ha fatto silenziosamente slittare il marco in modo da tenerlo basso sul dollaro e così aiutare l'export del sistema tedesco in crisi di efficienza industriale). In sintesi é un conflitto non facilmente mediabile.

Chi vincerà? Certamente la Germania. Ha il peso sufficiente per imporre la sua cultura di politica monetaria. Inoltre é ovvio che un euro "alla francese" sarebbe poco stabile e ciò costringerebbe comunque a consolidarlo, successivamente, con un metodo alla tedesca. Quindi non c'é da preoccuparsi oltre misura. Resta tuttavia il fatto che la soluzione sarà basata comunque su un compromesso. E questo renderà l'eurobanca un po' meno credibile della Bundesbank. Quindi c'é il rischio che l'euro debba presentarsi al mercato con tassi più elevati. E, come detto sopra, questo si traduce in costi pesanti per l'economia reale. E se ciò avviene, l'Italia é il paese che ne soffrirà di più. Un rialzo dei tassi significa aumentare il costo annuale degli interessi sull'enorme debito. Tutti soldi tolti allo sviluppo. Per questo l'interesse nazionale italiano sarebbe quello di una veloce, silenziosa e autorevole soluzione della presidenza della Banca centrale europea nonché di una assoluta garanzia di indipendenza della stessa da strattonamenti politici da quella o altra nazione.

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Il raggiungimento di questa ha già di per se difficoltà oggettive. E' la prima volta nella storia che si fonda una banca centrale senza che vi sia un governo politico corrispondente. Infatti ci sarà a Francoforte la Banca europea (ECB), ma a Bruxelles non vi sarà un governo altrettanto europeo. Sarà sostituito solo da un comitato informale dei governi partecipanti all'euro (Euro-11). Cosa vuol dire? Che la banca, di fatto, opererà come il "governo politico" europeo, sottoposta alle tensioni tipiche di un qualsiasi organo "politico". E tale fatto innervosisce il mercato perché rende opachi i criteri con cui verrà gestita la politica monetaria.

La questione é complicata dal fatto che Francia e Germania hanno due posizioni del tutto contrapposte su questi criteri. Jospin, primo ministro francese, ha dichiarato che l'euromoneta deve essere uno strumento di difesa del "socialismo delle tutele" contro il libero mercato e la globalizzazione. Tradotto, questo vuol dire che punta ad una svalutazione competitiva dell'euro contro il dollaro per favorire le esportazioni di un sistema industriale che non é efficiente per l'ecesso di costi fiscali e di protezionismo sindacale. Ai tedeschi una tale posizione ha fatto venire i capelli ritti. In Germania la cultura della stabilità monetaria é una fede assoluta. Al punto che si preferisce fare disoccupazione piuttosto che una minima percentuale di inflazione (anche se nel 1997 e 98 la Bundesbank ha fatto silenziosamente slittare il marco in modo da tenerlo basso sul dollaro e così aiutare l'export del sistema tedesco in crisi di efficienza industriale). In sintesi é un conflitto non facilmente mediabile.

Chi vincerà? Certamente la Germania. Ha il peso sufficiente per imporre la sua cultura di politica monetaria. Inoltre é ovvio che un euro "alla francese" sarebbe poco stabile e ciò costringerebbe comunque a consolidarlo, successivamente, con un metodo alla tedesca. Quindi non c'é da preoccuparsi oltre misura. Resta tuttavia il fatto che la soluzione sarà basata comunque su un compromesso. E questo renderà l'eurobanca un po' meno credibile della Bundesbank. Quindi c'é il rischio che l'euro debba presentarsi al mercato con tassi più elevati. E, come detto sopra, questo si traduce in costi pesanti per l'economia reale. E se ciò avviene, l'Italia é il paese che ne soffrirà di più. Un rialzo dei tassi significa aumentare il costo annuale degli interessi sull'enorme debito. Tutti soldi tolti allo sviluppo. Per questo l'interesse nazionale italiano sarebbe quello di una veloce, silenziosa e autorevole soluzione della presidenza della Banca centrale europea nonché di una assoluta garanzia di indipendenza della stessa da strattonamenti politici da quella o altra nazione.

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L' Arena

1998-4-24

24/4/1998

L'eurobanca comincia male

E' del tutto sorprendente ed inquietante il conflitto tra Francia e Germania per la nomina del presidente della Banca centrale europea. Non é una buona carta di presentazione per la credibilità dell'istituto che dovrà lanciare, gestire e rendere stabile l'euro. E ciò che sorprende ed inquieta é il fatto che i governi non tengano in conto i requisiti di costruzione della fiducia di una istituzione che é un oggetto assolutamente nuovo nella storia e che nasce in una situazione in cui il mercato trova più motivi di perplessità che di rassicurazione. La questione é importante. Se il mercato finanziario ritiene non credibile preventivamente l'eurobanca, allora per questa il lavoro di lancio dell'euro sarà più difficile. Concretamente, ciò significa che la Banca centrale europea dovrà difendere la credibilità dell'euromoneta alzando i tassi più di quello che sarebbe necessario (a danno dell'economia reale) e/o vendere più dollari (a danno della stabilità finanziaria mondiale). Non é, quindi, cosa di poco conto l'attenzione sulla creazione di una credibilità preventiva.

Il raggiungimento di questa ha già di per se difficoltà oggettive. E' la prima volta nella storia che si fonda una banca centrale senza che vi sia un governo politico corrispondente. Infatti ci sarà a Francoforte la Banca europea (ECB), ma a Bruxelles non vi sarà un governo altrettanto europeo. Sarà sostituito solo da un comitato informale dei governi partecipanti all'euro (Euro-11). Cosa vuol dire? Che la banca, di fatto, opererà come il "governo politico" europeo, sottoposta alle tensioni tipiche di un qualsiasi organo "politico". E tale fatto innervosisce il mercato perché rende opachi i criteri con cui verrà gestita la politica monetaria.

La questione é complicata dal fatto che Francia e Germania hanno due posizioni del tutto contrapposte su questi criteri. Jospin, primo ministro francese, ha dichiarato che l'euromoneta deve essere uno strumento di difesa del "socialismo delle tutele" contro il libero mercato e la globalizzazione. Tradotto, questo vuol dire che punta ad una svalutazione competitiva dell'euro contro il dollaro per favorire le esportazioni di un sistema industriale che non é efficiente per l'ecesso di costi fiscali e di protezionismo sindacale. Ai tedeschi una tale posizione ha fatto venire i capelli ritti. In Germania la cultura della stabilità monetaria é una fede assoluta. Al punto che si preferisce fare disoccupazione piuttosto che una minima percentuale di inflazione (anche se nel 1997 e 98 la Bundesbank ha fatto silenziosamente slittare il marco in modo da tenerlo basso sul dollaro e così aiutare l'export del sistema tedesco in crisi di efficienza industriale). In sintesi é un conflitto non facilmente mediabile.

Chi vincerà? Certamente la Germania. Ha il peso sufficiente per imporre la sua cultura di politica monetaria. Inoltre é ovvio che un euro "alla francese" sarebbe poco stabile e ciò costringerebbe comunque a consolidarlo, successivamente, con un metodo alla tedesca. Quindi non c'é da preoccuparsi oltre misura. Resta tuttavia il fatto che la soluzione sarà basata comunque su un compromesso. E questo renderà l'eurobanca un po' meno credibile della Bundesbank. Quindi c'é il rischio che l'euro debba presentarsi al mercato con tassi più elevati. E, come detto sopra, questo si traduce in costi pesanti per l'economia reale. E se ciò avviene, l'Italia é il paese che ne soffrirà di più. Un rialzo dei tassi significa aumentare il costo annuale degli interessi sull'enorme debito. Tutti soldi tolti allo sviluppo. Per questo l'interesse nazionale italiano sarebbe quello di una veloce, silenziosa e autorevole soluzione della presidenza della Banca centrale europea nonché di una assoluta garanzia di indipendenza della stessa da strattonamenti politici da quella o altra nazione.

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